Magazine Domenica 1 giugno 2003

Giugno, il richiamo dei poeti

Giugno inizia all'insegna della poesia. Il mese che porterà alla consueta kermesse festivaliera nonché internazionale di Palazzo Ducale si apre, martedì 3, con ben due presentazioni.
Presso la Libreria Feltrinelli di via XX settembre introdurrà, alle 17.30, la raccolta Annali (Edizioni Oèdipus), di (foto in basso). A Palazzo San Giorgio, nella Sala del Capitano, Franco Croce parlerà, alle 18, di Cerco uno spazio che non sia la fuga (Edizioni Diabasis), di Bruno Musso (foto in alto). Giorgio Scaramuzzino leggerà alcuni versi

L'apertura spetta di diritto a Berisso, che è uno dei poeti di maggior spicco della scena genovese e italiana, già tra gli animatori del Gruppo 93. Se non ricordate il suo nome è perché siete abituati a vederlo associato a quelli di e di Guido Caserza sotto l'insegna del (e ci saranno anche loro, alla presentazione, per leggere alcuni dei testi della raccolta). Assieme, e di volta in volta con altri compagni di avventure, come Piero Cademartori e Marcello Frixione, hanno dato vita, in oltre dieci anni di attività, a reading e spettacoli, perseguendo l'idea di una poesia performata e letta, più che scritta. Andrea Cortellessa ricorda, nella postfazione al libro, che la scelta di non pubblicare risale al 1989, quando Berisso teorizzò la letteratura come opposizione. Si trattava del rifiuto deciso a entrare in quello che era un vero e proprio processo produttivo: scrittore-pagina-libro-lettore che addomestica la letteratura. Lo stesso Cortellessa spiega che ora qualcosa è cambiato. Non ci metteremo qui a cercare di capire cosa, ma ci limiteremo a felicitarci di questo cambiamento. Infatti Marco ha deciso nel 2000 di pubblicare per Derive Approdi il romanzo Il verbale e ora questi Annali, regalandoci un noir e una raccolta di valore assoluto. Una raccomandazione: la poesia di Berisso non è certo semplice, si nutre dell'ibridazione tra il repertorio medievale e l'ideario novecentesco, nella migliore tradizione della sperimentazione linguistica degli ultimi anni. Non è quindi una lettura leggera, ma ne vale la pena.

E veniamo ora all'altro appuntamento di giornata. Se Berisso è un professionista della parola (è infatti assegnista presso l'Università di Genova, dove si occupa prevalentemente di letteratura e filologia due-trecentesca), Musso è un economista prestato ai versi. «Non vedo incompatibilità tra la professione di imprenditore e quella di poeta», afferma. E si affretta ad aggiungere, «poeta tra virgolette». Perché per lui la pratica poetica, ancorché indispensabile «a livello di sopravvivenza», non è certo un mestiere. «Scrivere non richiede molto tempo: quando viene, viene, e bastano dieci minuti. Poiché sono un economista, e ragiono in termini di produttività, calcolo che Montale abbia scritto in media una poesia ogni tre settimane…». L'affermazione può sembrare provocatoria, ma non si pensi che Musso non prenda la scrittura sul serio. È un grande conoscitore della letteratura italiana, cita con facilità da D'Annunzio, Montale, Dante. Pratica la difficile strada della metrica (del resto, citando: «le rime sono come le Dame di San Vincenzo: continuano a bussare») e non è uno scrittore della domenica. Il suo stile è piano, rifugge dagli sperimentalismi, ma non abdica alla dignità letteraria. Tra i suoi ammiratori, Croce parla di un genio assurdo che lo privilegia. E allora ben venga questa sorta di "diario dei cinque anni" (le liriche proposte sono composte dal 1997 al 2002), arrivato un po' per caso e pubblicato per quella casa editrice che lo aveva contattato per un libro di economia «che presto scriverò».
di Donald Datti

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