Concerti Magazine Lunedì 5 febbraio 2018

Don Ciotti, Bollani e Renzo Piano, esempi per il futuro del Belpaese

Magazine - Sabato 3 febbraio leggevo su un quotidiano il grido di rabbia e di disperazione di Don Ciotti. «Dobbiamo liberare il Paese dalle mafie, dalla corruzione e dalle ingiustizie» aveva detto a voce alta il fondatore dell’associazione Libera dal palco della quarta edizione di Contro Mafie. L’edizione serale del telegiornale riportava la videnda di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso dalla camorra per essersi battuto per la difesa dei beni ambientali nel Cilento. A otto anni dall’omicidio le indagini sono ad un punto morto, tra poco scadranno i termini e si procederà all’archiviazione – senza aver trovato i colpevoli e i mandanti, senza che giustizia sia fatta.

In serata, raggiungevo la Maison de la Radio, tempio parigino della radio, per il concerto di Stefano Bollani con il suo “Napoli trip”. Pianista di jazz a livello internazionale, forse il migliore, scoperto da Enrico Rava, voluto da Riccardo Chailly per le sue interpretazioni di Gershwin, sublima la formazione classica con l’improvvisazione e la virtuosità.

Le sue dita scorrono veloci tra due pianoforti, il corpo si agita con incontenibile passione, un ciuffo si ribella al codino che tiene assieme scompigliati ricci, i piedi in scarpe da tennis viola battono velocemente, leva le ginocchia, si inginocchia di fronte al piano, lo sgabello serve a contenere l’entusiasta energia. Accompagnano Bollani altri tre musicisti eccezionali: Daniele Sepe al sassofono e flauto, Nico Gori al clarinetto e Bernardo Guerra alla batteria. La musica diventa spettacolo, divertente scambio tra musicisti e pubblico in sala, genialità ed irriverenza, esplosione melodica tutta mediterranea ispirata dalla vitalità di Napoli - non Parigi, non Saint-Denis, osserva sorridendo Bollani.

Il pubblico, tanti gli italiani presenti, esulta emozionato. È un coro di “bravo”, “bravi” ed applausi fragorosi.

Uscendo dalla sala vedo Renzo Piano, impossibile non notarlo per quella naturale eleganza propria degli uomini di cultura. Vincitore del premio Pritzker (il Nobel dell’architettura), considerato in Francia il più parigino degli architetti (tra le sue opere, il Centre Pompidou, inaugurato nel 1977 e il nuovo palazzo di giustizia a nord della città), senatore a vita e difensore dell’arte, della musica e della bellezza. Rincasando, mi tornano in mente le parole di Don Ciotti Da domani non teoria, ma fatti e mi sento incoraggiata dalla presenza ed esempio di questi grandi Italiani per il futuro del nostro Paese.

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