Magazine Giovedì 3 luglio 2003

Delusione...

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Magazine - C'ho creduto veramente... per 8 anni ho pensato che a noi non sarebbe mai capitato, per noi non sarebbe mai finita perché il nostro amore era speciale... io e S. belli, innamorati e complementari, il resto non contava.
Poi un giorno la bella S. mi ha detto: "Me ne vado... ti voglio bene ma non ti amo più, voglio realizzarmi senza di te" e io ho saputo solo risponderle: "Se è quello che desideri, è giusto che tu lo faccia...".
A 35 anni la mia vita è cambiata di 180°...: amore, amicizie, lavoro e passioni, non è facile, mi sento confuso e spaesato. Razionalmente, uno si dice che la vita continua, che il tempo sanerà tutte le ferite e probabilmente è così, ma il trauma rimane, la sensazione che avrebbe potuto essere per sempre, è lì nascosta nei meandri oscuri della mente e si fa sentire.
"Tu l'ami ancora e per sempre... come puoi smettere di amare? O ami o non ami... se non mi ama più, forse non mi ha mai amato veramente? Come è potuto finire tutto in maniera così banale?" ecc...
La maledetta sensazione di avere fallito, di aver mancato il traguardo della felicità per un soffio, di aver perso l'anima gemella, so che è irrazionale, ma è anche vivida e spietata!
Oggi, fortunatamente, mi rendo conto che il tempo è una medicina, anzi "la medicina". Quando mi capita di ripensare a lei non provo più angoscia e disperazione come nei primi tempi, ma solo un po’ di malinconia. E non è una cosa graduale come pensavo. No, semplicemente ti svegli una mattina e ti accorgi di non soffrire più così tanto. O almeno, questo è quello che è capitato a me. Ti accorgi, anche, che puoi vivere senza di lei e che la cosa più importante è riuscire ad amare se stessi, perché senza questa "base" è impossibile costruire qualsiasi cosa... e ti accorgi che lo hai sempre saputo.
Ma...!?!
Ma c'è un però... una sensazione che nemmeno l'accettazione degli eventi che accadono, indipendenti dal nostro volere (come la fine di un amore), riescono ad arginare. La sensazione che qualcosa si sia rotto. Non negli altri, nella società, non nel mondo o nell'universo. No, qualcosa si è rotto in me stesso. Un po' come un atleta che, dopo un grave infortunio, si rende conto che la sua carriera sportiva è terminata. Certo la vita non finisce, però certe cose, da ora in poi, ti sono precluse per sempre. In questo momento, mi sento così, combattuto tra il desiderio di riprovare quelle meravigliose sensazioni che solo l'amare un'altra persona ti dà e quello di non farmi mai più "pestare". Ma, c'è una terza sensazione la più forte: il menefreghismo. Sì l'idea che in fondo non me ne frega nulla. Non mi interessa se amerò ancora o se sarò nuovamente amato, si tratta "soltanto" di emozioni fugaci come lo sono sempre, nel bene e nel male. È difficile spiegare che sensazione sia a parole, e un po' mi spaventa, ho il timore che il menefreghismo non sia altro che una corazza, con il potere di mettere fine alla sofferenza. Non so cosa pensare, per questo volevo il vostro parere: è possibile che una grande delusione pregiudichi la capacità di lasciarsi coinvolgere in storie future con la stessa predisposizione?
Mah, forse l'amore è veramente come un fiore che sboccia, fiorisce, ma poi è destino che appassisca, così da obbligarci a metterci sempre in gioco, con i sentimenti!
CIAO A. Renato

Caro Renato,
naturalmente non esiste una sola risposta per tutti. È vero, c’è chi inaridisce dopo una grave delusione sentimentale. La paura e le difese sono state più forti della capacità di guardarsi dentro, di aprirsi comunque, di concedere un’altra possibilità alla vita, all’amore, ai rapporti umani in generale. La tua lettera mi fa pensare che non sia il tuo caso. Magari non sei pronto per un’altra storia impegnativa, ma voglio credere che il sentimento non sia il solo obiettivo della vita di ciascuno di noi. Voglio credere che ci siano altri valori e anche altri piaceri che si possano coltivare in solitudine oppure insieme agli amici... immagino che qualcuno sarà rimasto con te, no? Credo che tu abbia fatto benissimo a comportarti civilmente con S., a lasciare che segua la sua strada senza opporti, così rimarrai in lei come un buon ricordo, magari venato di nostalgia.
Tornando alla tua domanda, credo che tu appartenga al genere di persone che non inaridiscono, che continuano a credere nei rapporti umani e nella possibilità di amare e essere amati. Credo che il tuo menefreghismo sia una fase di passaggio dal dolore insopportabile all’accettazione della perdita. Magari ti indurirai un pochino, ma questo accade a tutti quelli che subiscono perdite difficili da accettare. Il tempo deve lavorare ancora un po’, tu aiutalo cercando di non perdere le tue qualità e soprattutto di dimenticare l’orgoglio, che è quello che provoca il senso di sconfitta. In amore non serve, almeno se si cerca un rapporto alla pari, di condivisione, senza dinamiche di potere. Spero di esserti stata d’aiuto,

ciao Antonella

di Antonella Viale

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