Concerti Magazine Giovedì 15 maggio 2003

Il mistero Cammariere

Il quesito da porsi è: Come mai Sergio Cammariere giunge al “successo” a 40 anni suonati, dopo una vita passata a suonare in locali e piano bar?
Qualche idea ce l’ho, ma mi piacerebbe ricevere le Vostre opinioni.
Conosco il musicista crotonese, lontano cugino e compaesano del sottovalutato e da riascoltare Rino Gaetano e come lui emigrato a Roma “per fare musica”.

Conosco Cammariere da più tempo del “grande pubblico”. Non per particolari doti di preveggenza, ma grazie a quell’insostituibile fucina di nuovi talenti italiani e mondiali ed insieme rivitalizzatore di vecchi “eroi”, magari ingiustamente accantonati, che è il Club Tenco di Sanremo. Così Enrico De Angelis, del direttivo del Club, lo presentava nel Cantautore – edizione 1997: "attivo da tempo, non ha ancora ottenuto l’attenzione che il suo talento merita".
Giudizio tanto essenziale quanto centrato, visto il successo immediatamente ottenuto in occasione dell’esibizione all’Ariston.
Ulteriore conferma veniva dalla decisione dell’I.M.A.I.E.–Istituto per i diritti degli Artisti Interpreti Esecutori, di concedergli una borsa di studio.

Altra cosa l’esibizione al “Premio Tenco 2002”, che lo vede premiato con la “Targa Tenco” per l’opera prima, assegnata all’album Dalla pace del mare lontano e che risulta una semplice conferma di un talento definitivamente affermatosi all’attenzione generale.

E ulteriore, gradita conferma, ha avuto chi ha assistito al concerto che Cammariere ha tenuto a Genova lunedì 12 maggio al Politeama. Un concerto che è la presentazione live del disco, in pratica il primo, rilanciato e rivisto dopo il terzo posto al Festival di Sanremo, catapultato addirittura al numero 1 delle classifiche di vendita.
Si presenta in trio, con i fidi ed impeccabili Luca Bulgarelli al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. È una formazione che va per la maggiore in ambito jazz, un nome per tutti, Keith Jarrett (non perdete il tour Italiano di quest'estate). E il suono di Cammariere vien fuori proprio dal saper condire evidenti radici jazz e swing con una spruzzatina di Sudamerica e riconnettere il tutto alla tradizione alta della canzone d’autore.

Bastano, tuttavia, pochi minuti per scoprire che la dote principale di Cammariere è quella dello strumentista. Un pianista di grande personalità e sensibilità non usuale. Riplasma le canzoni, allungandole, modificandole, lanciandosi in a solo, fa insomma tutto quello che su disco, per ovvie rigide ragioni di tempi, non è permesso. I canonici tre-minuti-tre gli stanno davvero troppo stretti.

Un’altra singolarità di Sergio è che non canta parole sue, ma testi opera di Roberto Kunstler, suo sodale da sempre e se ciò ha creato qualche polemichetta sulla sua “qualifica” di cantautore (ma come dimenticarsi del connubio Battisti-Mogol?), non ha alcun effetto negativo sull’esito artistico.
Sono canzoni d’amore, ma anche invocazioni di pace e di giustizia. Delicato l’omaggio al grande chansonnier francese Charles Trenet con la cover de La mer, tradotta da Pasquale Panella, paroliere dell’ultimo Battisti. Il pubblico genovese dimostra di apprezzarlo e di conoscerlo, segue con una concentrazione non comune tutti i brani e si scioglie in insistiti applausi solo alla fine di ognuno, come per non turbare il feeling particolare che volteggia all’interno del teatro.

Il personaggio è piuttosto introverso e non abbandona quasi mai l’ala protettiva del suo pianoforte, "mi sento un po’ genovese, permettetemelo", ringrazia più volte e applaude a sua volta, prima della standing ovation finale che Genova gli riserva con convinzione.

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