Concerti Magazine Martedì 15 aprile 2003

Baldoria in salsa tzatziki

Magazine - Ellnikh giorth. Potrebbe sembrare una frase rubata al lessico che Tolkien ha inventato per la Terra di Mezzo: in realtà, si tratta di greco moderno, e indica una delle migliori espressioni della cultura ellenica: la festa.

L’ambiente è piccolo, soffitto a volta, pochi tavoli di legno scuro lungo le pareti. In un angolo, Labros è impegnato a scegliere i cd, attorniato da chi non intende buttarsi nella mischia e ritiene, giustamente, che il palchetto col mixer sia zona franca. Non sparate sul deejay.
Al di sopra della selva di teste, tra le voltine e l’immancabile cappa di fumo denso e appiccicoso, non è difficile scorgere subito Panagiotis, altissimo, impegnato a ballare con Sophia, dagli occhi d’ebano. Cerco ed incrocio lo sguardo celeste di Ioannis, ci salutiamo cameratescamente da lontano, troppe persone interposte tra noi: c’è tanta gente, stasera, molti italiani.

Xristina brilla di luce propria, come sempre: ci salutiamo ridendo, tenendoci le mani ai due estremi di un tavolo. È un continuo passaparola: chi c’è, chi deve ancora arrivare, chi non sarà della partita. Melina e Kostas forse arriveranno più tardi, Sara non può… E Maria?

Ecco Bigalis, con la bella Aphrodite: è galante, mi regala un baciamano.

Ho portato con me due amiche: non erano mai state ad una festa greca, le vedo un po’ spiazzate. C’è molto rumore, la gente spinge senza riguardi, ma i visi di tutti sono sorridenti. Bella atmosfera. Ci si libera in fretta delle sciarpe, dei cappotti e degli ombrelli. Bisogna prepararsi alle danze. Subito, Panagiotis mi prende per mano, balliamo un po’ di disco anni ’70.
Mi raggiungono le mie amiche, poi Angeliki, si aggiunge Lenin. Formiamo un gruppetto, c’è anche Alexandros, impegnato a trovare una ragazza che gli offra da bere. Ben presto, arrivano i veri balli greci, li attendevo impaziente. Poche decine di minuti, e siamo già fasciati di sudore, il fiato sa di fumo, i capelli di birra. Silvia vuole imparare a muoversi bene, per non sfigurare: la metto nelle mani di Angeliki, cerco di convincere un altro Panagiotis a fare da maestro a lei e Laura. Arriva Lila, il gruppo si allarga, ancora baci, saluti.

Troppo presto, le mie amiche vanno via: giusto in tempo per deliziarle col mio paso doble con Panagiotis, xtylos, l’alto.
Le danze di coppia hanno l’aspetto di un corteggiamento serrato: c’è un grande contatto fisico, molta intimità, ma mai volgarità. I corpi sudati si attraggono e si allontanano, uniti dal tocco trasparente delle mani, dai fili invisibili cuciti sui polpastrelli dalla musica. I ragazzi guidano i movimenti dei corpi femminili, segnando le loro traiettorie con le mani poggiate sui loro fianchi, invitandoli ad arcuarsi spasmodicamente all’indietro e ad ondeggiare nei momenti più intensi dei brani, con i capelli delle fanciulle spesso sciolti, come alghe marine, nella tempesta di sudore. «Vai giù, tranquilla, ti tengo io…». Mi meraviglio sempre per quanto la mia schiena riesca a flettersi.

Le ragazze si muovono come odalische, i loro bacini sembra siano stati creati per essere soggiogati dal ritmo. Spalle, ginocchia, seno e glutei: tutti estremamente coordinati, per creare -come in una danza dionisiaca- figure ondeggianti ed ammiccanti, pregne di fascino.
Sono quasi le due, ma la folla, anziché diminuire, pare aumentare: vengono portati via due tavoli. Ioulia balla all’interno di un cerchio umano: è una di quelle danze singole che mi piacciono un sacco, mi è stato detto che venivano ballate dai guerrieri prima di scendere in battaglia. Dall’altro lato della sala, c’è Demetris. Poggio un ginocchio per terra, scandisco il tempo battendo le mani, insieme ad Angeliki che lo incita in greco: si forma un cerchio anche intorno a lui. Ondeggia accanto a ciascun anello della catena umana, regala un sorriso ad ognuno, penso ad Achille prima di qualche scontro. Alla faccia dei luoghi comuni. Spunta anche Maria, finalmente.

Mi offrono vino bianco, non è Retsina. Mentre sorseggio cauta l’alcool, apprendo da Alexandros un detto greco: Uomo senza pancia, donna senza tette. Uno dei suoi amici italiani dice: Tutte scuse…. Stavolta penso alla pupa di Bruce Willis in Pulp Fiction.

Alle tre, le luci si alzano, la festa volge al termine. Mi infilo sotto un divano per recuperare l’ombrello. Un bacio a Bigalis, uno a Panagiotis, c’è confusione, le facce sono tante, giro velocemente per la sala. Recupero Lila e Xristina.
Ben coperte contro il freddo della notte, con Angeliki ci dirigiamo verso casa, soddisfatte per l’ennesima ubriacatura di vita. Ola kala. Tutto bene.

di Teardrop

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