Concerti Magazine Lunedì 14 aprile 2003

Ruhe…ruhe…

Sabato 12 aprile presso la Chiesa Parrocchiale di Sant’Olcese è stata rappresentata l’opera di …Ruhe!…Ruhe!… ovvero un “Libero ragionamento sulla sofferenza, attraverso la lettura della Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo”.
Il percorso artistico di questo musicista è tanto spiazzante, quanto ricco di fascino: tastierista negli anni Ottanta del gruppo progressive The Great Complotto, nel decennio successivo Besagno s’è cimentato nella canzone d’autore con risultati assai interessanti, ma non solo. Infatti la sua curiosità musicale lo ha condotto a studiare le radici popolari del canto ligure, divenendo poi maestro concertatore dei Canterini di Sant’Olcese. Nel cassetto c’è un’altra passione: la musica elettronica sperimentale, tanto da dividere la sua febbrile attività tra le armonizzazioni vocali del trallalero e l’elettroacustica, approfondita con uno dei più stimati ricercatori del settore, il Maestro Riccardo Dapelo.
In questo iter dominato da una sorta di eterogeneità espressiva, il rischio di cadere nella trappola della dispersione è sempre incombente ma Besagno dalla sua ha l’arma migliore: quello studio che non si trasforma mai in tecnica fine a se stessa ma alimenta, ricerca su ricerca, suggestioni del cantautorato più alto (De André, Conti e Fossati), le magie sotterranee dei canti popolari (trattati con rigore bachiano) e la complessità astratta delle ultime frontiere del rumore.
…Ruhe!…Ruhe!…(“Silenzio! Silenzio!”: imperativo tedesco di memoria leviana) mette in luce tutti questi elementi formativi: l’ idea (originale) di cantare la Passione in genovese, facendo intervenire i Canterini sparsi tra il pubblico, come se fossero dei “personaggi” in cerca di “compositore” e di “buone novelle”; gli inquietanti break multimediali di immagini proiettate su uno schermo, messaggere di sofferenze storicamente apocalittiche (i campi di concentramento, la fame nel mondo, etc.), contrappuntate da manipolazioni sintetiche di pianoforti e click fotografici. Il messaggio supera la pura convenzionalità religiosa, legata all’evento pasquale, e si fa breccia nella coscienza civile di ognuno: la sofferenza di Cristo è solo un exemplum di una sacra rappresentazione che rimanda ad un male di vivere non intrinseco ma causato dall’uomo stesso.
Da segnalare anche l’ ottimo affiatamento live con le levità percussive di Pierpaolo Tondo (The Great Complotto) e con la chitarra di Sandro Secchi.

Riccardo Storti

Nella foto Paolo Besagno

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