Magazine Lunedì 15 gennaio 2018

Zerocalcare, un fumetto per raccontare il nazismo di oggi

Magazine - È sufficiente fare una passeggiata sulla pagina Facebook de L’Espresso e scorrere i commenti per comprendere quanto sia scoperto il nervo che Zerocalcare va a toccare con il suo Questa non è una partita a bocce, l’inserto a fumetti in quattordici tavole pubblicato con L’Espresso in edicola dal 14 gennaio 2018 e con il quale l’autore di Kobane Calling, Dimentica il mio nome e – ultimo uscito – Macerie Prime si pone di fronte alla tematica legata al modo in cui il dibattito sul Nazifascismo è affrontato nel nostro paese in questo momento.

Non un decalogo, nessun manuale, solo dieci banalità per definizione d’artista, dieci assunti di buon senso che spiegano molto del modo in cui il fascismo si sia insinuato nella società civile, che mentre da un lato è proiettata al terzo millennio, dall’altro guarda con preoccupante nostalgia al ventennio più buio della storia di Italia.

L’inserto è parte di quella serie di riflessioni politiche che Zerocalcare affida ad un mezzo più esposto del suo blog e collocate in uno spazio, quello offerto da Repubblica e da L’Espresso, nel quale l’effetto è, basta leggere i commenti per comprenderlo, divisivo, ma proprio per questo si pone come lo spazio migliore per rendere più efficace il dibattito.

Nessuna vocazione autoreferenziale quanto piuttosto l’idea che chi ha una determinata sensibilità, cuore e anima di artista, abbia il dovere di farsi portavoce di un malessere personale che trascende l’individuo per riguardare la comunità.

Così come ne La Città del Decoro nel quale ha trattato del rapporto tra senso civico e civiltà e in Groviglio nel quale Michele ha raccolto i fili tesi sulla questione curda a distanza di qualche mese dall’uscita di Kobane Calling, anche in questo nuovo inserto espone con il suo solito modo, carico di ironia ma anche di onestà intellettuale, il suo modo di vivere un dibattito tanto attuale eppure sottovalutato come il rapporto tra comunità e nazismo; fondamentale come da subito ci tenga ad uscire dalla solo apparente distinzione tra nazismo e fascismo: non sono due entità distinte, ma nomi diversi dati al medesimo fenomeno.

Sulla necessità di una simile opera è esplicativo l’editoriale del direttore Marco Da Milano. Il lavoro di Zerocalcare è carico di ironia, vero, e sviluppato con la sua solita capacità di trattare anche gli argomenti più delicati con strumenti non convenzionali, esemplare il modo in cui il rapporto tra Germania e Italia – Hitler e Mussolini – durante la seconda guerra mondiale venga semplificato utilizzando Ash e Pikachu, un pokemon e il suo padrone, ma è anche e soprattutto un invito a fare un’analisi come individuo e come comunità.

Il risultato è una lettura che diverte, tanti, fa riflettere, ma allo stesso tempo è soprattutto dolorosa.
Al di là della condanna verso certi gruppi, non nominati perché già ampiamente visibili – a tratti sdoganati – anche senza diventar fumetto, il lavoro è un’analisi spietata di una società che si trova a tollerare, accogliere, accettare persino i peggiori rigurgiti di una storia da conoscere per non ripetere.

Spietata l’analisi di come l’indignazione sia relegata agli eventi eclatanti, quasi circensi,  Zerocalcare li chiama Freak Show, senza soffermarsi quando invece un’apparente educazione nasconda li stessi contenuti di quelli esposti da quattro ragazzotti con rune e bomber neri che irrompono in una onlus.

«Oh - scrive Zerocalcalcare nella pagina forse più emblematica dell’inserto – io non sottovaluto quanto fa schifo insultare Anna Frank, è una violenza alla memoria di una bambina massacrata e di altri dei milioni di morti, mi fa venire il sangue agli occhi. Però ecco – aggiunge –, continuo a pensare che se questo ci impedisce di sentire il male che subiscono i vivi, forse non la stiamo usando bene, ‘sta memoria».

La sua riflessione include anche il biasimo per certe scelte istituzionali, come gli spazi concessi a certe realtà, scelte che possono estendersi anche ad altre città, senza dimenticare di entrare nel dibattito che qualche mese fa ha riguardato un noto giornalista e la sua adesione ad un incontro estremista in nome di una non meglio precisata dialettica democratica.

La necessità dietro la realizzazione di questo lavoro, che andrebbe condiviso e discusso il più possibile, è quella di rimettere il nazismo, e la sua versione 2.0, su un livello di attenzione e di serietà che è messa a rischio, un invito a definire le regole di ingaggio su cosa sia accettabile e cosa non lo sia, per provare a comprendere cosa si nasconda dietro taluni atteggiamenti, educati come lupi vestiti da agnelli, e prepararsi ad affrontarli con gli strumenti corretti.

Perché mentre una narrazione pacificatrice – un misto di revisionismo e paura – racconta le sfumature tra giusto e sbagliato, tra bianco e nero, si moltiplicano aggressioni più o meno violente, si registrano episodi di intolleranza che non di rado diventano atti di sangue.

Il racconto che fa Zerocalcare non è un insegnamento a guardare il mondo dal suo punto di vista ma un invito ad indagare sul proprio senza banalizzare un tema enorme e che va trattato come individui e come comunità nel modo corretto, senza mai dimenticare che Questa non è una partita di bocce e che quindi non va trattata con la stessa leggerezza da bar.

di Francesco Cascione

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