Magazine Mercoledì 14 febbraio 2018

Perché si ha paura di essere omosessuali?

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Magazine - Buongiorno,

dopo aver ricevuto, letto e risposto, a numerose mail, di ragazzi e ragazze, che vivevano con ansia, la loro quotidianità, per la paura di essere omosessuali, ho pensato che fosse giunto il momento di fare chiarezza sull’argomento.

Come preambolo, volevo sottolineare come, sui vari media, si parla molto di omofobia (un neologismo che distorce qualsiasi logica etimologica. Omo è una contrazione di omosessuale, associata, non tanto alla fobia ovvero paura, quanto all’avversione ed all’odio verso omosessuali e transgender). In misura minore viene riferita alla paura di essere ritenuti omosessuali, dagli altri. In entrambi i casi nessuna di queste due forme è ritenuta una vera e propria malattia, ma è considerata come l’esasperazione di un atteggiamento sociale.

Ma la paura di essere omosessuali è tutta un’altra storia. Ed a proposito di storie vale la pena notare, come, nei diversi racconti delle persone che soffrono di queste paure, si possono riscontrare, delle esperienze e delle modalità di reazione, che, se pure nella loro singolarità, presentano tutte gli stessi temi che si ripetono, come se fossero delle costanti in questa particolare paura…

Alla base c’è il pregiudizio, ahimè molto diffuso, che l’omosessualità sia, di per sé, una cosa sbagliata. Come conseguenza di questo pregiudizio, alcuni sono portati a ritenere che, chi è omosessuale, abbia, inevitabilmente, dentro di sé, qualcosa di sbagliato. Dunque sarebbe questa la vera e più intima paura. Una paura, scatenata, dal profondo dubbio di avere dentro qualcosa che non funziona, e quindi di essere sbagliati. 

Ma, a questo punto, ammesso che uno/a si senta sbagliato/a, perché mai questa paura prende proprio a prestito lo spauracchio dell’omosessualità?

Intanto la sessualità è forse l’aspetto più intimo e delicato delle persone, sul quale si forma la propria identità relazionale. Inoltre, oggi più che mai, proprio la nostra identità e specialmente la nostra identità sessuale, è messa a dura prova dalla molteplicità di giudizi e pregiudizi e di consigli e di disinformazione, specialmente nel campo dei comportamenti sessuali, e sentimentali, dei singoli, e nelle relazioni.

Da quelle occasionali a quelle che potrebbero o dovrebbero (qui il condizionale è d’obbligo) essere considerate più durature. Ed in questo panorama siamo tutti sorpresi dal fatto che l’aumentata autonomia delle persone singole, rende la vita e la sessualità, di coppia, molto più complessa ed indefinita che in passato.

A questo punto, se sono una persona non particolarmente intraprendente, sensibile, e confusa, tra la realtà contemporanea e le indicazioni del passato, corro il rischio di sentirmi in difficoltà a gestire le relazioni sia con me stesso che con gli altri, e dunque anche con l’altro sesso.

Difficoltà che, visti i tempi, dovrebbero essere ritenute normali. Ma allora, perché, alla minima difficoltà, si dubita di noi stessi invece che prendere atto che le difficoltà di relazione, sessuale e sentimentale, sono davvero difficili per tutti?

Presumibilmente, leggendo le storie di queste persone emerge come, sotto sotto, esse siano già piuttosto insicure di loro stessi ed abbiano anche un eccessivo e generalizzato senso di colpa e di inadeguatezza.

Di conseguenza, se le cose non vanno come dovrebbero, allora è inevitabile pensare che sia proprio per colpa di sé stessi. E se le relazioni sessuali e sentimentali non funzionano cosi bene allora vuol dire che dentro hanno qualcosa di sbagliato. E tornando ai pregiudizi, iniziali, chi è sbagliato? O sbagliata? Gli omosessuali! E qui scatta la paura!

E la paura non è una buona consigliera. Disunisce e mette in ansia. Fa solo stare male. E chi sta male non riesce a pensare bene né ad agire bene. Così la paura scatena l’ansia di dover avere le prove di essere sicuramente etero (e quindi giusto o giusta). E questa intensa necessità di avere la sicurezza porta ad essere così attenti che si finisce solo a far aumentare l’ansia .

Ansia che, nella ricerca di prove, che devono essere assolutamente certe, ci fa notare piccoli dettagli che, però stonano. Ed aumentano l’insicurezza. Eppure, per il resto, tutti sanno che, nella vita, è davvero difficile che ci siano delle certezze cosi tanto certe.

Ma, tant’ è, invece, che aprire la mente e rendersi conto della complessità delle relazioni, si instaura il rifiuto di accettare la fluidità della nostra identità. Fluidità inevitabile per le persone che vivono in un mondo cangiante. Così si focalizza tutto e solo, sull’ aspetto dell’identità sessuale e su quali potrebbero essere gli indizi di aver fatto qualcosa di sbagliato e quindi di essere, potenzialmente sbagliati. 

A questo punto si sommano, nella testa, altri elementi che contribuiscono ad aumentare il problema. Ad esempio il ragionamento che si affida a delle logiche incredibilmente illogiche. Una tra queste è il pensiero che ci sia un unico modello ideale ed assoluto, di cosa sia e cosa deve davvero fare, essere e sentire, un vero uomo o una vera donna.

Un unico modello di etero, sia uomo che donna, che , in realtà non esiste. Non è mai stato condiviso da tutti ed anzi è in costante evoluzione. Ma, tant’è, chi è insicuro di sé, ha anche paura di non essere adeguato/a e diventa iper-vigilante e teme che: qualsiasi semplice indizio possa essere, fatalmente, l’inequivocabile  prova di non essere giusto/a. Con il risultato di arrivare, immediatamente alla conclusione che, se non si è, sempre e completamente, veri uomini o vere donne, allora , inevitabilmente si è condannati ad essere omosessuali.

E questo modo di ragionare per differenza appare assolutamente improprio, visto che, per l’ammissione degli stessi, non ci sono mai stati reali e ripetuti approcci e relazioni con persone dello stesso sesso. Prova, evidente, che, in pratica gli stessi problemi di relazione si avrebbero con chiunque, a prescindere dal sesso.

A questo punto devo ritornare alla definizione di omofobia che, paradossalmente, se si segue la sua precisa etimologia (e non la sua creazione come neologismo) non ha nulla a che vedere con l’omosessualità. Anzi, è l’unione di due termini omo (stesso) e fobia (paura) che, tradotto, sarebbe paura di se stessi. Ed è questa la chiave di lettura.

Chi ha paura di essere omosessuale dovrà riflettere sul fatto che questa è soltanto una vana distrazione della vera problematica. Il vero problema è sempre la scarsa fiducia in se stessi e la scarsa fiducia nella propria capacità di saper gestire e superare gli aspetti difficili delle relazioni e, inevitabilmente, di tutta la vita.

Ed è in questo senso che si dovrebbe lavorare, su se stessi, per affrontare e superare la paura e sentirsi finalmente liberi di vivere più serenamente il proprio modo di essere.

Vi invito a pensarci

Dott Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Genova

di Marco Ventura

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