Magazine Venerdì 4 aprile 2003

Il fiato corto del commissario

Montalbano, non sai più come prenderlo. La sua appurata umanità morde e il commissario è alle corde. Per cominciare, Montalbano invecchia: lo sa, e gli montano i nervi, come maionese subito pazza. Lui appartiene infatti alla schiatta degli eroi deperibili: ogni avventura che ha vissuto nella serie dei libri lo ha provato, lo ha consumato. Il tempo trascorso gli è rovinato addosso, giusto come succede a noi. In secondo luogo, la sua trattoria di riferimento ha chiuso l’attività, e il commissario non sa più dove vivere i pasti, dove consumare la sua quotidiana terapia del piacere. Uno dei trucchi che lo hanno mantenuto sano, nonostante il mestiere.

Infine, Montalbano si è accorto che la polizia, lui, non la capisce più. Dopo Genova si vergogna. Le cose stanno così: Montalbano ha deciso di lasciare, di dimettersi. Il commissario è stanco, non sopporta più.
Il mare, invece. Il mare, Montalbano si fida. In acqua il commissario si riposa, che a letto non gli riesce più, e sempre in acqua si sfoga, nuotando a lungo per provare se stesso e fino a dimenticare se stesso: una semplice successione di gesti salati. Durante una nuotata al largo, però, Montalbano incontra un cadavere e se anche, dopo i pesci, non è rimasto molto per dargli un nome, sembra al commissario che quel corpo violato sia venuto in cerca di lui apposta, e lui accetta il caso.

Il giro di boa (Sellerio, 270 pagine, 10 euro), ultimo lavoro di Andrea Camilleri, è il romanzo delle situazioni che sembrano, ma non sono. Montalbano appare esausto, deluso come non mai, a tratti addirittura spaventato, da se stesso e dal mondo per come gli sembra ridotto. Eppure si conferma un investigatore efficace, e motivato fino alle estreme conseguenze. Il cadavere errante per mare sembra un corpo qualsiasi, quello magari di uno dei molti, troppi, clandestini che tentano disperatamente il mare sperando in un futuro migliore. E, invece, è il corpo di un uomo famigerato, ma che è già stato dato per morto altrove. Ci sono, infine, dei bambini che sembrano scomparire nel silenzio dell’isola, ma la verità non sarà affatto così semplice.

Naturalmente, con il commissario, tornano anche questa volta i compagni di scena: Mimì Augello, il vice, puttaniere a riposo, attualmente in attesa di diventare padre, e per questo anche lui piuttosto agitato; Catarella, l’agente che è un linguaggio a parte; Fazio, il prediletto, il poliziotto capace nel quale Montalbano si ritrova; Livia, la fidanzata e regista degli umori di Salvo, una donna alla quale basta l’assenza, per essere definitivamente presente.

Senza dire altro circa la trama, ci mancherebbe, mi preme aggiungere come questo ultimo sia, a mio parere, il libro migliore della serie. Montalbano non è mai stato altrettanto complesso e, seppure dolorosamente, vivo. L’ironia non manca, ma questa volta ad esserne intrisa è una polpa narrativa davvero forte, consapevole, a tratti drammatica. Il colore giallo rivela consistenti venature noir.
Non mollare, commissario, abbiamo bisogno anche di te.

Matteo Labati

(nella foto: Luca Zingaretti interprete di Montalbano in TV)
di Donald Datti

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