Magazine Venerdì 4 gennaio 1980

mentelocale intervista Carla Signoris

Magazine - Ma come si scrive esattamente “Broncoviz”? Come si pronuncia. Sembra uno sciroppo per la tosse. E vuole sapere l’origine del nome? Carla Signoris quasi non ti lascia il tempo di fare domande: ama il dialogo, più che l’intervista canonica, e lo si capisce subito. Sì, sentiamo l’origine del nome “Broncoviz”. E’ un omaggio a John Landis. Nel suo film Ridere per ridere, un film bellissimo e assurdo che pochi hanno visto, c’è un personaggio che si chiama Samuel L. Bronkovitz, della Bronkovitz Film Production. E’ uno pseudoproduttore cinematografico che produce cose assurde. Torneranno di nuovo insieme i Broncoviz? Non si può sapere, ancora. Maurizio Crozza (che per inciso è pure suo marito) dopo il successo a Mai dire gol calca le scene teatrali; Ugo Dighero, anche lui reduce dal programma della Gialappa’s Band, ha lavorato nella fiction Un medico in famiglia e coperto una parte nel film 500! che uscirà a gennaio. Mauro Pirovano si è visto in molta fiction e negli spot, continua la trafila Carla: Adesso è impegnato nell’Amleto in genovese. Mi dicono che sia divertentissimo: andrò a vederlo al Modena. Chi manca? Marcello Cesena è regista a tutti gli effetti. Ha finito giusto l’altro giorno di girare un film con Diego Abatantuono e Victoria Abril. Tra l’altro il ruolo della Abril sarebbe stato il mio, ma ero in dolce attesa (del secondo figlio, n.d.r.). Magari la prossima volta sarà incinta lei e io girerò un film! A questo proposito, suo marito in scena si espresso chiaramente sull’argomento, comunicando la sua intenzione di dedicarsi al cibo più che ad altri piaceri della vita… Mio marito ha il gusto della battuta, un gusto direi quasi straordinerio.
Domanda banale: lei ha lavorato in teatro, in tv e al cinema. Cosa preferisce? Dopo vent’anni di teatro, il cinema ora rappresenta per me il nuovo amore. Tra l’altro con due bambini è molto più comodo del teatro, perché concentri l’impegno in un paio di mesi. Lo stesso vale per la televisione? Sì, sa com’è, coi bambini…ecco, vede? Parlo solo in funzione dei miei figli! Risata. Mi piace fare un certo tipo di tv. Guardando con Maurizio Avanzi ci dicevamo che quella era tv che ci sarebbe piaciuto fare. Poi vi hanno chiamati. Ti puoi immaginare che gioia, ricorda Carla Signoris, passando finalmente al “tu”. Anche Hollywood Party è stato un programma che mi è piaciuto fare.
Dimmi qualcosa di più della tua carriera teatrale. Cito Giacomo del trio Aldo Giovanni e Giacomo, quando tutti lo conoscevano come Tafazzi (quel personaggio in calzamaglia nera che si percuoteva furiosamente il basso ventre, n.d.r.) “Ho fatto trent’anni di teatro ma sono diventato famoso perché mi do delle mazzate sulle palle!” Allo stesso modo io ho lavorato col Teatro di Genova, assieme ad artisti come Lina Volonghi ed Eros Pagni. Ma difficilmente lo si ricorda o lo si viene a sapere. E’ un difetto dei giornalisti: uno si occupa solo di cinema e magari scrive “promettente attore esordiente” di uno di 58 anni che ne ha fatti 30 di teatro. La tua comicità da dove deriva? Hai dei crediti o dei modelli a cui ti ispiri? Intanto non mi considero un’attrice comica, piuttosto un’attrice brillante. Non penso di far morire dal ridere il pubblico. D’accordo: la tua brillantezza da dove deriva? Ho avuto genitori molto spiritosi, e già questo è un buon inizio. Poi ho frequentato la scuola del Teatro Stabile quando c’erano anche Egisto Marcucci e Marcello Bartoli, dello storico Gruppo della Rocca. E cosa avevano di speciale Marcucci e Bartoli? Avevano un approccio diverso al classico modo di fare teatro, più aperto, meno impostato, tutte cose che il pubblico di oggi dà per scontate, ma che agli inizi degli anni Settanta erano particolari. Cosa pensi di avere da insegnare oggi al Centro della Creatività? Nulla, assolutamente. Non sarà un corso di recitazione. Sarà un incontro nel quale io stessa avrò l’occasione di imparare a stare davanti ad un pubblico che fa domande.

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