Magazine Giovedì 3 luglio 2003

L’antica Civiltà dei Ponteggi parte II



In effetti i primi esploratori restarono davvero stupiti dai rudimentali citofoni rinvenuti nei vicoli più scuri. Alcuni, come quello famoso di vico dei Fregoso, rispondevano in una lingua stranissima, mista di tendenze romanze e anglosassoni. Si pensò ad aruspici, àuguri e formule divinatorie, ma poi un studioso di portoricano postmoderno riuscì ad interpretarli come insulti di antichi Ponteggiani svegliati nel sonno della siesta pomeridiana.
La gente cominciava ad aver paura di passare in via del Campo, anche perché, spesso, c’era una strana pioggia di oggetti. Dalle impalcature cadevano spesso chiavi e zuppe inglesi, bulloni, panini al burro, cazzuole e pagine del Secolo XIX.
Qualcuno sosteneva l’esistenza di animali feroci in quella giungla metropolitana: felini randagi, piccioni rapaci, pipistrelli al pomodoro, trofie velenose.

Pensate poi a tutti quei travi, tutte quelle finestre, tutti quei poggioli, a tutto quell’overground da esplorare. Camere da letto, salotti, attici, open spaces, giardini pensili. Una superficie pari a quella delle più famose Pompei e Ercolano e altrettanto misteriosa. Si scoprì pure un tempio, ribattezzata Nostra Signora dei Ponteggi, completamente soppalcato e pieno di opere d’arte, in cui gi antichi Ponteggiani andavano a celebrare i loro riti.
E certamente quella era una civiltà molto opulenta. In alcuni siti gli archeologi rinvennero televisori a schermo piatto, lettori DVD, computer portatili, pellicce, Rolex da polso.
La cosa suscitò grande scalpore. Gli antichi Ponteggiani, avi degli attuali genovesi, non avevano scrupoli in materia di spendere denaro. Probabilmente ciò avvenne in seguito e si creò così il mito del genovese tirchio e avaro. Qualcuno pure scoprì che in alto, sulle cimase in cima ai palazzi, c’erano intere piantagioni di piante tropicali, mango, banane, alberi del pane, non esclusa la marijuana. Si pensò che gli antichi ne conoscessero e ne sfruttassero già le proprietà curative.

Ma la verità sull’antica Civiltà dei Ponteggi è ancora molto lontana. Ci vorranno ancora anni e anni di studi e ricerche e scavi per chiarire le cose.
Finora gli studiosi sono riusciti a scoprire poche cose e le ipotesi e le teorie si succedono veloci, c’è l’incertezza più totale su chi erano davvero gli antichi Ponteggiani. I genovesi, si sa, non sono nuovi a costruire cose “sopraelevate” e rumorose, ma qui hanno proprio superato sé stessi. I primi insediamenti, cioè i primi ponteggi, a detta degli studiosi risalgono a circa 2000 anni dopo Cristo, esattamente al 2001, anno del misterioso avvenimento che, come risulta dai geroglifici rinvenuti sui muri, i Ponteggiani chiamano NO G8. In quel periodo Genova fu sconvolta da un avvenimento di cui si è persa memoria e che in pochissimo tempo fece aumentare la sua popolazione. Si ipotizza un grande evento di tipo religioso, una qualche celebrazione per l’arrivo di qualcuna delle divinità del loro Olimpo. Gli abitanti cominciarono a costruire la città parassita per abbellire ed ornare le loro case, forse per accogliere gli dei nel migliore dei modi. Ma sui ponteggi non sono state trovate tracce evidenti dell’arrivo di questi dei. Si dice anche che quando arrivarono eressero mura altissime per evitare di essere visti dai comuni mortali e che gli abitanti, per salutarli o propiziarseli, appesero dai balconi un imponente stuolo di mutande e reggiseni. Ma successivamente i ponteggi non sparirono. Anzi, la civiltà è cresciuta florida per alcuni anni, e le case dei genovesi continuarono ad essere abbellite, per non dispiacere agli dei ( e agli agenti immobiliari), fino a circa il 2004 dopo Cristo, anno in cui un gran numero dei ponteggi è stato abbattuto da un evento, misterioso anch’esso e di cui si è persa ogni traccia.

Questo è il più grande mistero a cui gli studiosi non sanno dare una risposta. Un po’ come per la sparizione di Atlantide o per le statue dell’isola di Pasqua. Perché questa civiltà scomparve se era così grande e potente? Forse una tempesta, un’epidemia. Alcuni ipotizzano un’invasione da parte di un popolo barbarico, ma di cultura superiore, che decise di spostarsi nell’impero di cui Genova divenne capitale. Niente. Gli studiosi brancolano nel buio.
Chissà cosa successe in quel fatidico 2004 dopo Cristo, a Genova. Ponteggi.

Giacomo Revelli

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