Magazine Sabato 5 luglio 2003

Salviamo la Libreria del Giallo

Magazine - Gli appelli per salvare la Libreria del giallo di Milano si rincorrono in rete da un paio di giorni, ed è difficilissimo parlare di questa storia senza enfasi, senza lasciarsi prendere la mano dal mito, dai ricordi, dall’affetto. Per Tecla Dozio, ovviamente, che è la proprietaria della libreria e, per il mondo del noir italiano molto di più. La sua storia e quella della libreria, ormai quasi ventenne, la racconta Tecla su , ma siccome è pudica e deontologica assai, evita di raccontare ciò che la libreria ha rappresentato per gli autori e per i lettori di gialli. Per fortuna lo dice benissimo Marcello Fois, in una lettera accorata diretta ai suoi colleghi, ai lettori, ai critici e per questo la riporterò integralmente:

“Cari amici, vi scrivo per una causa importante: la Libreria del Giallo rischia di chiudere. Semplice e diretto. Soffocata da un atteggiamento da parte di chi gestisce il patrimonio pubblico che non fa differenze tra struttura e struttura e pretende una risposta aziendale anche quando si parla di Cultura. La Libreria del Giallo della Cultura ha fatto la propria bandiera, sostenendo la scrittura, promuovendo gli incontri, diventando uno dei punti focali della rinascita della nuova letteratura italiana. Non sembri enfatico tutto ciò, chi deve molto ad una struttura come quella, e siamo tanti, non sente la fanfara dell'enfasi, ma la necessità di alzare la voce e di contribuire fattivamente. Recenti accordi infatti tra Tecla Dozio e il Comune di Milano hanno sancito un nuovo accordo fra le parti, accordo che tuttavia non cancella il debito pregresso, piuttosto consistente. Su questo debito pregresso vi chiamo ad agire, contribuendo in base alle vostre possibilità e in base al grado di riconoscenza che si deve al un centro come la Libreria del Giallo che è stata la casa di tutti noi. Lì abbiamo trovato appoggio, consigli e spazi. Lì abbiamo potuto sperimentare senza contropartite, se non la disponibilità personale, quel contatto con un pubblico vero, attento, critico. Lì molti di noi sono cresciuti come scrittori e come lettori. Lì abbiamo sperimentato forme di collaborazione e creato eventi. Ora che ci sembra di non aver più bisogno di uno spazio simile è il momento in cui quello spazio ha bisogno di noi. È un dovere non far finta di nulla.
Con riconoscenza Marcello Fois

Potete contribuire attraverso la: BANCA ETICA, Via Santa Tecla, 5 20121 Milano, c/c 109167 abi 05018 cab 01600 causale: contributo Libreria del Giallo".

E già che ci sono aggiungerò il testo integrale della lettera che Barbara Garlaschelli fa seguire all’appello di Fois, un testo meno accorato, altrettanto concreto, che riesce a parlare con grazia di cultura e vil denaro:

“Cari amici, l'appello di Marcello Fois ci invita tutti a salvare la Libreria del Giallo, raccogliendo fondi per pagare il debito accumulato con il comune. È giusto e doveroso e credo che tutti quanti ci mobiliteremo, per quel che è nelle possibilità di ciascuno. Ma una volta pagato il debito, l'impegno a fare vivere la Libreria non deve cessare. E l'unico modo per farla vivere è acquistarne i libri. Perché la Libreria è sì centro propulsivo di cultura, culla di lettori e scrittori, luogo d'incontro, di idee ed eventi, ma è un esercizio commerciale e non può vivere senza guadagnare. Non dimentichiamocelo dopo che il debito sarà saldato. Quindi, soprattutto coloro che abitano a Milano e dintorni, ne pubblicizzino l'esistenza, si facciano "agenti" della Libreria, ACQUISTINO E FACCIANO ACQUISTARE i suoi libri! Lo so che parlare di soldi e cultura farà arricciare il naso a molti e che detto così sembriamo tutti dei piazzisti. Ma se Tecla Dozio provasse a pagare l'affitto mensile con la sua cultura e il suo immenso e innegabile impegno, credo che sappiate dove la manderebbero quelli del comune. Un caro saluto, Barbara Garlaschelli”.

Chi ha letto il testo su Alice, avrà notato che altri hanno già contribuito a tenere in vita la libreria di via Peschiera, primo fra tutti Carlo Lucarelli. E questo è quanto, a parte gli auguri che quel piccolo tempio della cultura più recente e più viva venga valorizzato come merita.

Antonella Viale

di Donald Datti

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