Magazine Giovedì 3 luglio 2003

L’antica Civiltà dei Ponteggi

È stata certamente la scoperta archeologica più importante degli ultimi tempi. Gli studiosi erano increduli. Una intera città proprio sopra un’altra città. Tutto il mondo ne parlò. Tutti parlarono di Genova e dell’antica Civiltà dei Ponteggi.

Come tutte le grandi scoperte anche essa avvenne per caso. Una mattina Ahmed Ben Mahal, muratore algerino, notò che dal balcone della sua stanza non proveniva la stessa luce di sempre. Ahmed abitava in una vecchia casa nei vicoli, di quelle con i muri spessi e i balconi con vista sui muri della casa di fronte. Non c’era mai una gran luce in casa sua, ma una penombra diffusa a cui si era ormai abituato. Solo dalla finestra che si affacciava su via del Campo entrava sempre un raggio di sole. Tranne quella mattina. La cosa lo incuriosì molto. Era settembre e le giornate a Genova sono ancora buone e luminose, a settembre. Corse a dare un’occhiata dal balcone del bagno, dall’altra parte dell’appartamento. Il sole illuminava le case di fronte. Ritornò in camera sua. Non capiva, qualcuno stava oscurando il sole. Aprì il pesante infisso di legno e si trovò davanti qualcosa di davvero incredibile. Un'immensa foresta sembrava cresciuta su via del Campo in pochissimo tempo. E che strana foresta. Sembrava composta di tralicci d’acciaio, tubi innocenti e tavole di legno, tenute insieme da travi imbullonate, cavi elettrici, puntelli di calcestruzzo. Restò davvero stupefatto. Ma chi aveva potuto fare tutto ciò?

La logica non dava spiegazioni. Nessuno aveva mai visto una cosa del genere, era una intera città sopra un’altra città. Ma non esattamente sopra, quasi a fianco, appiccicata, parassita, come una pianta d’edera ad un albero secolare.
La voce si sparse immediatamente. I giornali non parlavano d’altro. Misteriosa scoperta in via del Campo. La foresta d’acciaio. Catacombe al quarto piano. Tutti a Genova accorrevano per vedere quella cosa così strana. Cominciarono ad arrivare giornalisti e fotografi da tutte le parti d’Italia e del mondo. Ma nessuno ancora aveva dato una spiegazione plausibile.
Dalla finestra della casa di Ahmed, muratore algerino, cominciarono così a partire i primi scavi archeologici. Beh, proprio di scavi non si può parlare, visto che si trattava di qualcosa di davvero speciale. Era la prima volta che uno scavo archeologico si svolgeva per aria, sopra la superficie del suolo.

Proprio così. La verità sulla misteriosa Civiltà dei Ponteggi, come fu ribattezzata, si pensava di trovarla sopra il livello della strada e non nel sottosuolo come invece di solito accadeva. Non c’era bisogno di scavare, tutto sarebbe emerso dall’alto, piovuto dal cielo. Era una cosa straordinaria. Una città antichissima cresciuta su un’altra città antica. Tanto straordinaria da mettere in discussione l’intero sapere dell’uomo. Le nostre origini forse, disse qualcuno, sono sopra di noi, non dietro le nostre spalle. La memoria, questa volta, non proviene dal sottosuolo, si pensava. Per conoscere il nostro passato ora dobbiamo rivolgere gli occhi al cielo. Nessuno ci ha mai pensato. Studiare il passato studiando il soffitto. Chissà, chi ci ha preceduto può aver lasciato le sue tracce proprio lassù, tra i tetti con le tegole d’ardesia bollenti di sole, le mansarde, gli ammezzati e le soffitte polverose. Tra l’odore gramo dei gerani antizanzare, il fritto delle Tapas, il vapore speziato del Tajim, il baleno verde delle foglie di basilico. Tutto questo mentre altrove si scavava tra le pietre dei vicoli per installare le fibre ottiche. Era il futuro ad avere i piedi per terra, la storia s volava in alto.

Purtroppo non era solo quella a prendere il volo. La casa di Ahmed cominciò a divenire un via vai continuo di studiosi e luminari di ogni tipo. Paleoetnologi, etnoantropologi, archeoarchitetti, soppalcologi, palafittologi. Pure un reggimento d’alpini. E le case, nella zona compresa tra via Del Campo e via della Maddalena cominciarono ad aumentare di valore, tutti correvano a investire su quelle vecchie pietre che pochi mesi prima non interessavano a nessuno. Al povero Ahmed fu aumentato l’affitto e fu costretto a spostarsi in Spianata Castelletto, dove ormai si poteva vivere con poco.
Poi cominciarono a diffondersi strane leggende sulla Civiltà dei Ponteggi. Si diceva che fosse stata costruita come rifugio dagli antichi Genovesi per proteggersi dalla spazzatura quando l’onnipotente dio AMIU aveva scaricato le sue ire contro la città. O che fosse abitata da strani esseri che ascoltavano salsa e merenghe tutto il giorno o facevano sacrifici umani attorno ad uno stereo acceso con l’ultimo album di Santana.

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