Magazine Venerdì 27 aprile 2018

Happy! di Grant Morrison, l'unicorno blu dal fumetto alla serie su Netflix

Magazine - Ci sono fumetti diventati cult, opere che hanno cambiato il modo di intendere alcuni personaggi e il linguaggio stesso del media, alcuni, pochissimi, sono vere e proprie opere d’arte pop. Tra i migliori in questa speciale classifica, dedicata ai fumetti che possono occupare con pari dignità lo scaffale di una libreria o la teca di un museo di arte contemporanea c’è sicuramente Arkham Asylum. Fumetto che rientra a pieno titolo tra le opere che hanno riscritto Batman, è anche un vero art book sull’opera di Dave McKean. Basta sfogliarlo per coglierne la grandezza.

A scrivere quello che McKean ha disegnato è stata una vera star del fumetto americano, Grant Morrison. Ragazzo scozzese del ‘60, da anni mostra la sua capacità di plasmare personaggi e generi in modo paradigmatico, una capacità che pochi altri hanno. È difficile oggi, ad esempio, parlare di Superman senza prendere in considerazione il suo All Star.

Tutto questo fa sì che, quando un’idea a fumetti di Grant Morrison diventa una serie televisiva sia inevitabile alzare le antenne, inevitabile leggerla, e infine sia alta la curiosità di vedere come l’idea del fumetto – disegnata da Darick Robertson – venga tradotta nel linguaggio televisivo.

Happy! (vers Deluxe – Bao Publishing 128 pp, 18 euro) è un hard-boiled novel, scritto nel 2013, nella quale alle dinamiche classiche di questo genere va ad unirsi una componente surreale che lo rende unico: la presenza in scena, nel ruolo di assurda spalla, di un unicorno alato blu. Nick Sax è un ex poliziotto, un sicario, un balordo che ha pestato i piedi sbagliati e che, dopo una sparatoria, si trova faccia a faccia con l’animale immaginario di una bimba rapita ed in cerca di aiuto.

Forte il rimando ad un classico come Chi ha incastrato Roger Rabbit, il film di Robert Zemeckis del 1988 nel quale un’indagine per omicidio è affidata all’improbabile coppia formata da un poliziotto e un coniglio a cartoni animati decisamente folle.

In Happy! a raccogliere l’ideale testimone lasciato da Bob Hoskins è Christopher Meloni, attore conosciuto per serie come OZ e Law and Order e che in passato ha già prestato i suoi servigi a cine-comics come Man of Steel o al secondo capitolo dedicato alla Sin City dove è il sindaco Frank Miller.

Posta la curiosità per la serie televisiva, che ha esordito su Netflix il 26 aprile 2018, già la versione a fumetti mostra il potenziale mettendo in luce la capacità di Morrison nel saper maneggiare al meglio ritmo e senso dell’umorismo. Passando dal volume alla serie, è facile vedere nell’ambientazione pre-natalizia un rimando al primo Die Hard, anche se, per il ritmo e dialoghi, è più semplice vedere l’assonanza di Happy! con l’Ultimo dei Boyscout, il film di Tony Scott.

Nick Sax, proprio come il Joseph Hallenbeck interpretato da Bruce Willis, è un personaggio al quale è impossibile non affezionarsi, un eroe – un boyscout – al quale la vita ha dato cazzotti solo dove fanno più male, e che nonostante tutto trova sempre la forza di rialzarsi. L’habitat nel quale si muove è quello della mala di Downtown dove imperversa Blu, un mafioso che sarà sua inevitabile contro parte. Quando la sua routine da sicario viene bruscamente interrotta da Happy cambia tutto: priorità e approccio. L’unicorno ha bisogno del migliore – Sax lo era – per salvare la vita ad una bambina.

Stabilito scenario e regole di ingaggio, è la costruzione del rapporto tra i due l’anima del racconto. Happy è una spalla divertente – i due si completano a vicenda – ed è auspicabile che il suo ruolo iconico sia ben reso sullo schermo trasformandolo in una vera star. Il contrasto tra un duro ed un cavallino blu diventa occasione per una lettura che è godibile, nella quale la quantità di violenza è magistralmente alleggerita dalla loro interazione sospesa tra sarcasmo ed ironia.

Tra incontro e finale, che arriva e colpisce con efficacia, i due passano da reciproca diffidenza – i dubbi sull’esistenza di Happy sono controbilanciati dai dubbi del cavallo sulle qualità del suo socio – a una complicità che funziona sia sul piano narrativo che su quello comico.

Una coppia di sbirri che sanno colpire con forza i cattivi, ma con il merito di sapere strappare un sorriso ogni volta che occorre, la migliore garanzia al fatto che Grant Morrison non solo ne sappia, ma sappia anche farlo bene.

di Francesco Cascione

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