Cultura Magazine Lunedì 27 novembre 2017

Il cibo spaziale, un’eccellenza tutta Made in Italy

© ISS-43_Samantha_Cristoforetti_drinks_coffee_in_the_Cupola_@wikipedia

Magazine - In concomitanza con la seconda edizione della Settimana della Cucina Italiana nel Mondo, che dal 20 al 26 novembre ha promosso l’enogastronomia del nostro paese con oltre 100 eventi in 110 paesi, si è tenuta presso il Consolato Generale d’Italia di Parigi una tavola rotonda sul cibo italiano nello spazio.

Se la recente indagine Ipsos sull’attrattività dell’Italia ha mostrato che il cibo italiano è la prima cosa che viene in mente quando all’estero si pensa al nostro paese, certi aspetti di questo successo che includono aree ad alto livello tecnologico sono forse meno conosciuti.

L’eccellenza italiana nel settore spaziale e nella ricerca ed innovazione del cibo per la nutrizione degli astronauti è stato appunto il tema dell’incontro nella capitale francese, lo scorso sabato 24 novembre, in presenza tra gli altri di Franco Malerba, il primo italiano ad essere andato nello spazio nel 1992.

In differita, l’astronauta Paolo Nespoli, alla sua terza missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), che nel messaggio video ha ricordato il grande trionfo che sempre riscuotono i pasti italiani condivisi con l’equipaggio a bordo.  Fu proprio Nespoli a portare per primo i nostri piatti tipici sull’ISS nella sua missione del 2007. Il menu, organizzato allora dall’Accademia Italiana della Cucina in cooperazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la NASA e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), includeva fettuccine, fregola sarda con peperoni, melanzane al pomodoro e ricci di mandorle.

Il cibo è un aspetto fondamentale per il benessere degli astronauti, dalle esigenze nutrizionali di base ai fattori psicologici, dove il pasto viene intenso come momento di socialità e convivialità. La qualità e il sapore del cibo diventano ancor più essenziali perché in condizioni di microgravità si sperimenta un “raffreddore permanente” che alterna la percezione del gusto, come ricorda Giuseppe Reibaldi dell'Accademia Internazionale Astronautica.

Da quel primo pasto di Nespoli, siamo passati alla caponata e tiramisù preparati dallo chef Scabin per Luca Parmitano, fino ad arrivare con la macchina ISSpresso, sperimentata da Samantha Cristoforetti, al primo caffè espresso spaziale.  

Successi tutti italiani operati da Argotec, una giovane azienda ingegneristica aerospaziale di Torino scelta dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) come responsabile dello sviluppo e della fornitura del cosiddetto “bonus food” che gli astronauti europei possono portare sulla Stazione Spaziale Internazionale.

La prossima sfida tecnologica è quella della produzione del cibo direttamente nello spazio considerato l’ingente costo di invio di rifornimenti e i futuri piani di missioni di lunga durata verso la Luna e Marte. Una sfida e un ruolo chiave per il nostro sistema paese nel mantenere questa eccellenza tutta Made in Italy.

 Spazio e Cibo Spaziale in pillole

  • Dallo spazio alle nostre tavole - lo Space Food per terrestri
    I prodotti del marchio ReadyToLunch, sviluppati dallo Space Food Lab di Argotec, sono previsti per gli astronauti europei e pensati anche per le esigenze nutrizionali per noi terrestri. Dai viaggi estremi ai ritmi frenetici della nostra vita quotidiana assicurano, con i loro ingredienti biologici privi di sale, zuccheri raffinati e conservanti, una dieta bilanciata anche su terra. 
  • Il Moon Village - come collaborare alla prossima tappa dell’esplorazione spaziale
    Il Moon Village è un concetto ideato dall’Agenzia Spaziale Europea e sostenuto dal Moon Village Association (MVA), un’organizzazione che vuole essere un forum per lo sviluppo di un villaggio lunare come prima fase di esplorazione verso Marte. Si può collaborare sia individualmente che attraverso  partnership da parte di organizzazioni, start-up e università.
  •  L’universo tra arte e scienza - una mostra al Maxxi da non perdere
    Gravity. Immaginare l’Universo dopo Einstein, dal 2 dicembre 2017 al  29 aprile 2018 al Maxxi di Roma. Indagando le connessioni e le profonde analogie tra l’arte e la scienza, la mostra racconta gli sviluppi della teoria della relatività nella visione odierna dell’universo e le affascinanti ricadute che essa produce ancora oggi in campo artistico. Il progetto è il risultato di un’inedita collaborazione del museo con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare per la parte scientifica e con l’artista argentino Tomás Saraceno per la parte artistica.

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