Magazine Mercoledì 18 giugno 2003

Il rosa che graffia

Magazine - Il Premio Rapallo Carige all'atto finale. Il concorso letterario dedicato alla scrittura femminile, giunto quest'anno alla diciannovesima edizione, svelerà sabato 21 giugno i suoi vincitori nella cerimonia che avrà luogo a Villa Tigullio (ore 18). In realtà il mistero circonda soltanto il nome della scrittrice che si aggiudicherà il premio principale: la giuria popolare formata da cinquanta lettori dovrà decidere tra Simona Vinci (Come prima delle madri, Einaudi), Francesca Marciano (Casa rossa, Longanesi) e Laura Bosio (Le ali ai piedi, Mondadori), ovvero le autrici e i titoli selezionati dalla giuria di addetti ai lavori tra i trentasette libri partecipanti. Gli altri vincitori già si conoscono: si tratta di Sandra Petrignani, insignita di un Premio Speciale, e di Chiara Marchelli che, con Angeli e cani, si è imposta per il miglior romanzo d'esordio.

Un riconoscimento prestigioso per la giovane autrice originaria di Aosta (ma adesso vive tra l'Italia e New York), che la vede succedere a nomi di rilievo del panorama letterario italiano: citiamo solo Margareth Mazzantini (che quest’anno fa parte della giuria) e Carmen Covito. Un premio meritato, perché il libro della Marchelli è un romanzo coraggioso e ricco di spunti.

Un libro che parla di fughe e ritorni, di indagini interiori e indagini poliziesche. Se volessimo racchiuderlo in una categoria potremmo definirlo un noir. Del resto gli elementi caratteristici della letteratura di genere ci sono tutti: l'inchiesta, l'atmosfera torbida, i personaggi equivoci. Ma sarebbe riduttivo: Angeli e cani è anche un romanzo di formazione, dove tutte le figure sulla scena sono alla ricerca di un'identità, di una soluzione o di una assoluzione. Ma quel che conta di più, è che si tratta di un romanzo dietro al quale c'è un grande lavoro di scrittura a sorreggere una storia forte.

Omicidi, certo, ma soprattutto mercato clandestino di bambini, adozioni illegali: la Marchelli si sporca le mani, non si tira indietro davanti a una storia che chiede di essere raccontata, ma senza fretta: c'è molto studio in queste pagine, molta ponderazione. La struttura è ferrea, il lettore è portato a scoprire elementi fondamentali in maniera apparentemente casuale, in un trascorrere di luoghi e situazioni, di tempo presente e tempo della memoria in stupefacente equilibrio. L'autrice riesce a inchiodare il lettore alla pagina, gli sta addosso e gli toglie il fiato. Non lo fa con immagini violente o ricorrendo a comodi mezzucci splatter: utilizza una scrittura accurata e allo stesso tempo semplice, che procede ora per accumuli, ora per sottrazioni. Una scrittura per niente conciliante, che disegna una realtà che non è vera ma fastidiosamente verosimile.

Il libro racconta qualcosa di straordinario, ma lo fa passando per la quotidianità, per la consuetudine, per l'abitudine. C'è la musica, c'è il cinema, ci sono i gesti e le minuzie di tutti i giorni. Ci sono soprattutto i ricordi, che sono patrimonio comune di tutti i trentenni. Anche per questo il lettore ha spesso una sensazione di disagio di fronte alla pagina, eppure non si può staccare, perché deve proseguire nella corsa verso l’abisso dei vari personaggi. Non concede facili speranze, l’autrice, non ha indulgenza neppure nei confronti dei bambini. Racconta di vite spezzate, e lo fa con lucidità e coerenza.

di Donald Datti

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