Magazine Sabato 28 giugno 2003

Stand clear, doors closing (parte II)



I due parlottavano a bassa voce e malgrado ostentassero indifferenza, mi era parso che fra loro si profilasse qualche nuvolone all’orizzonte, stando ai loro occasionali sguardi indagatori, che scrutavano all’intorno come per accertarsi che nessuno avesse sentito ciò che si dicevano.
Mancavano ormai solo un paio di minuti all’arrivo del treno quando l’annuvolamento si è trasformato prima in forte precipitazione e poi, per finire, in tempesta furibonda. L’uomo ha iniziato a piangere senza ritegno e tra i singhiozzi le chiedeva ripetutamente di non lasciarlo, di non andarsene. Lei dal canto suo, beh…mai avevo visto la sua espressione da bambina puntigliosa e possibilmente dispettosa rimodellare così marcatamente i tratti del suo viso. Con un’espressione tra lo schifato e il compassionevole, si rivolgeva all’uomo solo per esortarlo a smetterla visto che tutti li guardavano, ma lui non sembrava darsi pace. Anzi ad un certo punto, come avesse trovato al fondo di tutto il suo dolore l’ultimo grammo di rancore di cui era capace, ha iniziato ad insultarla pesantemente apostrofandola con épiteti irripetibili. L’altoparlante annunciava l’arrivo del treno e l’imbarazzo tra noi viaggiatori in attesa cresceva sempre di più per la scena a cui stavamo assistendo. Ad un tratto la diga di apparente indifferenza che lei aveva eretto di fronte alle suppliche prima e agli insulti poi, è crollata miseramente e con grande fragore. Lo scambio tra i due è andato sempre più assumendo il carattere di una rissa verbale tanto che qualcuno si è allontanato per avvertire il personale di Cityrail. La giovane donna infatti ha cominciato a urlare, ribattendo colpo su colpo agli insulti che riceveva. Ma alla grossolanità di lui, contrapponeva argomentazioni molto più fini, chirurgiche, volte a rimarcare determinati aspetti caratteriali dell’uomo, ma non meno devastanti se si considera l’effetto che hanno prodotto.

Il treno stava sopraggiungendo e io mi ero già piegato sulle ginocchia per sollevare da terra la valigetta ventiquattrore che uso per portare al lavoro il gamellino di plastica con la pasta al sugo da riscaldare o il panino con la mortadella, quando la tragedia è deflagrata improvvisa ed inaspettata, come un grosso petardo esploso a distanza troppo ravvicinata. Abbiamo tutti udito lei urlare senza più ritegno, accuse di… scarsa mascolinità e di esasperante edipicità all’indirizzo del suo, apparentemente, ex amante. La reazione di lui è stata altrettanto imprevedibile: si è immobilizzato e sul suo viso, tra le lacrime copiose, è comparso un sorriso dolce, come quello di una bimbo che pensa al suo giocattolo preferito e proprio mentre il Gordon delle 7,50 era a ormai non più di quindici metri e non poteva più arrestarsi, ha spinto la donna giù dalla banchina.
Ho fatto in tempo a mollare la valigetta ed a coprirmi gli occhi, ma mi è rimasto nelle orecchie l’urlo di lei e il tonfo sinistro provocato dal corpo investito dal locomotore.

Danilo Sidari

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