Magazine Giovedì 29 marzo 2018

Il compimento è la pioggia il nuovo romanzo noir di Giorgia Lepore. La recensione

Un dettaglio della copertina

Magazine - «Le nuvole sono una promessa. L'adempimento è la pioggia» (proverbio arabo). «C’è da augurarsi che lei non faccia mai una promessa che debba mantenere», F. Dürrenmatt, La promessa. Due citazioni in esergo, che ben introducono il romanzo.

Quarta pubblicazione per Giorgia Lepore, archeologa e storica dell’arte, che insegna al liceo L. da Vinci e vive a Martina Franca. Autrice di noir e di un notevole romanzo storico d’esordio, L’abitudine al sangue, è ormai conosciuta a livello nazionale e da subito ha ottenuto il plauso della critica. In agosto poi a Viterbo ha meritatamente vinto il premio Romiti.

Il compimento è la pioggia (  E/O 2018; pp 256; Euro 16) è il suo terzo romanzo, pubblicato con E/O, che si affianca a I figli sono pezzi di cuore e ad Angelo che sei il mio custode, una serie noir con ogni volta un nuovo caso con inquietanti risvolti psicologici da sbrogliare, magistralmente vissuta e interpretata dall’ispettore Gerri Esposito. Uomo giovane, buono ma difficile, animo complesso, spesso scorbutico, un solitario che soffre il suo passato e ciò nonostante dotato di un particolare carisma che affascina.

Il compimento è la pioggia, che si svolge in Puglia come i due precedenti, è ambientato in una segreta Bari vecchia, il centro storico fatto di una ragnatela di stradine e vicoli che offrono antiche misteriose suggestioni care a Giorgia Lepore. E proprio in una piccola casa del centro storico il 6 dicembre, la notte di San Nicola, viene trovata morta una ragazza di poco più di vent’anni, Caterina Camarda. Un omicidio efferato, la vittima è stata barbaramente uccisa, il suo cadavere è straziato da diverse coltellate, ma la scena del delitto si complica perché intorno al corpo martoriato sono evidenti le tracce della presenza in quella casa di bambini: giocattoli, biberon, vestiti. I bambini, figli o almeno pare, tuttavia sembrano scomparsi nel nulla. Richiamato in servizio dal suo capo, il dottor Marinetti, in quello che doveva essere un giorno di riposo, arriva sulla scena del delitto l’ispettore Gregorio Esposito, detto Gerri, in contemporanea o quasi con l’ispettrice Sara Coen, con la quale ha un difficile e complicato rapporto affettivo. Per fortuna Gerri scoprirà che i bambini, una femmina di cinque anni, Jennifer, e un maschietto di due, Kevin, si sono rifugiati dentro una cassapanca e quindi non hanno visto con i loro occhi lo scempio operato sulla madre. Ma hanno sentito, sono sotto choc e la bimba, la più grande, continua a dire che papà ha ucciso la mamma.

Tutta la storia, o forse meglio chiamarla tragedia alla maniera dei greci, comincia e finisce nell’arco di pochi giorni, e quindi dal 6 dicembre, dedicato ai festeggiamenti in onore di San Nicola, all’Epifania. Un indagine che sembra facile e invece è difficilissima, piena di trabocchetti che ingannano gli investigatori. Gerri Esposito smonta e rimonta furiosamente i suoi schemi ad albero, in caccia di un bandolo che li porti verso la soluzione. Chi è l’assassino? Il padre dei bambini, uomo bello, viziato, sciupafemmene ma anche losco figuro, che secondo Jennifer ha ucciso? Ma come? Potrebbe essere stato invece l’amante ragioniere che sta per sposarsi e che per ultimo, o almeno pare, ha avuto un rapporto con la vittima? Giancarlo Anteri, il pm milanese so tutto io, appena arrivato a Bari critica il modo di indagare della terza sezione della Squadra Mobile e rischia subito di entrare in frizione con il capo, il dottor Marinetti, ma riesce a montare Sara Coen e cerca di mettere fuori gioco Esposito, perché non vuole complicazioni.

Il contatto diretto con i piccoli orfani e con quel nuovo drammatico caso di infanzia violata costringe Gerri Esposito a tornare indietro nel tempo. A rivivere passo, passo quella sua strana infanzia che deve ricomporre e riconquistare dai suoi ricordi. E nella sua ossessione per arrivare alla verità, di capire, di fare bene le cose, di accollarsi il compito del buon samaritano, sogna il collegio, Adelina e don Mimì, che sono riusciti a crescerlo quasi come un loro replicante. Arrivano giorni freddissimi, in cui la Puglia e il suo capoluogo verranno investiti da un’eccezionale e inconsueta copiosa nevicata che ammanta tutto di bianco, ma che alla fine squaglierà i suoi fiocchi lasciando il posto alla pioggia. Flash, lampi di memoria con l’incontro con l’arcivescovo nella cattedrale, il pensiero a Lavinia, lei, l’unica forse in gradi di capirlo.

Gerri è coinvolto in un gorgo pericoloso, deve sbrogliare una matassa intrigata da più mani, si mette in perenne discussione con Sara Coen che sa di non poterlo avere completamente, ha ancora una speciale tenerezza per Claudia, moglie di Marinetti suo capo e mentore, e lotta senza successo contro il ricorrente mal di testa e le atroci sensazioni dalla ferita che pulsa ancora. E con il tempo che da umido e tiepido autunno si trasforma in inverno con il suo corollario di neve e gelo, passato Natale Gerri si lascia sfuggire una folle promessa. Una promessa che lo sommerge, che l’opprime, perché la rammenta sempre senza concedersi tregua, perché quella promessa, fatta a una bambina che sembra fidarsi solo di lui, lo ha stregato.

Cos’è poi una promessa? È un impegno che si prende con qualcuno liberamente, a fare quanto è chiesto da altri. Si dice che una promessa sia sacra. E cos’è la giustizia ? Fare luce = arrivare alla verità? Sarebbe questa giustizia a cui mira Gerri Esposito nel nuovo romanzo di Giorgia Lepore: Il compimento è la pioggia. Per adempiere la promessa fatta a lei, a Jennifer, deve darle giustizia, come ricompensa per ciò che ha patito. Ma, come nello splendido romanzo La Promessa di Dürrenmatt citato all’inizio, dove esaudire un desiderio invece di essere un dono si trasforma in una terribile mela avvelenata, perché anche per Gerri esaudire il desiderio: portare a compimento la promessa estorta da Jennifer, diventerà una trappola senza via d’uscita. Ma che fare quando: «il male si attacca a una persona, e come una malatia, si attacca e non se ne va più». A Gerri non resta che fare da parafulmine contro quel male e, per difendersi, ricoprire di oblio i propri dolorosi ricordi di solitudine e d’abbandono.

Dei tre romanzi con Gerri Esposito come protagonista, quest’ultimo, bello e profondamente intenso, è tuttavia anche il più articolato e amaro da leggere e interpretare per l’incessante scavare che Giorgia Lepore fa nell’animo dei personaggi, Gerri soprattutto, in un dannato susseguirsi di incomprensioni e di parole non dette e che si sarebbero dovute dire. Ma nessuno ha coraggio a sufficienza per aprirsi, sfogarsi, parlare. Così si nascondono l’amore, la compassione e i tanti segreti che andrebbero condivisi.

di Patrizia Debicke van der Noot

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