Magazine Martedì 16 maggio 2017

Gli eredi, il nuovo thriller incubo di Wulf Dorn

Magazine - Un attacco da incubo per Gli Eredi di Wulf Dorn (Corbaccio, 2017, 324 p, 17, 60 Euro), con la telefonata di un testimone che denuncia un grave incidente della strada nella notte mentre nella zona infuria un uragano… Purtroppo l’elicottero dei soccorsi non può levarsi in volo e, quando finalmente dopo quarantacinque minuti i pompieri e l’ambulanza raggiungono il posto, trovano una giovane donna ferita, ma miracolosamente ancora viva. E adagiato nel bagagliaio della sua auto il cadavere di una bambina a cui è stato sparato un colpo in testa.

Il testimone e la sua macchina però non ci sono più, hanno proseguito. Ma nel paese più vicino al luogo dell’incidente, un ridente sito montagnoso affollato di turisti in estate,  la polizia non trova nessuno. Sembra che tutti gli abitanti siano spariti. Qualche giorno prima Linda Hoffmann, una donna incinta, moglie di un benzinaio, si è pugnalata al ventre fino a uccidersi.

La donna ferita, Frau Laura Schrader, ancora sotto choc straparla e dice cose che fanno pensare ai medici e alla polizia che sia in uno stadio di delirio paranoico.

Con una situazione così terrificante, Frank Bennell, poliziotto sessantenne ma sempre un segugio al top, decide di far intervenire lo psicologo Robert Winter, che ha già collaborato più volte con lui, e gli affida l’incarico di provare a far luce sul caso più difficile e sconvolgente della sua vita.

Laura Schrader, la donna alla guida dell’auto dell’incidente, dovrebbe sapere, poter spiegare l’accaduto. Ma quanto dice è plausibile?

Quanto racconta sembra la quintessenza dei peggiori incubi umani, il frutto malato di una psiche profondamente disturbata da un trauma mentale. Però quanto dice, benché incredibile, ha la sua logica ed è esposto senza esitazioni in modo calmo e preciso. Sembra di ascoltare gli effettivi particolari di una spaventosa esperienza reale.

Le parole di Laura, che riferisce di sussurrate voci inquietanti che la turbano profondamente, mettono in scena anche la dimensione horror di alcune drammatiche rappresentazioni di sangue e di morte: in Cambogia , in Ucraina, ad Accra, in Iraq, con i bambini costretti dall’Isis a barbare esecuzioni e altre assurde aberrazioni dei nostri giorni, quali quella accaduta realmente, con la strage commessa dalla piccola Lucy Walker. Tante immagini che si rincorrono nel suo narrare e che portano a una atroce verità impossibile da sostenere.

Ma Bennell e Winter dovranno ascoltare fino in fondo e ripercorrere sulle orme del narrare di Laura Schrader per riuscire a capire se ci sia un legame tra l’assassinio di una bambina e il paesino di montagna abbandonato. Ma se non ci fosse abbastanza tempo? Se ormai  fosse troppo tardi per svelare il mistero e risolvere il caso? E soprattutto con l’uomo che va avanti incurante di ogni limite, schiacciando tutto e tutti, nel mito di ricchezza, successo e potere, come bloccare un processo inarrestabile, l’arrivo di una catastrofe provocata dalla nostra aberrante e presuntuosa follia?

Stavolta Wulf Dorn lascia un po’ dietro l’angolo i suoi canoni più classici che abbiamo letto in La psichiatra, Phobia, Incubo ecc. e costruisce una funambolica favola amara su base horror e quasi a binario unico, perché affidata per la maggior parte alla voce narrante di Laura Schrader. Una favola amara in cui si mischiano temi di spaventosa attualità, come l’inquinamento e l’imbarbarimento del pianeta, la cattiveria insita nell’uomo (che forse nasce con lui) a un fantascientifico soprannaturale che dovrebbe regalare al futuro una pseudo vita da zombie con per unico scopo la sopravvivenza. Quale invece potrebbe mai essere?

C’è solo un esile confine tra reale e irreale che fa riflettere, mette in guardia e fa molta paura. Certo è che non esistono formule magiche. In Gli eredi però trovate un avvertimento preciso: attenti, piantiamola di buttarci dietro le spalle un problema perché non ci tocca personalmente, evitiamo la colpevole indifferenza davanti alle altrui sofferenze e pensiamo invece a lavare meglio la nostra coscienza.

di Patrizia Debicke van der Noot

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