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Uno scatto per fermare la storia

Mostre e musei Magazine Martedì 27 maggio 2003

Magazine - Tra le iniziative organizzate a Milano per festeggiare il 55° anniversario della fondazione dello stato d’Israele è stata allestita nel chiostro di Palazzo Isimbardi una mostra fotografica. I diciotto autori presenti sono tra i migliori fotografi attivi oggi in Israele, molti dei quali nativi altri provenienti da Francia, Germania, Russia ed Iraq.
Arturo Schwarz, presidente degli Amici del Museo d’Arte di Tel Aviv, associazione che ha promosso la mostra insieme alla , sottolinea l’importanza storica dei fotografi ebrei.

«I loro scatti», dice Schwarz, «testimoniano la perennità della presenza di una grande comunità in quella che fu la Palestina e documentando poi la storia dello Stato di Israele».
Questa mostra collettiva è l’occasione per conoscere l’aspetto meno noto, la vitalità e la creatività delle nuove generazioni di artisti. Così la guerra che da anni insanguina quella regione è solo debolmente ricordata negli scatti di Adi Nes, nei suoi soldati distesi sulle brande sotto le tende da campo e Tel Aviv è lo sfondo o il soggetto principale nelle immagini di Pavel Wolberg e Yossi Breger.

Tomer Ganihar sceglie invece le scene di un matrimonio, i canti, le danze, il colore e il movimento mentre Ahlam Ghibli concentra l’obiettivo sulla vita quotidiana dei Beduini. E c’è anche chi come Einat Arif-Galanti, la fotografa più giovane della mostra, preferisce dedicarsi alle nature morte con frutta e cibi, strizzando l’occhio ai pittori fiamminghi del diciassettesimo secolo.
La varietà degli stili e dei soggetti, dell’uso del bianco e nero o del colore nasce, secondo Schwarz, «dalla molteplicità di situazioni climatiche, fisiche, ambientali e sociali che si riscontrano in un paese più piccolo della Lombardia».

Gabriele Di Totto

La Nuova Fotografia Israeliana
Palazzo Isimbardi
Corso Monforte, 35 Milano
Dal lunedì al sabato ore 10.00-13.00 e 14.00-18.30
Fino al 7 giugno
Ingresso libero

In alto: Tel Aviv, foto di Tossi Breger. La foto in basso è di Avraham Hay

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