Magazine Mercoledì 25 giugno 2003

Aspettando il fuoco

Magazine - Jon Guaristi e Carlos Marzal presentati da Julio Martinez dell’Istituto Cervantes di Milano.
Dieci anni di differenza tra il poeta basco e il poeta valenciano. La stessa passione, la stessa ironia.
La platea attenta fino all’ultimo, coinvolta sia nel momento in cui gli stessi declamavano le proprie liriche, con i suoni così musicali, sia quando Claudio Pozzani, con la stessa enfasi, ne leggeva la traduzione italiana.
La poesia è letteratura, questo in sintesi il manifesto della loro poesia civile, quella che mantiene gli elementi biografici, l’abilità tecnica, la rima a volte, ma che, eliminando ogni elemento “romantico”, diviene poesia dell’esperentia, parola che denuncia l’oppressione dei paesi baschi per Jauristi, o che, con una tenue ironia, esprime la desolazione per Marzal.

Del primo ricordiamo Max, imperatore Maximiliano d’Austria, dedicata ad Alvaro Mutis: …la Morte, prezzo simbolico di quel poco che abbiamo potuto conoscere …all’alba sarò fucilato dai soldati della libertà… e poi Rostro (Viso) …chiudo il libro, dopo, quando mi alzo, vedo riflesso il volto, il volto di mio padre.
Carlos Marzal, che ha parlato con il pubblico nella nostra lingua, e ha strappato anche un sorriso per la tenerezza delle sue parole e per la simpatia del suo viso, ha letto versi tratti da Metales pesados. Perché metalli pesanti? Perché sono pregiati, caldi, ma al tempo stesso freddi, perché siamo noi, individui, il risultato di moltiplicazioni, perché siamo noi un’opera d’arte: Nulla che non abbiamo ricevuto, nulla che non daremo in eredità.
La poesia di Marzal è rossa, Rojo, come se dal cuore scappasse una goccia di rosso inconcepibile…rosso scatenato, rosso cieco….

Poi arriva lei, Elisa Bigini, un corpicino esile, vestita di scuro, per raccontarci quello che veramente è Cappuccetto Rosso, che può essere il Lupo, la nonna, che ha le gambe bianche con le garze come gessi, indurita dal bosco, rossa come scottata, stretta di respiri, nasconde il diverso il suo odore.
La lettura della poetessa toscana è veloce, inquietante nel ritmo delle parole che pronuncia, il pubblico l’ascolta, forse si interroga, e velocemente, come l’ha vista salire, la vede scendere, minuta, con molto da dire ancora, forse…

Infine Davide Rondoni (nella foto), sale sul palco, è quasi mezzanotte e bene si adattano le sue parole a quell’ora, all’oscuro dei sentimenti, lo accompagna Federico Bagnasco al contrabbasso e quello che eseguono insieme è un blues poetico. Ritmate dai suoni gravi, tratti dalla raccolta Avrebbe amato chiunque edita da Guanda, Rondoni scrive le poesie in movimenti, Suites per Irene: Irene s’è uccisa a tredici anni. Ha scelto per il suo volo di morire lo stesso giorno di Cobain e ancora: Blues stasera del vento: Amami cielo basso tremito dei rami, amami, dimmi qualcosa di importante tra le luci delle insegne e le luci degli amori brevi….
Rondoni è romagnolo, ci cattura con la sua simpatia, che accompagna con semplicità, a una sensibilità nell’osservare, a uno sguardo sull’amore, su suo figlio che lo chiama nella notte, che piange e poi cade addormentato …non si senta mai perso, tra dieci o mille anni, solo nell’universo.
Claudio Pozzani lo guarda da distante, non vuole farlo smettere, e Rondoni prosegue con i versi che aprono il libro: Voler bene a una persona è un lungo viaggio. Io ho il libro in mano, le persone accanto a me mi chiedono di vederlo, il titolo mi aveva affascinato: …amare chiunque, perché non si può smettere di amare, non si può smettere di perdere, anche se sono amori brevi, amando si scrive, la parola entra in tensione ci dice Rondoni citando Ungaretti, amare chiunque per poter fare poesia…

Marina Giardina

di Donald Datti

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