Magazine Mercoledì 14 maggio 2003

Paradiso e potere

Paradiso e potere è preceduto da grandi aspettative. Robert Kagan viene dipinto come l'"ideologo" dei Neo-Conservative, e questo gruppo è l'ispiratore della nuova "dottrina Bush": ce n'è abbastanza per affrontarne al lettura con trepidazione. Fin dalle prime righe, però, e per tutte le 117 paginette, si ha l'impressione di sorbire un brodo troppo allungato, di quelli dove da un osso e una cipolla si cerca di sfamare una famiglia.

Forma e sapori a parte, la sostanza del pensiero di Kagan è che gli Europei si possono permettere pensioni, assistenza sanitaria e lunghe ferie (il "paradiso") grazie al basso livello delle spese militari, consentito dalla protezione Statunitense (il "potere"). È l'immagine del free ride (prendere l'autobus senza pagare il biglietto): Kagan è paterno nell'accettare i "vecchi europei" a bordo, ma suggerisce con fermezza di non disturbare il conducente. In fondo - dice esplicitamente - finché erano Francia, Gran Bretagna e Germania a dominare il mondo, l'uso della forza era frequente e ben tollerato (e il meglio che hanno saputo farne è stato distruggersi a vicenda per due volte in cinquant'anni). Agli Americani, che quasi controvoglia si ritrovano superpotenza, non pare giusto che si cominci a credere nel diritto internazionale e negli accordi multilaterali proprio ora che a comandare tocca a loro.

I deboli favoriscono sempre la mediazione e la diplomazia, perché sono gli unici strumenti che hanno. All'Unione Europea non si porrà mai la questione del quando e come attaccare un altro paese, per la fondamentale ragione che non ha i mezzi per farlo. In queste condizioni, credere nella pacifica convivenza è questione di mancanza di alternative prima che di principi. Su questo, difficile dare torto a Kagan: non ci illudiamo che esista una superiore moralità da questo lato dell'Atlantico. Se la Francia - ed è solo un esempio - avesse le armi e la tecnologia per sottomettere una media potenza in due settimane con perdite umane minime lo farebbe, perché sottoposta alle stesse pressioni sociali e culturali che sono presenti in USA.

Kagan ci invita a svegliarci: rinchiuso nel proprio paradiso artificiale, il Vecchio Continente si illude che il nostro pianeta sia pronto alla pacifica convivenza; là fuori, invece, c'è una giungla, e se un orso imbizzarito ci carica ringhiando, faremmo meglio a sparargli prima che ci stacchi la testa con una zampata.

La natura di questi ragionamenti e la loro (scarsa) raffinatezza intelletuale ci fanno sospettare che questo breve saggio sia un'opera di divulgazione. Lo conferma lo stile semplice e l'abbondanza di ripetizioni. Alle metafore di Kagan attingeranno a piene mani commentatori poco fantasiosi e tanti, tantissimi analisti da bar.

Paolo Miscia
di Donald Datti

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