Orgoglio italiano con Risi e Albertone - Magazine

Cinema Magazine Mercoledì 2 luglio 2003

Orgoglio italiano con Risi e Albertone

Magazine - Ho provato un certo qual senso di soddisfazione, un piccolo fremito d’orgoglio da cinefila nazional popolare quando, l’amico (non italiano), che avevo portato con me, ha espresso il suo notevole gradimento al termine di “Una vita difficile” (1961), proiettato nella serata inaugurale della sesta edizione del .
In sala, Claudio G. Fava, il suo inseparabile papillon e ben trecento astanti. In collegamento telefonico da Roma, la voce strafottente di Dino Risi. Sullo schermo, Alberto Sordi e Lea Massari, e Silvana Mangano e Vittorio Gassman a fare capolino.
Cosa volere di più dalla vita?

Quest’anno, la rassegna offre circa centoventi proiezioni, comprendenti anche il consueto omaggio a Vittorio Gassman, impreziosito volutamente da pellicole in cui compare anche l’indimenticato Albertone.
La serata d’onore è stata tutta per lui. Risi ne ha tracciato un veloce ricordo, sottolineandone la professionalità, la forza espressiva e la grande capacità di improvvisazione. A questo proposito, ha svelato alcuni segreti circa la realizzazione del film (Leone d’Oro a Venezia) ed alla sua postproduzione: la sceneggiatura di Rodolfo Sonego era una sorta di canovaccio, suscettibile di numerose modifiche in corsa, operate da Sordi con fulminanti improvvisazioni. I rumori di scena e la scarsa qualità degli strumenti di registrazione di presa diretta, inoltre, imponevano agli attori di ridoppiarsi in fase di montaggio: un espediente che ha consentito qui, come in molte altre occasioni, di modificare adeguatamente i dialoghi nel caso questi avessero necessitato variazioni utili allo sviluppo della storia.

Come Fava stesso ha rimarcato, pellicole di tale levatura mantengono tuttora inalterata la propria freschezza e l’impatto emotivo: tali espedienti hanno contribuito non poco a “congelare” e conservare l’affascinante immediatezza dei grandi lavori che hanno fatto la storia del cinema italiano del secondo dopoguerra.
Fava ha poi ricordato come egli stesso, a suo tempo, avesse criticato la scelta di Sordi quale protagonista: troppo legato alla figura cinematografica del fregnacciaro, apolitico nella vita di tutti i giorni, sembrava inadatto a ricoprire il ruolo dell’ex partigiano politicamente attivo negli anni difficili e movimentati del secondo dopoguerra italiano.

A posteriori, si è dovuto ricredere. E l’opinione comune non può che concordare: solo quel viso aperto, quegli occhi mobilissimi e quella figura a tratti allampanata, a tratti estremamente elegante potevano incarnare l’immagine dell’idealista Silvio.
La storia si dipana tra le vicende italiane della resistenza, la liberazione, la nascita della Repubblica, l’avvento del benessere economico: anche e soprattutto per questo la pellicola può essere definita un ritratto d’epoca, partigiano, lucido e affettuoso. Ogni sezione del film è rimarcata da brevi filmati d’epoca, dai cambiamenti estetici della Massari (da montanara a sofisticata donna di città) e dai brani musicali (“Tulli-Tullipan”, “Vola colomba”…) cinguettati dalle grosse radio d’epoca, in un piacevole amarcord che rende meno dolorosa perfino la morsa della fame (fantastiche le sequenze in cui Silvio ed Elena vagano da una trattoria all’altra per poi finire ospiti di una famiglia di monarchici, proprio la notte del referendum, che ha cambiato l’Italia) e l’esperienza carceraria di Silvio.

In casi felicissimi come questi, ora più che mai, si può parlare con orgoglio di commedia all’italiana, tralasciando ogni accento negativo, ed esaltandone piuttosto la genialità caustica e la freschezza.

Teardrop

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