Magazine Giovedì 26 aprile 2018

Mio caro serial killer l'ultimo libro di Alicia Giménez‑Bartlett. La recensione

Magazine - Mio caro serial killer (2018 Sellerio, 474 pp, 15 euro) di Alicia Giménez-Bartlett ci porta a Barcellona ai giorni nostri. Proprio quella mattina che Petra Delicado (Policia National), magari per colpa dello specchio che le ha buttato il malocchio, si sente e soprattutto vede, tutti fino a uno, i suoi cinquant’anni. Non le resta perciò, nonostante debba essere in ufficio dopo quaranta minuti, di fregarsene e passarsi, invece, il lusso del relax di un centro estetico. Ma mal gliene incoglie perché, proprio mentre ha la faccia coperta da una corroborante pappetta al tè, il commissario Coronas in persona la chiama dall’ufficio, la convoca e al suo arrivo, con un’ora di ritardo e nonostante che lei accampi la scusa di un’urgente visita medica, la rimbrotta innervosito.

Il problema è che è stata appena trovata una donna barbaramente uccisa a casa sua. E naturalmente lei e il suo fido e inseparabile vice ispettore Fermín Garzón devono correre là. Ma è la polizia autonoma ad aver chiesto la loro collaborazione e, dopo il sopralluogo,  Coronas li informa, nonostante l’evidente malumore di Petra Delicado, che a coordinare le indagini sul delitto sarà il suo parigrado, il trentenne secchione e disciplinato ispettore dei Mossos d’Esquadra, Roberto Fraile, bello, occhi verdi e capelli a spazzola. Per lei la faccenda sarà dura da digerire perché questo caso è un omicidio mostruoso e miserabile che la rimescola tutta dentro in quanto donna. Infatti la vittima, Paulina Armengol, una cinquantacinquenne sola, mai sposata, impieguccio e vitarella, è stata trovata accoltellata all’addome e sfregiata in volto. E prima di andarsene l’assassino ha lasciato sul cadavere martoriato un messaggio di accusa, passione e addio, firmato Demostene.

Le solite mugugnate indagini da tran tran di strada di Petra e Firmin faranno saltare fuori che nell’esistenza di Paulina Armemngol era entrato l’amore, quello che illude e scombina una zitella, come mormorano i maschi facendo imbestialire l’ispettore Dalicado. Ma la storia si ripete, e il giorno dopo, anzi pardon la notte dopo alle quattro, succede di nuovo: una badante trentacinquenne ecuadoriana, ritrovata per strada stavolta anche lei accoltellata all’addome, con il volto devastato e annesso messaggio amoroso. Identiche sia la mano omicida che i particolari.

Non basta, il rituale di sangue e lettere d’amore si ripete in fotocopia ai danni di un’altra vittima. Si allarga l’ombra inquietante di un serial killer. Erano tutte donne sole, pochi o niente amici o parenti, fra loro non si frequentavano, né si conoscevano. Un po’ di battibecchi e frizioni tra l’ispettore Fraile, rigido e pedante e la nostra stracollaudata coppia di sbirri, abituati a lasciarsi trascinare dalle intuizioni, fomentate dai continui bisticci che fioriscono tra birre e saporite tapas della Jarra de Oro, che movimentano la narrazione.

Ma nonostante gli stridori tra due generazioni e due opposti metodi di investigazione e di vita, c’è spazio anche per darsi moralmente e reciprocamente una mano. Alla fine si scoprirà che l’unico possibile legame tra le vittime dello pseudo serial killer erano le agenzie matrimoniali con cui erano entrate in contatto e un preciso particolare ne segnala una, molto riservata. L’inchiesta sembrerebbe a una svolta, purtroppo di questa agenzia non si sa nulla, la sua regola base è segretezza ma Petra e Fermín individuano un nome e annusano un sospetto, un uomo di mezzetà insignificante che non lascia mai tracce. 

I nostri due vecchi amici ed eroi della situazione, Petra e Firmin, hanno una vita domestica serena. I legami con i coniugi Petra/Marcos e Firmin/Beatriz sono solidi e collaudati e i rapporti con i partner molto affiatati. Certo cresce la curiosità dei figli del terzo marito di Petra (spesso in visita) e della loro nonna (appena arrivata), però l’armonia familiare regge e anzi qui ci scappa persino un’utile collaborazione.

Il fatto è che il lavoro sta diventando un inferno. Non dovrebbe essere qualcosa di eccezionale per Petra che è abituata a immergersi nei misteri di quotidianità fatta di risvolti oscuri, però stavolta, per tirare le fila di una matassa di colpevoli e non colpevoli i nostri eroi dovranno cambiare metro di giudizio e metodo. La necessità di trovare il modo per individuare la complessa metodologia adottata e la contorta logica che collega i vari delitti e incastrare l’assassino, obbliga Petra e Firmin a correre e restare fuori casa giorno e notte, con un giovane collega gentile ma un po’ turbato dai loro comportamenti. Poco male, i rapporti fra le due polizie della Catalogna diventano accomodanti, anche perché Roberto Fraile il terzo incomodo (la vera novità della serie), finirà per capire e far capire l’utile piacere della condivisione. In qualche modo, impareranno, a frequentare la Jarra de Oro a mangiare e a sonnecchiare in compagnia. E soprattutto a stimarsi e a lavorare bene insieme. 

di Patrizia Debicke van der Noot

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