Magazine Mercoledì 2 luglio 2003

Irvine, uno scozzese per Genova

Con la chiusura del di Genova, la poesia ha toccato le viscere, è entrata nelle budella per uscire in un impasto d'umanità perdente: cazzo, merda, fottiti, è di scena . Lo scrittore ha letto pagine di Porno, il suo ultimo libro che riprende dopo dieci anni la storia dei personaggi dell'opera che lo ha rivelato, Trainspotting. Nel frattempo Welsh ha scritto altri cinque romanzi e due opere teatrali: un vero successo.

Ma Welsh cosa c'entra con la poesia? C'entra soprattutto con le parole. Irvine è un grande scorritore di parole inframmezzate di turpiloqui, ma provate ad ascoltarle nella sua lingua originale, uno scozzese frammisto all'inglese più sgangherato; provate a sentire il sincopato ripetitivo del "fucking marks…fuck out… it'so fucking cold…it's fate man fucking fate… Think any of you fuckin simple fools can fucking well stiff"… Pare musica. Musica rock.

Così, quel binomio musica e parole che ha caratterizzato questo nono Festival, alla fine con Welsh trova la quadratura. Insomma epiteti, volgarità e parolacce come rafforzativi e imprecazioni salgono al cielo e alla notte; alle stelle, al giorno come al buio. Allora Genova questa sera, con la lettura di Welsh, diventa Edimburgo, diventa una città bassa, dai pensieri bassi, scopre una lingua del ghetto, di pensieri primitivi.

Scopre una umanità che è pronta per la poesia; si è solo fermata un momento prima: accidenti non è poi così difficile scoprirci poeti. Sì, Irvine ci dice che quelli del basso hanno poche parole per esprimersi e cazzo, merda, fica, fottiti, contengono lo stesso il mondo. Può essere il mondo di una classe operaia che si sta disintegrando; quello di una gioventù senza chiari orizzonti, quella di chi vive il disagio sociale di ricchezze e piccoli lussi sbattuti fuori dalla porta di casa che non contiene più la famiglia ma i "vecchi" quelli che rappresentano solo un passato di "merda". Cazzo e ancora cazzo; una rabbia per dirla tutta. Anche una contentezza, un grido di piacere estremo: cazzo, la vita può essere davvero bella.

Giorgio Boratto

Leggi anche il resoconto della serata di
di Donald Datti

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