Magazine Venerdì 15 settembre 2017

Torna alla carica lo Schiavone di Antonio Manzini con Pulvis et umbra

© Wikipdia / Wolfgang Sauber

Magazine - Rocco Schiavone 7° canto? Beh no, mi sono allargata troppo. Scendiamo dalle altezze dantesche e ridimensioniamoci a 7° capitolo, ma che capitolo ragazzi!  Con Pulvis et umbra (Selleio, 2017, 416 pagine, 15 Euro) si passa da Aosta a Roma, con una doppia misteriosa indagine per Rocco Schiavone. Un noir che intriga, dal ritmo perfetto, con un meccanismo ben oliato che non perde mai un colpo. Antonio Manzini dichiara di pensare al suo personaggio come il catalizzatore di una grande e complicata storia sul vicequestore Rocco Schiavone. E a ogni nuovo capitolo, mentre lo lascia vagare svogliato con le clarks ai piedi nel freddo di Aosta, fa entrare anche uno sconosciuto pezzo del suo passato. Affidando al nuovo caso criminale la funzione di cardine per un passaggio vitale. Un affondo psicologico mascherato in un’inchiesta di polizia?                                                                            

Il ritmo dei noir di Antonio Manzini gira all’unisono col travaglio esistenziale del suo personaggio. Si sente responsabile della morte di Adele, e contemporaneamente, da sottoposto a ambiguità e pressioni esercitate dai più alti vertici della polizia. La solitudine incombe paurosa, anche Marina sembra sparita nel nulla lasciandolo alle affettuose leccate di Lupa. E si alambicca in mille rimorsi facendosi carico di tante distorsioni dei tempi che corrono.

In Pulvis et umbra dobbiamo seguire due trame in parallelo. Ad Aosta Rocco Schiavone sopporta male il clima di sospetto creatosi nelle alte sfere delle forze dell’ordine dopo l’omicidio di Adele per mano di Baiocchi e reagisce a modo suo, mettendosi in una specie di sciopero. Ma quando le acque della Dora restituiscono il cadavere di una trans, Baldi il questore lo costringe a rimettersi in gioco. La vittima, argentina, è conosciuta come Juana, all’anagrafe ancora Juan Fernandez ed è stata strangolata. Però quasi simultaneamente a Roma, a Castel di Decimo in un campo verso la Pontina, due cani da pastore hanno scoperto il cadavere di un uomo privo di documenti ma con in tasca un foglietto con scritto un numero di cellulare. Quel numero di cellulare gli sbatte in faccia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette che lo costringe a correre di nascosto a Roma.

Al suo ritorno ad Aosta, mentre è a un passo dal risolvere l’omicidio della trans, la sua indagine, scontrandosi contro i misteri di identità false e protette e di esistenze oscurate viene bloccata dall’alto. Bisogna archiviare il caso, Schiavone deve ingoiare il boccone amaro e ancora una volta rendersi contro che giustizia e verità non coincidono. Ma la storia di Roma lo rincorre con la tenaglia impersonata da Enzo Baiocchi, il feroce nemico in agguato da dieci anni. Rocco Schiavone è di nuovo coinvolto di persona e deve riuscire a chiudere definitivamente il caso. E proprio quando il suo vicino di casa, un ragazzino brufoloso e solo, e la vice ispettore Caterina Rispoli sembra che siano riusciti a scalfire la dura  scorza con cui si avviluppa come un bozzolo, la chiusura delle indagini lo costringe ad affrontare tutte le sue ombre. Ma quando prova ad afferrarle scivolano via, trasformate solo in polvere. La grigia polvere del tradimento. Passa e va il fantasma di Marina, ma restano Lupa, il questore, i compagni di squadra, il disincantato medico legale Fumagalli e la divertente e particolare figura della nuova e stravagante capo della scientifica.

Trama, personaggi, profondità, malinconia e umorismo. Questi sono gli ingredienti che fanno bello un libro e qui ci sono tutti e alla grande. Ci rivediamo tra un anno?

di Patrizia Debicke van der Noot

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