Magazine Giovedì 19 giugno 2003

Genova sempre più nera

Genova e noir. Un binomio che si sta facendo strada in maniera prepotente nel panorama letterario italiano. Saranno i vicoli, sarà l’atmosfera un po’ retrò di certe giornate uggiose, sarà che gli spunti di cronaca non mancano, fatto sta che sempre più scrittori decidono di ambientare le loro storie a tinte fosche nella nostra città. Così pure Fabio Beccaccini, giovane esordiente imperiese (è nato nel 1977, ma il romanzo in questione è del 2000).

Il libro si intitola Via del Campo (Edizioni il Foglio), e già è possibile intuire di cosa stiamo parlando: prostitute, papponi, vicoli e varia umanità. Ingredienti ormai classici, entrati di diritto nell’immaginario neoromantico di una Genova uterale e decadente. Elementi forse un po’ abusati: come il giornalista caparbiamente dedito all’alcol, la puttana innamorata, la mala da cartolina, le citazioni di De André. Purtroppo l’autore non sfugge alla malìa di certi stereotipi, si lascia affascinare da queste soluzioni un po’ troppo semplici. È un po’ un peccato, perché il talento c’è. Beccaccini riesce a costruire una storia nera non banale, anzi, assolutamente originale e spiazzante per certi aspetti. Là dove ci si sarebbe aspettati il solito serial killer modaiolo, ecco che il nostro trova una soluzione più accattivante.

Il finale, poi, è ben congegnato, inatteso e sostenuto da un ritmo invidiabile. Ma è tutta la macchina narrativa a funzionare, passando brillantemente sopra qualche piccolo inceppo negli inserti (un diario adolescenziale, un articolo di giornale un po' stralunato, notevole invece il referto di un’autopsia). Beccaccini mostra una buona padronanza della scrittura, sebbene ecceda a tratti in certi manierismi alla Baricco, che rischiano di limitarlo un po’.

Ma sono ingenuità che si perdonano facilmente a questo che è, comunque, un buon esordio: il libro si fa leggere con grande facilità, cattura senza vuoti narrativi. La storia è nascosta bene, si fa scoprire a tempo debito. E, come si diceva, ha elementi di originalità davvero interessanti. L'azione prosegue attraverso un approfondimento psicologico che l'autore riesce comunque a conciliare con l'andamento serrato della narrazione. Non faremo come certi critici tromboni che rimandano il giovane esordiente alla seconda prova: buona, comunque, la prima, e speriamo ce ne sia una seconda.
di Donald Datti

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