Attualità Magazine Martedì 16 maggio 2017

Barriere architettoniche e barriere mentali, questione di civiltà

Magazine - Colgo l’occasione di un articolo letto su Superando.it, riguardante un ragazzo disabile di Foggia, per parlare ancora una volta di barriere, non architettoniche ma mentali.

La vicenda ricalca tante storie risapute. Un disabile esce con gli amici, trascorre una bella serata, ma quando deve andare a casa si vede sbarrare la strada da un’auto parcheggiata davanti uno scivolo di un marciapiede. Ecco il solito incivile che se ne frega degli altri.

Qui non si tratta di leggi non rispettate, di inadempienze o lacune comunali o politiche. Il problema è molto più complesso e profondo. Nonostante le continue battaglie per i diritti civili, i continui richiami e le campagne stampa per una vita dignitosa e normale quanto possibile, ancor oggi manca in Italia una vera cultura dell’inclusione, del rispetto dell’altro, sia esso disabile o meno.

Quando si posteggia nei posti riservati e senza contrassegno, o davanti a scivoli, pedane o ascensori, quando si volta la faccia dall’altra parte per non vedere e sentire chi ha bisogno d’aiuto, in quell’essere indifferenti e insensibili agli altri, si dimostra un totale egoismo e un’insopportabile inciviltà e ignoranza.

Bisognerebbe che tutte queste persone “distratte” andassero a scuola di “sopravvivenza” di tutti gli ostacoli che impediscono una normale vita sociale alle persone con disabilita diverse, per almeno un mese. Forse, solo così, si renderebbero conto di quanto sia frustrante, umiliante, dover fare i conti ogni giorno con le barriere architettoniche, mentali, culturali.

Come ho ribadito più volte in altre occasioni occorre un maggior coinvolgimento delle parti sociali, politiche, istituzionali, e anche una più incisiva partecipazione dei soggetti interessati, cioè le persone con disabilità, perché si possa finalmente cambiare la cultura civile di questo paese.

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