Teatro Magazine Giovedì 13 ottobre 2016

Addio a Dario Fo. È morto il giullare Premio Nobel

Dario Fo

Magazine - Addio a Dario Fo, il premio Nobel per la Letteratura 1997 è morto oggi, giovedì 13 ottobre, all'età di 90 anni, presso l'ospedale Sacco di Milano, dove era ricoverato da un paio di settimane, per complicanze polmonari.

Artista poliedrico, attore, drammaturgo, scrittore, pittore, regista, scenografo e attivista militante, nella sua lunga carriera Dario Fo ha abbracciato i più diversi campi della cultura, accompagnato per oltre 60 anni dalla moglie Franca Rame con cui ha condiviso vita e arte.

Uomo di teatro a tutto tondo, Dario Fo non ha mai abbandonato il suo spirito da giullare, che gli è valso anche il Nobel, conferitogli proprio con questa motivazione: «Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».

Anticonformista e anticlericale, attraverso la satira e il rovesciamento grottesco e giullaresco, nelle sue opere ha sempre mostrato l'avversione al potere costituito e alla morale comune.

Ispirato dalla commedia dell'arte e dalla farsa, Fo ha saputo trasportarla ai giorni nostri, concentrandosi sull'aspetto satirico, cercando spesso di raccontare i fatti dell'attualità attraverso un'ottica alternativa.

Con Mistero buffo del 1969 e il recupero del gramelot, linguaggio che mescola dialetti, suoni e onomatopee è stato il modello per la nascita del teatro di narrazione.

Instancabile, fino all'ultimo Dario Fo si è dato al teatro: ancora la scorsa primavera era in scena con una nuova versione di Mistero Buffo al LinearCiak di Milano, mentre da poco aveva dato alle stampe Razza di zingaro, di cui aveva creato anche una mostra.

Tanti anni fa Dario Fo era venuto anche a trovarci nella redazione di mentelocale.it insieme a Franca Rame, in occasione della mostra del figlio Jacopo. Alcune delle creazioni di quella mostra sono ancora visibili sulle pareti del ristorante disopra.

Una delle ultime occasioni in cui l'avevamo incontrato a Genova era quando aveva realizzato un murales per il Teatro dell'Archivolto dedicato alla figura di Ipazia. Ci piace ricordarlo con le sue parole: «Ma un popolo sarà civile grazie a sottomarini da combattimento e velivoli da guerra o attraverso quello che possono realizzare i giovani grazie alla conoscenza, alla creatività, all'immaginazione e alla fantasia?».

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