Magazine Lunedì 12 febbraio 2018

L'ultimo eroe sopravvissuto, la storia vera di Pino Lella, che salvò centinaia di ebrei

Magazine - Mark T. Sullivan con L' ultimo eroe sopravvissuto. La vera storia del ragazzo italiano che si finse nazista e salvò centinaia di ebrei  (Newton Compton, 2018, 423 pagine, 9,90 Euro) è uno straordinario romanzo che per settimane è rimasto in vetta alle classifiche dei libri più venduti in America.

La vera storia di Pino Lella, di un ragazzo italiano che in val Chiavenna sfidò le montagne e le bufere per salvare tante vite di ebrei che fuggivano verso la Svizzera. Poi, costretto a fingersi nazista, nei panni di un impassibile e muto testimone, divenne una spina nel fianco delle SS, una spia che con il suo pericoloso e silenzioso coraggio contribuì alla liberazione d’Italia.

Nel libro di Sullivan, costruito come una spy story, si legge che Pino Lella diventò l’autista personale del generale Hans Leyers, una figura di primo piano dell’organizzazione nazionalsocialista in Italia, e proprio grazie alla sua posizione riuscì a passare informazioni importanti alla Resistenza e agli Alleati. Su questo però Lella, secondo i reporter che l’hanno intervistato, preferisce non sbilanciarsi, forse perché è vincolato da un contratto con la casa cinematografica che ha acquistato i diritti d’autore del libro, ma probabilmente anche perché quello che doveva dire in proposito l’ha già detto fino in fondo.

Di lui infatti si occuparono alcune università americane già negli anni ‘70. Un piccolo grande eroe italiano sconosciuto in patria, ma famoso in tutto il mondo. La storia di una giovanissimo eroe, oggi lo chiameremmo un ragazzino, che seppe comportarsi più e meglio di un uomo, che riuscì a mascherare i suoi pensieri, reggere alla tensione, far fronte alla fine all’atrocità della guerra civile diventando l’inorridito spettatore, e vittima nei sentimenti più cari, del bestiale rigurgito di odio di una nazione. Ora la sua storia è diventato un libro. E presto questo libro sarà un film di Hollywood per la Pascal Pictures, interpretato dal ventunenne inglese Tom Holland, volto noto a tutti gli spettatori internazionali per la sua interpretazione di Spider-Man.

Pino Lella non avrebbe voluto essere coinvolto nella guerra e men che meno con i tedeschi, i nazisti che stavano avvolgendo l’Italia in una rete letale. Nato su una nave che costeggiava la Puglia nel 1926, era cresciuto a Milano - la sua famiglia aveva un famoso negozio di borse, poi diventato “Lella Sport” - dove frequentava il liceo classico San Celso. Quando la guerra travolse la sua vita, era un adolescente, di diciassette anni appena, di buona famiglia come tanti altri che avevano avuto istitutrici francesi ed inglesi tanto che parlava perfettamente le due lingue, era un provetto sciatore, amava la musica americana, il jazz, il buon cibo e… le ragazze.

Ma nel 1943, quando la sua casa fu colpita dalle bombe alleate, il conflitto mondiale ruppe il suo equilibrio esistenziale faticosamente mantenuto fino ad allora. Finiti i giorni della innocente spensieratezza, Pino fu mandato in montagna, da don Luigi Re, alla Casa Alpina di Motta. Quel prete, un eroico ed eccezionale personaggio, ospitava e nascondeva, a Campodolcino, a Madesimo in Valchiavenna ragazzi e adulti, molti di questi erano ebrei che, attraverso sentieri di montagna, dovevano essere portati al sicuro in Svizzera. Una delle sue guide, o meglio dei suoi “spalloni” umanitari, fu il giovanissimo Pino. Ma il tempo passava e Pino stava per compiere diciotto anni. Nel ‘44 Pino fu richimato a Milano dalla famiglia e la madre, temendo che venisse arruolato e spedito a morire in Russia, lo obbligò a entrare nell’Organizzazione Todt, impresa di logistica e costruzioni della Wehrmacht.

Ingaggiato in divisa tedesca e con la svastica al braccio, divenne autista del generale Hans Leyers, comandante del RuK, Rüstung und Kriegsproduktion (il Dipartimento armamento e produzione bellica), che sotto la Repubblica di Salò gestiva la produzione industriale italiana. E in casa dell’amante del generale si innamorò della cameriera, Anna, una giovanissima vedova. Ciò nondimeno Pino Lella, che non accettava l’idea di stare dalla parte sbagliata e, avendo l’opportunità, a rischio della vita, attraverso il maggiore Frank Knebel, si trasformò in un prezioso informatore per gli alleati, passando notizie e importanti dettagli strategici, e nel 1945 a Milano contribuì anche all’arresto di Leyers.

A suo dire «Il generale in fondo era una brava persona... Lo accompagnavo spesso a Torino, alla Fiat, dove incontrò spesso Vittorio Valletta, o in Svizzera, dove credo che in segreto trattasse la resa».

Dopo la fine del conflitto, negli anni ’50, Pino Lella diventò allenatore e interprete della nazionale di sci femminile italiana che accompagnò ad Aspen, in Colorado, in occasione dei mondiali. In seguito si trasferì negli Stati Uniti, dove mise a punto un innovativo metodo per sciare, diventando un acclamato maestro di sci del jetset americano e soprattutto di alcuni famosi attori di Hollywood come Gary Cooper. Conobbe Hemingway. Proprio lui, che era stato un grande amico di Alberto Ascari, durante i mesi estivi gestiva una officina meccanica e vendeva macchine di lusso. Ebbe una moglie e tre figli a Beverly Hills. Fu anche giornalista e direttore sportivo. Visse un primo divorzio. Negli anni ’70 fece ritorno in Italia e per stabilirsi a Lesa, sulle rive del Lago Maggiore, dove abita ancora con la nuova moglie, Yvonne. Ebbe altri due figli, un secondo divorzio signorilmente amichevole e una vita riservata nella quiete del lago. Quasi da riempire un altro libro…

Sullivan è rimasto fedele alla realtà della storia del ragazzo, romanzando poco. Così accadde davvero che Pino Lella, sciatore provetto, riuscì ad affrontare e superare tante notti di gelo di miracolose ascensioni, la ferocia dei contrabbandieri mascherati da partigiani, visse miracolosi salvataggi da incursioni naziste e riuscì a evitare le vedette SS. Finì sempre bene, persino in poesia, se si pensa a una delle scene più intense e favolose del romanzo. Quella che narra quando Pino Lella riuscì ad accompagnare oltre confine Elena Napolitano, una violinista incinta di pochi mesi, che, raggiunta la salvezza, lo ringraziò suonando Nessun dorma con il suo splendido Stradivari.

Ma oggi arrivando a Lesa, grazioso paese di duemila abitanti, sul lago Maggiore, a pochi chilometri da Arona, si scopre che Pino Lella è riuscito a mantenere l’anonimato per più di mezzo secolo. Qui non sanno delle sue passate avventure. Tantomeno sono al corrente della sua fama, esplosa Oltreoceano. Ne sanno molto di più i lettori del Times di Londra che gli ha dedicato un’intera pagina chiamandolo «il bimbo eroe del tempo di guerra». Un’intera pagina al ragazzo che, a 17 anni, «rischiava la vita per aiutare gli ebrei a fuggire dall’Italia di Mussolini, prima di spiare i nazisti, lavorando come autista di un generale tedesco».

Mark T. Sullivan, ex giornalista dell’agenzia di stampa Reuters, è autore di molti thriller che sono diventati bestseller internazionali. Ha scritto, insieme a James Patterson, i successi Private Games e Private L.A. La Newton Compton ha pubblicato il suo L’undicesimo comandamento e L'ultimo eroe sopravvissuto.           

Per saperne di più: marksullivanbooks.com.

di Patrizia Debicke van der Noot

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