Magazine Giovedì 19 giugno 2003

Dieci minuti con Jeffery Deaver

Magazine - Jeffery Deaver, scrittore di thriller, conosciuto al vasto pubblico soprattutto per il suo Il collezionista di ossa, da cui è stato tratto l’omonimo film, è in Italia per un tour di presentazione del suo ultimo libro L’uomo scomparso (Sonzogno Editore, 18,00 euro).
Sarà a Genova, alla FNAC, mercoledì 25 giungo alle 18.30, ma siamo riusciti a rapinargli qualche minuto per una conversazione telefonica.
Estremamente gentile e amabile, ha risposto con precisione analitica, lasciando che il silenzio secco, che seguiva la sua ultima parola, fosse l’ incalzante appello alla domanda successiva.

Prima di essere scrittore è stato avvocato. Come scrittore sente di aver ereditato qualcosa da quella professione?
Sì certamente. E’ stata un’esperienza di grande valore a cui devo molto. Sono fermamente convinto della necessità di creare una solida struttura per ogni romanzo. Ci impiego otto mesi a fare ricerche e a costruire ogni singolo aspetto del libro. Dall’avvocatura ho imparato la tecnica necessaria per fare ricerca e costruire archivi, schemi e rapporti su quanto trovato. Ma anche dalla mia professione precedente, giornalista, ho ricavato un utile insegnamento sull’importanza e le caratteristiche della comunicazione efficace.
Essendo in Italia, mi viene da dire che, dalle mie passate esperienze professionali, ho imparato a distillare, proprio come si fa per la grappa, quindi ad arrivare alla pura essenza delle idee.
In autunno qui a Genova si terrà il Festival della Scienza. La conoscenza dell’uomo immobile sarà una delle tematiche su cui riflettere. C’è una relazione tra lo scienziato che oggi, come nel passato, fa clamorose scoperte proprio dal suo tavolino, senza muoversi, e il suo personaggio tetraplegico Lincoln Rhyme?
Lincoln è uno scienziato, prima di essere ogni altra cosa: a forensic scientist. E’ molto cartesiano, molto empirico. La sua missione è risolvere il crimine. Quello che mi interessava era ricreare una specie di Sherlock Holmes e non aver a che fare con un protagonista che opera sul campo e si sporca le mani. Ho optato per una situazione più simile ad un gioco di scacchi, dove si genera tensione e, di conseguenza, cresce la suspence. L’aspetto introspettivo di Rhyme è perfettamente voluto e costruito, ed è anche l’aspetto più amato dal pubblico.
Ne L’uomo scomparso c’è una figura interessante di narratore, quasi un presentatore, un anchorman, che continuamente esce dalla pagina scritta e si rivolge direttamente al lettore per scuoterlo, ma anche per fargli vivere la lettura quasi come fosse uno spettacolo dal vivo. Qual è il suo ruolo? E a che punto della scrittura lo ha previsto?
Mi fa piacere che tu l’abbia notato. E’ proprio quello il suo ruolo. E’ la prima volta che mi interessa coinvolgere in modo attivo l’audience e intenzionalmente ho fatto sì che il cattivo avesse un suo spazio in cui parlare direttamente al pubblico. Anch’io in quanto autore ovviamente, di continuo mi rivolgo al mio lettore, ma si tratta di un altro tipo di rapporto. Io ho grande rispetto per il mio pubblico e il mio ruolo è quello di condurli dalla prima all’ultima pagina. Quello del cattivo, in questo caso, è di tenerli sulle spine: on the hedge of the sit.
Come ho già detto impiego 8 mesi per le ricerche e per la costruzione del libro, prima di scrivere una singola riga del romanzo, ed è stato allora che l’ho pensato. L’unica cosa è che fino all’ultimo cercavo di dosarlo bene perché non volevo strafare.
Forse è una domanda sciocca ma, da dove viene il nome di questo celebre personaggio: Lincoln Rhyme?
Dal mio veterinario. Cioè Rhyme viene da lui, Lincoln è un nome che mi piaceva e che mi pareva stesse bene con Rhyme.
L’uomo scomparso è diviso in tre parti. La prima è molto più consistente delle altre due, c’è una ragione per questo?
Nella prima parte si stabilisce ogni singolo aspetto del romanzo. Non c’è niente di casuale nel mio stile. Le parti diventano più brevi così come, se osservi meglio, anche i capitoli diventano più brevi e così i paragrafi e le frasi. Perché il mio compito è portare il lettore verso la conclusione e il più rapidamente possibile.
Mi pare che dedichi molto del suo tempo a viaggiare per presentare i suoi libri. Le piace? Che tipo di viaggio è?
E’ una vera e propria attività e la ritengo molto importante. Lo faccio esclusivamente per i miei fans. E’ un viaggio di lavoro, anche molto stancante. Mi sento una rock star in tournée. Ogni volta mi piace essere motivato nell’incontro, divertente, non vorrei mai che fosse una cosa noiosa né per me, né per il mio pubblico, voglio intrattenermi con loro piacevolmente.

Jeffery Deaver presenterà il suo ultimo libro L’uomo scomparso (Sonzogno Editore, 18,00 euro) alla FNAC, (Genova), mercoledì 25 giungo alle h. 18.30

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