Magazine Giovedì 6 ottobre 2016

La congiura di San Domenico, thriller storico di Patrizia Debicke

San Domenico
© Shuttestock

Magazine - L’ultimo giallo storico di Patrizia Debicke van der Noot, La congiura di San Domenico (Todaro edizione, 2016, 265 pagine - Acqusita su Ibs) è la seconda indagine di Julius von Hertenstein, la Sentinella del Papa che ci riporta, coltivando con sapienza l’arte del mistero e dell’intrigo, nell’età moderna.

Siamo a Bologna nel 1506, dove un inquisitore viene trovato ucciso, trafitto da un crocifisso d’argento, nella basilica di San Domenico, mentre una affascinante strega, l’Erbolaia, una donna dagli occhi di colore differente, scompare dalle segrete del convento dove era tenuta prigioniera. Julius si trova a Bologna a seguito di Papa Giulio II. È in città per ripristinare il governo dello Stato Pontificio e si troverà costretto a indagare, con un aiutante d’eccezione, il Maestro Michelangelo Buonarroti, su spietate congiure politiche mascherate da rituali satanici e stregonerie.

Di seguito l'intervista all'autrice.

Sul piano storico, da ligure, non posso non chiederti cosa ne pensi di Giulio II della Rovere. È stato un grande Papa?
«Giulio II, al secolo Giuliano della Rovere, è stato un grande anzi grandissimo papa, immenso! Coraggioso oltre ogni limite, abile negoziatore, crudele combattente, ma anche lungimirante uomo di governo e di stato, vittorioso sul campo. Infatti pare che il Machiavelli dedicò a lui Il Principe, inizialmente meditato per Cesare Borgia. Se si pensa che quanto da lui riconquistato dopo i danni borgiani, Parma esclusa, ha fatto parte dello Stato della Chiesa fino ai Savoia. Giulio II fu anche ideatore e collezionista di grandi opere, da San Pietro alla via Giulia ecc, nonché un mecenate indefesso, quasi uno schiavista nei confronti dei suoi artisti. Ha regalato a Roma eccelse opere che valgono tuttora all’Italia l’ammirazione del mondo intero. Aveva Savona nel cuore, tentò sempre di conquistare Genova. Meno nepotista di altri pontefici, proibì nozze sfarzose alla figlia Felice. Adorava il vino rosso ed era un commensale di piglio. Vestiva l’abito francescano, però sulla sua religiosità ho qualche dubbio, sicuramente il vizioso Alessandro VI era molto più religioso di lui. Giulio II invece era l’emblema stesso del Papa-re e ha servito la chiesa soprattutto da generale».

Se Julius, leale e fedele, si ritrovasse ai nostri tempi, a quale degli ultimi Papi lo vedresti giurare fedeltà?
«La mia Sentinella del Papa sicuramente sceglierebbe gli ultimi due: Benedetto e Francesco. Il primo, per la preparazione, l’intelligenza e cultura che lo distinguono e il secondo per l’ingegnosa diplomazia, condita dall’apertura mentale e dall’impetuosità, con la quale sta affrontato tante mele marce, quasi da gesuitico Giulio II. Però, se potesse, io credo che Julius sceglierebbe una diarchia».

Trovi corrispondenze tra personaggi di oggi e di allora? Nel bene e nel male?
«Come no, l’etica di farsi largo facendo fuori i nemici è la stessa di allora. Sono solo cambiate le armi: allora si tagliavano le gole con i coltelli, oggi ci si serve dei media e del web. E non vedo un gran bene negli attuali personaggi europei e mondiali di spicco. Prepotenza, presunzione e voglia di potere la fanno da padroni, senza pietà per nessuno. Le guerre sono in atto ovunque, i morti si contano a migliaia per soddisfare il perverso desiderio di dominio di pochi. I popoli devono tacere e ingoiare. Non vorrei dirlo, ma c’è pochissimo bene in giro, anche se la speranza è sempre l’ultima a morire».

Nel romanzo appare la figura di una strega, una bella donna che cura con le erbe, Maria di Bezzo detta L'Erbolaia. L'attacco alle donne è sempre stato un pretesto funzionale al potere. Ancora oggi le donne sono un capro espiatorio dei giochi di potere?
«Spesso sì. Le figure femminili di spicco nella storia troppe volte sono state asservite da ragion di stato in modo penalizzante. E la religione ha dato il suo bel contributo. L’accusa di stregoneria ha fatto fuori diversi personaggi femminili scomodi. La strada per farsi largo è stata lunga, tutta in salita, ci sono state grandi conquiste ma ancora oggi manca un bel pezzo per arrivare in cima. Bisogna sempre tenere la testa alta, perché la cultura maschilista stenta a cedere e servirebbe una bella spinta. Però oggi è sempre più accettato vedere donne al potere. Merkel insegna. E, per esempio e per quanto possa significare, guardandoci intorno in Europa, abbiamo importanti donne che reggono almeno formalmente il potere, per esempio Elisabetta II. E le donne sul trono, con le prossime generazioni diventeranno addirittura dominanti. Sono convinta che un po’ di donne nelle stanze dei bottoni gioverebbero alla lucidità delle decisioni storiche e di governo».

La passione per il romanzo storico, che conosci nei dettagli, traspare ad ogni pagina. anche nell'uso della lingua (idioma delle tue origini toscane), nel quadro generale del noir e del giallo attuale. Come mai la scelta del romanzo storico?
«La mia risposta d’obbligo è perché amo la storia. Anche a scuola è sempre stata la mia materia preferita (insomma quella dove i buoni voti fioccavano). E mi piace raccontarla inserendola nelle pagine senza prevaricare il lettore. Poi perché la storia è sempre a più voci (spesso diverse tra loro che consentono di scegliere) e fatta anche di buchi neri che, pur rispettando il contesto globale, mi consentono d’infilare una trama gialla senza uscire dai binari. L’ambientazione, le motivazioni e le pulsioni dei fatti descritti in un romanzo storico che si tinge di giallo e di noir, se si riflette bene, sono molto simili a quanto vediamo in televisione ogni giorno o sul web. Mi piacerebbe poter dire che usando la storia come scenario permetto a qualcuno di evitare gli errori del passato però, purtroppo, non è mai cosi. Il denaro è sempre il fulcro e il propellente. E chi sa maneggiarlo a suo piacere, cambia la vita degli uomini. Tutto o quasi tutto torna e si ripete, ma non sappiamo o non vogliamo riconoscerlo. Ci sbattiamo regolarmente il muso o peggio, convinti di essere molto, ma molto più bravi di chi ci ha preceduto».

di Arianna Destito

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