Magazine Giovedì 8 febbraio 2018

Il complotto Toscanini: tra verità e finzione, un cold case sul direttore d'orchestra

Magazine - Quando nel 1949 il presidente della Repubblica Luigi Einaudi decise di scegliere tra i primi senatori a vita il matematico Guido Castelnuovo e il direttore d’orchestra Arturo Toscanini, non poteva immaginare che la lunga vita del grande maestro famoso in tutto il mondo potesse celare un irrisolto mistero.

Ma i suoi consiglieri gli sottoposero un qualcosa da chiarire, un piccolo neo che forse velava la carriera sempre fulgida e sotto gli occhi dei riflettori di Toscanini. Questo qualcosa, legato a un lontano soggiorno privato toscano di Toscanini, costrinse il presidente italiano a chiedere un’indagine, rimasta sempre segreta ma indispensabile per approfondire quel lontano episodio della vita del maestro. Un’indagine affidata alla discrezione di persone fidatissime che, scavando nei fatti del passato, divenne anche la chiave di volta per individuare il subdolo concatenarsi di un complotto fascista che si concluse con un efferato delitto del ventennio e la diabolica architettura di un processo artefatto e durato per anni.

Con intelligente “malizia” Filippo Iannarone nel Complotto Toscanini ci fa fare un salto a ritroso nel tempo dichiarando, e io gli credo sulla parola, che in questa vecchia storia si è imbattuto, fermandosi per caso a cena nella Locanda Toscanini di Piazze, comune di Cetona, delizioso paesino toscano da cui si domina quella splendida vista della Val di Chiana che spazia da Città della Pieve fino a Cortona. E le risposte alla sua domanda del perché di quell’illustre nome del ristorante hanno scatenato la sua immaginazione, dando stura alla romanzata ricostruzione di un vero e proprio cold case.                                                               

La cronistoria narra che, nel 1931, Toscanini dovette annullare la sua partecipazione alla seconda metà della stagione della New York Philarmonic a causa di una dolorosa borsite a braccio e spalla destra, tanto che fu costretto a dirigere gli ultimi concerti servendosi solo del braccio sinistro. Tutte le arti mediche di specialisti e luminari, sia americani che europei, alle quali fece ricorso si rivelarono inutili. Quando però scoprì sui giornali dell’esistenza del dottor Alberto Rinaldi e della sua miracolosa cura, nonostante che pochi mesi prima fosse stato schiaffeggiato da squadristi inferociti davanti al Comunale di Bologna perché si rifiutava di far suonare Giovinezza, l'antifascista Toscanini decise di tornare in Italia.

Rinaldi era un medico e ricercatore, che stava raggiungendo eccezionali successi con la sua terapia per curare patologie artritichee con infiammazioni ossee, richiamando personalità di spicco da qualsiasi parte del mondo. In pochi anni, Piazze, per suo merito, si era trasformata in una località alla moda. Per farsi curare dal dottor Rinaldi si recavano a Piazze il principe Boncompagni, gli stilisti Salvatore Ferragamo e Guido Gucci, il direttore d’orchestra Arthur Rodzinsky, il pianista Vladimir Horowitz, eccetera, eccetera.

Toscanini arrivò a Piazze, si sottopose al trattamento del dottor Rinaldi, ne trasse un immediato beneficio e, soddisfatto dei risultati ottenuti, ritornò anche gli anni dopo, per proseguire con una terapia di mantenimento. Insomma divenne quasi di casa nel paesino, fece amicizia con i gestori delle pensioni locali, soprattutto con i Salvadori. E, visto che conosciamo la sua fama di tombeur de femmes, corteggiò persino la figlia del proprietario, con cui corrispose a lungo ma, e soprattutto, scoprì nel dottor Rinaldi un allegro compagno di scappate in automobile e un amico fraterno con il quale condividere l’avversione per il regime (infatti nelle lettere che in quegli anni i due si scambiarono, il maestro si firmò sempre: Arturo Toscanini, antifascista).

Durante la notte del 27 settembre 1935 la serena quiete di Piazze fu rotta da un grido: il dottor Alberto Rinaldi, medico generosamente illuminato, scapolo, uomo ricco di famiglia, alla quale era affettuosamente attaccato, era stato barbaramente colpito a bastonate nel giardino della sua villa che usava anche come clinica. Morì poco dopo senza riprendere conoscenza. Con lui spariva anche ogni traccia delle sue miracolose cure. Rinaldi infatti, santone o incompreso luminare non aveva mai lasciato scritti o testimonianze scientifiche della sua straordinaria terapia, attestata come prodigiosa da tanti colleghi dell’epoca italiani e internazionali. Il maestro Toscanini, che quel giorno si trovava a Piazze, scrisse sconvolto un telegramma ad Ada Mainardi, una pianista con la quelle ebbe un’intensa relazione: «…dai giornali avrai saputo del barbaro assassinio amatissimo mio Dottor Rinaldi: sono esterrefatto».

C’era qualcosa che poteva far collegare il grande direttore alla tragica morte del suo medico? Perché a casa del dottor Rinaldi fu ritrovata un’ingentissima somma di denaro? A cosa mai doveva servire? Chi poteva volere la morte del dottore?

Partendo correttamente dai documenti dell’inchiesta voluta nel 1949 da Einaudi e custoditi nell’Archivio storico della presidenza della Repubblica, Filippo Iannarone ci regala uno colto giallo storico, affidando le indagini, nella sua intrigante ricostruzione tra verità e finzione, a due personaggi di fantasia quali Luigi Mari, un colonnello dell’esercito in congedo per infermità, ancora penosamente claudicante e reduce da anni di riabilitazione, melomane e intelligentissimo (personaggio ispirato allo zio dell’autore, il Generale Michele Iannarone, che fu responsabile dell'intelligence del Fronte Militare Clandestino di Liberazione e Comandante del Primo Raggruppamento, a fianco del colonnello Lanza di Montezemolo) e al giovane ma brillante tenente dei carabinieri, Vinicio Barbetti.

Sappiamo che infatti, malgrado l’attenzione dei giornali e dei familiari della vittima, le indagini e il successivo processo si rivelarono una farsa; nulla fu mai veramente chiarito dalla giustizia dell’epoca, il giudizio per legittima suspicione venne addirittura trasferito a Brescia e alla fine il caso fu archiviato in tutta fretta con l’amaro sapore di un processo-farsa.

Ma nel 1949, tanti anni dopo, l’inatteso incarico di indagare sotto copertura di un servizio giornalistico, che viene affrontato e vissuto dal colonnello Mari, quasi come l’inizio di seconda vita, la giusta reazione dopo le tragedie e le sofferenze fisiche di anni, gli concederà lo sprint necessario a scavare sino in fondo e squarciare definitivamente le nebbie di mistero che si cela dietro Il complotto Toscanini. Ambientazione perfettamente ricostruita, abitudini, vezzi e dialoghi dal dolce sapore dei tempi passati fanno da indovinata cornice per questo, mi si dice, primo capitolo di una trilogia. Arrivederci allora a presto.

N. B. La ben nota discrezione e semplicità del grande Toscanini viene riportata a calce dall’autore nel suo Epilogo.

Cablogramma del 6 dicembre 1949 New York, Stati Uniti d’America

 Al Presidente della Repubblica Italiana
S.E. Luigi Einaudi                                                                                 

È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a Lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia stato costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore.                               

Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l’ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l’evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira. Accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio.

 Arturo Toscanini

di Patrizia Debicke van der Noot

Potrebbe interessarti anche: , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin , MiniVip&SuperVip. Il Mistero del Viavai di Bozzetto: il cinema si fa fumetto , Il segreto del faraone nero, una nuova stoccata letteraria di Marco Buticchi , Auguri Andrea Camilleri! Lo scrittore compie 93 anni, la recensione del Metodo Catalanotti

Oggi al cinema

Johnny English colpisce ancora Di David Kerr Azione 2018 Alla vigilia di un importante summit internazionale, un attacco informatico rivela l'identità di tutti gli agenti segreti britannici sotto copertura. L'unico rimasto sul campo è in pensione, non ha idea di cosa sia un'App, e si chiama "English,... Guarda la scheda del film