Biennale di Venezia 2017: Viva arte Viva. Da Roberto Cuoghi a Damien Hirst - Magazine

Biennale di Venezia 2017: Viva arte Viva. Da Roberto Cuoghi a Damien Hirst

Mostre e musei Magazine Lunedì 22 maggio 2017

di Paola Gaggiotti
Damien Hirst - Treasures from the wreck of unbelievable
© Paola Gaggiotti
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Magazine - Viva arte Viva è il titolo della 57esima Biennale d’Arte di Venezia, curata da Christine Macel. La mostra è strutturata in otto padiglioni che si snodano fra i Giardini e l’Arsenale: Padiglione degli Artisti e dei Libri, Padiglione delle Gioie e delle Paure, Padiglione dello Spazio Comune, Padiglione della Terra, Padiglione delle Tradizioni, Padiglione degli Sciamani, Padiglione Dionisiaco, Padiglione dei Colori.

Lo spettatore è naturalmente spinto a sentirsi a casa in alcuni di questi padiglioni, a comprenderne meglio il loro linguaggio, così come potrà sentirsi estraneo o lontano dagli altri. La mostra ci tende la mano, ci accompagna senza troppi misteri o sovrastrutture di pensiero direttamente verso l’opera. Non propone cambiamenti epocali, non fotografa apocalissi, non contempla artisti eroici ma semplicemente artisti.

Il pubblico è talvolta chiamato a interagire con l’opera o l’artista, le modalità sono lievi, delicate, somiglianti a un timido tentativo di chiedere e di chiederci se non sia il caso di deporre per qualche istante la tecnologia (la stessa che ci ha anticipato ogni immagine di questa mostra, attraverso il mondo virtuale, ancora prima di viverla nel reale) e guardarci per qualche istante negli occhi, scambiarci qualche parola o gesto, fermarci nell’attimo dell’osservazione dell’opera.

In quest’osservazione potremmo forse stupirci e capire che a volte i piccoli gesti, le riscoperte, la cura delle relazioni, possono essere la scintilla che genera quel cambiamento che sempre più auspichiamo per l’essere umano.

Fra le partecipazioni nazionali quest’anno ha spiccato la Germania, vincitrice del Leone d’oro, ma particolare attenzione va prestata al Padiglione Italia, curato da Cecilia Alemani che ha chiamato Roberto Cuoghi, Adelita Husni-Bey e Giorgio Andreotta Calò a comporre Il mondo magicoIl padiglione sorprende, e ciò che sorprende di più è la qualità e il forte impatto emotivo delle opere, in particolare quella di Roberto Cuoghi che difficilmente esce dalla testa nelle ore e nei giorni successivi.

La Fondazione Prada e Palazzo Grassi presentano anche quest’anno gli eventi collaterali fra i più significativi: Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana non può lasciarci indifferenti nemmeno questa volta. La mostra presenta installazioni monumentali e ricostruzioni fedeli alla fantasia dell’artista.

La mostra The Boat is Leaking. The Captain Lied alla Fondazione Prada invece mette in relazione arte, cinema e scenografia attraverso le opere di Alexander Kluge, Thomas Demand, Anna Viebrock e il curatore Udo Kittelmann. Anche in questo caso il dialogo produce un senso di allontanamento dalla realtà, ma lo affronta non con l’irreverenza di Hirst, bensì con il rigore formale per approdare anch’esso in una dimensione teatrale dell’arte.

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