Concerti Magazine Venerdì 10 febbraio 2017

Sanremo 2017: Ermal Meta vince la serata cover. I 10 momenti migliori

Ermal Meta vince la Serata Cover
© Marina Mazzoli
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Magazine - Ecco il pratico (e agile) manualetto di auto aiuto per chi non abbia guardato il Festival, ma non voglia farsi trovare impreparato. Utile per non trovarsi esclusi dalle conversazioni aziendali o privati della vita sociale per tre giorni lunghissimi

La terza serata richiede un salto di qualità: limitare le informazioni per una partecipazione passiva, in favore di un paio di provocazioni, forse tre. Ormai potete farcela (forse). Si raccomanda tuttavia di lanciare il sasso e ritrarre la mano: siete preparati ma non (ancora) competenti.

1. Provocazione uno, di riscaldamento: le coppie che cantavano insieme sono state eliminate, un caso? Io non credo (cit. per aver l'aria di volerla buttare in caciara da subito). È proprio una scelta perdente: si vede subito che i due sono poco affiatati e, spesso, non proprio adatti a esibirsi insieme.

2. Provocazione due, per i lettori più abili nell'arte del bluff: non è basterebbero quattro giorni per fare un Festival più degno e meno noioso? La serata cover è una specie di intervallo micidiale che ammazza la tensione. Vero che c'è un vincitore, ma la competizione si sente poco. Sembra un riempitivo, seppur ben costruito, per incollare allo schermo i fruitori tradizionali del Festival: il pubblico dai cinquanta in su. Che ieri ha cominciato a cantare con il piccolo coro dell'Antoniano, canzoncine anni '60/'70 e non si è fermato più. Ma è discretamente umiliante per i cantanti in gara, che fanno scelte ambiziose e si ritrovano in competizione con i grandi interpreti del passato, più che tra loro. Umiliante perché di fatto nessuno è all'altezza.

3. Provocazione tre: la bomba. Per provocatori più che abili: manca il sangue, quello che solo Pippo sapeva far versare copiosamente. La coconduzione tanto ben gestita da Conti e de Filippi ha dato il colpo di grazia alla gara. Ma senza quella, Sanremo non è più Sanremo. Sembra registrata in studio tanto fila liscia, senza scosse, senza lacrime, senza un fremito. Tutto patinato. E non è l'eccesso di ospiti perlopiù inutili e privi di charme a rendere interminabile la serata, è la mancanza. La mancanza d'anima e cuore, sudore e sangue, che forse - come dice il luogo comune sul Festival - anche questa volta è lo specchio della trasformazione della società. (Finita la concione, conviene buttarla sulla società, ché reggere l'argomento Sanremo ormai senz'anima è un impegno pesantino).

4. Abbigliamento: de Filippi esordisce con con un abito finalmente corto, nero, con stampe a fiori e applicazioni di cristalli swarovski, calzava sandali di raso rosso, un tocco di colore molto atteso. Il secondo abito non era per lei: pizzo nero con trasparenze, vabbè. La cantante più elegante era Bianca Atzei, in abito lungo Antonio Marras, chiffon bianco e fiorito, peccato per la balza in fondo. Segue, al solito, Elodie con un abito lungo di seta verde scuro. Molto bello, ma la invecchia.

5. Ancora look: da una parte questo 67° Festival è stato caratterizzato dai tatuaggi, sempre più vistosi, dall'altra, dalla svolta definitiva - soprattutto per i cantanti - verso l'addio all'abito da sera. Gabbani coi maglioncini di lana cotta prima arancio e poi turchese, Raige col bomber di raso rosso, Zarrillo in jeans e giacca carta da zucchero a quadri rossi hanno segnato una svolta. Bisognerà farsene una ragione.

6. La scala del terrore. Quest'anno è trasparente. L'unica vera sfida del Festival, infatti spaventa tutti, anche gli attori e i performer più consumati scendevano a testa china. Nessuno ha ancora osato guardare davanti a sé come ai vecchi bei tempi e tenere il pubblico col fiato sospeso in attesa del ruzzolone. De Filippi non l'ha ancora affrontata, ma c'è da scommettere che lo farà.

7. Ospiti. Per fortuna ce ne sono sempre un paio che che fanno urlare l'Ariston, i telespettatori e gli utenti social. Ieri l'incantevole Orquestra de reciclados de Cateura (Paraguay) che si esibisce con strumenti ricavati dai rifiuti, ha preceduto un Mika grandioso, che ha cantato la diversità - il gender direbbero le circa sei sentinelle in piedi che hanno manifestato con i loro tristi cartelli vicino all'Ariston - e poi conversato con l'orchestra.

8. Ospiti da dimenticare: anche ieri momenti lacrime in tasca con l'ostetrica che ha fatto nascere millemila bambini, di cui fa più figo dimenticare il nome che citarlo e le figlie di Alain Delon e Jean-Paul Belmondo, signore completamente inutili, al punto che non si capisce perché siano state invitate (per i nomi, come sopra).

9. Ospite indimenticabile, che verrà dimenticata, la signora di 105 anni che ha coronato il sogno di tutta la vita: cantare a Sanremo Quel mazzolin del fiori. Mariuccia Bernacchi - nome da sapere almeno per un giorno, non fosse che per riconoscerlo - verrà dimenticata, ma ha commosso tutti.

10. Informazione tanto noiosa quanto indispensabile: la gara delle cover è stata vinta da Ermal Meta, seguito da Paola Turci e Marco Masini. I big esclusi dalla competizione sono: Nesli e Alice Paba, Raige e Giulia Luzi, le due coppie di cui abbiamo parlato sopra.

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