Magazine Venerdì 27 giugno 2003

La bellezza è un gioco

Questa sera, 27 giugno, il Festival Internazionale di Poesia propone due appuntamenti che indagano il rapporto tra poesia e musica. Si comincerà alle 21 con il concerto di Anne Barenz e Frank Wolff, che proporranno dei Lieder. A seguire si esibirà Andrea Chimenti, già leader dei Moda, che ha messo in musica i versi de Il porto sepolto di Giuseppe Ungaretti. E per prepararsi, aperitivo poetico @mentelocale café con Nocerino e Carminati alle 19. Ma il Festival ha vissuto uno dei suoi momenti più alti giovedì 26, con l'incontro tra Edoardo Sanguineti e Douglas Hofstadter. Qui di seguito il resoconto di Marina Giardina. Per il programma dettagliato di tutte le serate

L’ebbrezza della bellezza e la bellezza dell’ebbrezza. Da subito capiamo che i nostri due scrittori, autori, poeti, studiosi (come definirli?) giocano con le parole. Che il divertimento che nasce dai loro versi e dai loro pensieri ha a che fare con l’inesauribile ambivalenza dei significati, dei suoni e della costruzione visiva.

Douglas Hofstadter (foto sopra), con il suo caschetto di capelli, armeggiando con i numerosi lucidi che ha portato con sé, dice a un certo punto, mentre tenta di fermare i fogli sparsi dal vento, "vediamo cosa posso farvi vedere dal mio pacchetto di sorprese". Eh sì, perché è proprio lui che si stupisce, che osservando la realtà trova i collegamenti possibili e crea i suoi meravigliosi ambigrammi, oggetti visivi un po’ magici.
Guidando a Bologna, con una macchina davanti scopre questa scritta AUTOTUA e scopre che ogni lettera è simmetrica e che si può leggere identica se la mettiamo davanti a uno specchio.
E così va avanti per tutta la serata, mostrandoci i suoi divertimenti.

Stefano Bigazzi fa da moderatore, buffo come loro due, è al centro, con la sua folta criniera, per motivi di eco i tre sul palco non riescono a sentirsi, il che crea ancor di più momenti di nonsense, ma i loro non sono monologhi lontani, perché ognuno, quando l’altro ha terminato, prende la palla al balzo e continua il gioco…

Edoardo Sanguineti (foto sotto) sorride con la proverbiale calma e con quel viso da bambino dispettoso, e ci fa sentire i suoi acrostici, i procedimenti tautogrammatici, le sue alliterazioni, parole tanto complesse quanto in realtà fortemente comunicative.
Sanguineti inventa parole, crea versi che iniziano e continuano con la stessa iniziale, a volte crea la rima, in forma di anello potenzialmente infinito. Le sue poesie hanno una fine solo per un autoesaurimento, dice, in realtà potrebbero andare avanti all’infinito.
Ed è questo che lo lega a Hofstadter, il continuo rinvio, il richiamo, e i profondi vincoli, contraites, contraints che entrambi si pongono, la rima, la metrica, la ripetizione di una vocale. Scrivere tutto con la i, togliere da ogni riga una parola e creare un disegno a scalare…

Crearsi vincoli, sfide per stimolare la creatività e dalla creatività la bellezza, una bellezza inquietante e angosciante nei suoi giochi. Arpa di Sanguineti, versi formati da parole la cui iniziale forma continuamente la parola "arpa". Una bellezza fatta di paradossi, di contraddizioni.

Godel, Escher e Bach, Il gatto lupesco, Hofstadter e Sanguineti si sono incontrati a cena prima della serata (e lì sono riusciti a sentirsi, dicono sorridendo) e hanno confermato ciascuno per l’altro l’immagine che avevano, l’orrizzonte largo, l’arte, la matematica, la musica, la poesia e tutti i legami possibili.
La mano che dipinge l’altra mano di Escher, non si sa quale sia la mano che disegna e quella disegnata, non si sa se Sanguineti abbia letto prima Hofstadter o viceversa. Sappiamo che questo incontro ci ha fatto sorridere gli occhi per le innumerevoli possibilità casuali che i due ospiti ci hanno presentato.
I tempi del caso. Claudio Pozzani ce lo conferma: stasera una mostra di Hofstadter viene inaugurata presso lo spazio Kaiser Art in via del Molo alle 18.30. Il numero di telefono dell’organizzatrice e quello di Pozzani differenziano per una sola cifra. Le numerose casualità possibili…

Marina Giardina
di Donald Datti

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