Magazine Giovedì 19 aprile 2018

Aqualung: «Una serie con i piedi ben piantati per terra», l'intervista a Jacopo Paliaga

Magazine - French e io abbiamo creato le fondamenta del nostro mondo. Ora è tempo di distruggerle, Jacopo Paliaga.

Ho conosciuto a apprezzato la capacità di scrittura e disegno di Jacopo Paliaga e French Carlomagno in Come Quando Eravamo Piccoli (Ed Bao Publishing, 124 pp, 16 euro), volume uscito per la collana Le città viste dall’alto, la serie cucita su misura da Bao per gli esordienti. Nella storia di Pietro, sceneggiatore in crisi creativa e personale, i due hanno utilizzato in modo esemplare gli elementi caratteristici della commedia romantica trasformandoli in linguaggio, per raccontare del viaggio del protagonista; un ragazzo alla ricerca di se stesso prima che della propria vena creativa.

Ironia, attenzione alle interazioni, tratto pulito e colori caldi, elementi che raccontano molto del lavoro dei due sodali. Nel progetto cross mediale FMVAC-Fottuti Musi Verdi a Chi (Ed Bao Publishing, 128 pp, 17 euro), uscito in contemporanea con esordio su grande schermo di The Jackal, si gioca coi generi – dall’action movie ai film di fantascienza conditi dalla vena ironica del gruppo partenopeo – ottenendo un risultato divertente, che non si limita a rimandare al film, ma lo integra al punto di stare in piedi da solo.

E poi, Aqualung, arrivato alla sua terza stagione (Ed Bao, 224 pp, 19 euro). Le vicende di Coldcase – una tetra località di mare dove non splende mai il sole ma abbondano i mostri che sembra Stranger Things da sempre rappresentano il progetto più ambizioso dei due, il modo migliore per apprezzarne la capacità, e soprattutto un’ottima ragione per tornare a chiacchierare con Jacopo Paliaga.

Nata come serie web – forma che ha mantenuto per le tre stagioni uscite e manterrà per le prossime – non solo è stata il loro biglietto da visita, il campanello con il quale hanno bussato all Bao, ma è anche la lettura da consigliare per cogliere la loro avvenuta maturazione. Aqualung è, tanto per chi la scrive quanto per chi la legge, una sfida avvincente, nel quale al racconto corale, costruito attorno a Holly, si sovrappone una ricca stratificazione temporale, tanto che la chiusura del primo volume annuncia qualcosa che si svela man mano che la lettura procede.

«Più che sfida – racconta Jacopo - direi opportunità. Anche se le varie linee temporali non sono poi così invasive durante la lettura, sono invece fondamentali per la trama: i colpi di scena e le rivelazioni più importanti si rifanno ad avvenimenti passati e futuri. Alla fine del primo volume – conferma - veniamo catapultati un anno dopo lo scontro tra Holly e Philip King, in un preciso momento che verrà letteralmente ripreso in una delle prossime stagioni», un cliffhanger che è anche premessa. «Dal punto di vista narrativo – aggiunge – la vera sfida, quindi, è non tralasciare nessuno dei riferimenti seminati e assicurarsi che tutto fili liscio».

Un racconto corale nel quale a ciascun soggetto è dedicata estrema attenzione con il risultato di ottenere un vero e proprio Olimpo, personaggi che sembrano dei per i poteri donati loro, in continua crescita, e che hanno in Holly il comune denominatore, una ragazza fragile che si scopre mano a mano guerriera e leader, che più si allontana dal padre più diventa solida.

Una metafora molto decisa dell’adolescenza.

«Assolutamente – ammette il creatore -, ed è trascinata da quella che è a tutti gli effetti la tematica principale dell’intera serie: la famiglia. Con Aqualung vogliamo sottolineare come la famiglia non debba per forza essere legata a una discendenza di sangue, ma possa essere scelta. La famiglia sono le persone con cui scegli di stare, che siano queste maschi o femmine, umani o mostri, perché nessuno si merita di rimanere solo per sempre. In questo contesto, Holly può crescere e commettere tutti gli errori di cui ha bisogno per maturare, essendo supportata da molte più persone di quanto avrebbe mai potuto sperare».

Citando dal primo volume, dicono che un uomo solo possa fare la differenza. Forse è la verità. Forse no. Un uomo fa la differenza dal momento in cui prende una decisione. Che sia giusta o sbagliata. Questo per voi è il motore della saga?

«Sono le scelte che definiscono una persona. Ognuno, quotidianamente, si trova davanti a bivi: a volte si tratta di prendere decisioni apparentemente innocue, altre volte sono scelte drastiche». In Aqualung, come nella vita, i protagonisti scelgono, e ciascuna scelta ha conseguenze.

«Con il senno di poi mi sono reso conto che la questione della scelta è presente in quasi tutto ciò che scrivo. Non so perché, a dire il vero, ma intendo scoprirlo. Comunque, la questione delle scelte è ciò che fa girare Aqualung, la scelta è davvero il motore della serie. Le scelte sbagliate di Andy – il pade di Holly - hanno dato il via a un’imprevedibile serie di eventi. Scelte prese in buona fede, sia chiaro, ma che stanno contribuendo a trasformare radicalmente questo personaggio, e molti altri. Scelte da cui – racconta con lo sguardo di chi ha la vista su un universo che ancora non è a portata di mano dei lettori - è sicuramente molto difficile tornare indietro».

Il ritmo serrato proprio delle serie SFI si accompagna ad una lettura che diventa stratificata. Quella che si mostra come un’avventura supereroistica, nasconde anche continui riferimenti al rapporto tra uomo, natura e scienza e alle riflessioni che questo comporta. «Tutto ciò che accade in Aqualung, persino la cosa più strana, ha una spiegazione fantascientifica o pseudo tale. Non esiste il soprannaturale o l’inspiegabile, mai. Tutto ha una ragione di essere è uno dei paletti che mi sono autoimposto, un imperativo necessario perché senza la trama perderebbe di credibilità e sostanza diventando incredibile, vero, ma nell’accezione negativa del termine. La nostra – racconta - è una serie con i piedi ben piantati per terra, dove il mito è riconducibile alla scienza e dove i superpoteri sono, ad esempio, impianti tecnologici incastrati nel petto, l’Aqualung di Holly, o manipolazioni genetiche. I nostri protagonisti vivono di scienza, la sfruttano per cambiare la natura, con tutte le conseguenze – e le riflessioni - del caso».

Aqualung inizia la sua storia narrativa nel 2015 omaggiando molto alla letteratura e al cinema con cui Jacopo e French sono cresciuti, tanto che non è insolito imbattersi in easter eggs che, senza mai essere autoreferenziali, alzano l’attenzione. Un modo che conferma la continua ricerca del linguaggio migliore per rendere fruibile una trama estremamente ricca di contenuti.

«Sono passato da Buffy a Naruto». Racconta Jacopo. «Nell’idea iniziale, Holly nasce per omaggiare la supereroina più ganza di tutte, Buffy Summers (vedi il nome in cinque lettere, la Y finale, i capelli lunghi e biondi…), ma poi il progetto è cresciuto strutturandosi. Pensa - confida - che nell’idea iniziale, Aqualung sarebbe dovuta essere una storia di circa un centinaio di pagine, anche meno. Quindi, tralasciando il fatto che i riferimenti che uno scrittore inserisce nelle proprie storie sono rappresentati al 50% da ciò che vede e al 50% da ciò che vive, e che quindi non so esattamente fino a dove si può parlare di riferimenti e influenze, dal 2015 a oggi ho lavorato moltissimo sul mio modo di scrivere e di raccontare una storia come Aqualung, molto fisica e di lettura veloce. Questo non significa che sia immediata, anzi, è piuttosto ingarbugliata, però la consapevolezza acquisita nel tempo mi ha permesso di fondere insieme i tantissimi dettagli e le numerose trame secondarie con l’immediatezza dello storytelling. Durante la stesura della terza stagione – appena uscita anche in versione variant fluorescente - stavo rileggendo proprio Naruto, un perfetto esempio di fumetto di genere dalla narrazione sempre fresca e facilmente digeribile, ma allo stesso tempo densissima di contenuto. Per quanto mi riguarda, dalla prima alla terza stagione, credo di aver fatto un downgrade a me stesso, accantonando per un momento la sovrastruttura derivante dall’insicurezza iniziale nel creare un progetto ambizioso come Aqualung e ritornando a essere un po’ più istintivo».

Leggere i tre volumi in fila è un modo eccellente per comprendere l’architettura del racconto, ma allo stesso tempo consente di notare quanto ogni scelta, tanto che sia grafica, quanto sia narrativa sia ponderata, a cominciare dalla doppia narrazione, quella on line, sul sito coldcove.com e ovviamente quella canonica su carta, una scelta che arriva anche a mondi di readers diversi. Il lettore web incontra quello analogico, due linguaggi e un diverso modo di interagire con la storia e chi la racconta.

«Per quanto possa apparire scontato, per quanto riguarda la fruizione di Aqualung è differente soltanto l’approccio: dal vivo puoi stringere mani e chiacchierare con i lettori, anche di cose non prettamente attinenti al tuo lavoro, mentre online questo tipo di scambio è molto limitato. Comunque, pur percependo la vicinanza dei lettori on line, non c’è un feedback diretto e forte come quello che si può avere a una presentazione o a una fiera, complice il fatto che essendo Aqualung una serie complessa, con numerosi spunti, spesso i lettori aspettano di incontrarci faccia a faccia per approfondire, e magari – scherza – per insultarmi». 

Chiuso il terzo atto, con un cliffhanger degno di Lost, resta alta l’attenzione sugli sviluppi futuri.

«Su quel che avverrà posso raccontare poco o niente, ovviamente. Intanto posso annunciare che la quarta stagione arriverà nei primi mesi del 2019, che si riallaccerà a sotto trame e dettagli già sotto al naso di tutti, e che soprattutto porterà avanti tutto il discorso di scelte e famiglia di si parlava, e che lo farà nella maniera più imprevedibile possibile».

«French e io abbiamo creato le fondamenta del nostro mondo. Ora è tempo di distruggerle», conclude.

di Francesco Cascione

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