Magazine Lunedì 29 gennaio 2018

Nostalgia del sangue: il serial killer italiano del misterioso Dario Correnti

Magazine - Chi sarà? Chi sara? Anzi chi saranno? Perché gli autori che si nascondono sotto lo pseudonimo di Dario Correnti, con Nostalgia del sangue hanno scritto un romanzo indovinato come trama e destinato a fare parlare molto di sé, visto che la casa editrice dichiara di aver già ceduto i diritti per la pubblicazione del thriller in ben quindici paesi.

Insomma l’identità di Dario Correnti sta diventando un tormentone, fomentato dal silenzio della casa editrice e dalla curiosità di recensori e lettori. E allora forza con le ipotesi. Un uomo e una donna? Probabile. Sicuramente qualcuno legato al giornalismo: probabile. Qualcuno che sa costruire una trama e ama scrivere al presente? Possibile.

Dopo aver ricevuto il sincero no di diverse coppie letterarie celebri, azzardo anche altre ipotesi: due creature Giunti? Perché no? Vediamo potrebbe essere un giornalista come Gigi Paoli e una duttile scrittrice di thriller noir come Barbara Baraldi, o magari due vecchi ferri del mestiere rotti a tutte le stagioni come Macchiavelli e Guccini? O invece cambiamo mira: qualcuno della legione straniera, vedi Bruno Morchio magari a quattro mani con sua moglie Arianna Destito. O guarda un po’ Massimo Lugli e??? boh? Continuo sprezzante: Rosa Teruzzi e Massimo Picozzi? Comunque due amici, molto affiatati e che amano andare al ristorante, secondo quanto hanno dichiarato in un’intervista alla Stampa. Insomma indizi, idee e possibilità.

La Milano descritta è un po’ asettica, quindi forse non milanese? Comunque la neve per Natale farebbe pensare al 2014. Altro falso indizio? Anche della bergamasca si parla, ma questo per forza visto che l’atroce delitto che dà spunto alla storia era stato commesso dal primo serial killer italiano tal Vincenzo Verzeni (difeso in tribunale da Lombroso e per merito suo strappato dalla condanna a morte). Bergamasca che offre occasione di citare soprattutto l’incubo urbanistico di giganteschi centri commerciale dell’hinterland, e l’invenzione del Bacontini (Martini al bacon) della “discoteca Godzilla di Capriate" è uno stupendo falso d’autore concepito maliziosamente per far inorridire i lettori quanto il protagonista. Comunque avanti tutta con Nostalgia del male. E intanto due parole sulla trama tanto per darvi un’idea.

Siamo in Italia, proprio nella Bergamasca e più precisamente a Bottanuco dove, più di un secolo, fa agiva Vincenzo Verzeni, un serial killer, il primo della storia italiana, bollato come “il Vampiro della bergamasca” e “lo Strangolatore di donne” così chiamato perché aggrediva le vittime, le strangolava, beveva il loro sangue e dopo averne mutilato i corpi ne mangiava un po’.

Il fenomeno Verzeni, un biondino ventitreenne dall’aria innocua, fu sviscerato minuziosamente da Cesare Lombroso che, in caccia di “avi cretinosi”, voleva dargli una qualsivoglia giustificazione secondo le sue assurde teorie che hanno dominato la italica scienza forense di fine Ottocento. Narrazione gialla ambientata in provincia, spesso teatro per storie terribili ma straordinarie, basti pensare al Maigret di Simenon. E quindi una scelta azzeccata quella del duo “Dario Correnti” di far saltare fuori una serie di orrendi delitti ambientati in un posto così: un paesino di provincia nel nord Italia, dove ancora oggi pochi metri separano un gregge di pecore da un roboante centro commerciale con sala slot e fitness e dove la gente si conosce tutta. Ma davvero?

Eh no questi sono paesi dove la ritrosia che sta per discrezione e la voglia di farsi solo i fatti propri diventa peggio dell’omertà dei comuni del sud sotto il giogo delle mafie. E quindi dove, magari senza neppure pensarci, si finisce con il coprirsi l’un l’altro. Paesi dove, senza soluzione di continuità, si vive in villette a schiera con giardino, garage, tavernetta e in salotto vetrina con esposti tazze, tazzine e cristalli. Comunque torniamo a noi, il serial killer di Nostalgia del sangue, che riprende pedissequamente il modus operandi di Vincenzo Verzeni, non è un giovane campagnolo ma una sottile e lucidissima mente distorta che nell’uccidere cerca una sua personale vendetta o redenzione, mira al fuoco dei riflettori e, giocando sporco con gli inquirenti, semina indizi che riconducono al suo modello.

Sarà Ilaria Piatti, giovane e anonima stagista del principale quotidiano italiano, che ha a suo favore una tesi universitaria su Lombroso, a riconoscerli e a trovare il nesso. E sarà Marco Besana, giornalista di nera, disincantato, etico e amaro come tanti protagonisti della narrativa d’azione, l’unico a starla a sentire e darle spago. E quindi per raccontare ai lettori le imprese del nuovo mostro della bergamasca si formerà sul campo una strana coppia di cronisti: il vecchio (si fa per dire) Marco Besana, che a cinquantotto anni si è diviso dalla moglie, non riesce a parlare con il figlio adolescente, annusa il prepensionamento ma non è ancora finito e Ilaria Piatti, detta Piattola, impacciata, non sa muoversi né vestirsi, non ha santi in paradiso, è ancora segnata da un marchio che ha  traumatizzato la sua infanzia, ma è quasi geniale e naturalmente dotata per il mestiere. Però di questi tempi restare a galla in una grossa redazione è dura.

Ciò nonostante, unendo le loro forze, questi due bistrattati esponenti dell’Italia attuale, sapranno mettere a segno uno scoop. Ma l’inafferrabile killer, che nonostante la generale mobilitazione si fa un baffo delle forze dell’ordine e dei giornali, continua a uccidere. Qualcosa collega il nuovo mostro al Bottanuco? Cosa? Per scoprire la sua identità non resta che continuare a indagare, scavando più a fondo. Saltano fuori altre ipotesi. Ma ci vogliono delle prove. Marco Besana e Ilaria Piatti, che ormai sono motivati, non si fermano davanti ai dubbi, anzi cercano in zona e altrove fino a quando unendo le loro risorse e frugando nei profondi recessi del passato del paese, riusciranno a fare fronte alla sfida lanciata dal male.

di Patrizia Debicke van der Noot

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