Magazine Lunedì 5 settembre 2016

Maledetta Balena, un fumetto a bordo per Walter Chendi

Maledetta Balena

Magazine - Un ragazzo di servizio su una fregata italiana durante la seconda guerra mondiale.Lui cuoco, fuori l’inferno scatenato da un bombardamento.

Frattaglie da raccogliere con la carta oleosa sotto sguardo severo di un uomo a cui è rimasta solo la testa.

Il nuovo romanzo a fumetti di Walter Chendi, Maledetta Balena (ed Tunue, 157 pp, 16,90 Euro - Acquista su Ibs), parla di Giovanni, marinaio, cuoco, che dopo un bombardamento viene trasferito a bordo di una balena, la Kosbörg.

Una nave lussuosa, immensa, abitata solo da un manipolo di marinai che deve tenerla lontana dalla Raf inglese in attesa che la guerra finisca. Una missione semplice, che nasconde comunque insidie, e regala al nostro una bella avventura a cui tornare con la forza della memoria.

La cambusa della Kosbörg è, in realtà, il palazzo della memoria del protagonista che impariamo a conoscere attraverso un’inquadratura soggettiva dal letto di un ospedale ed i suoi ricordi a bordo della Balena.

L’ospedale. È il presente di Giovanni. Un luogo non definito di cui non abbiamo altre informazioni se non quelle ricavate da un calendario visibile da un a inquadratura fissa; un lampadario come meridiana, un letto accanto che contiene l’agonia di un ragazzo.

Giovanni, da quel letto cerca di costruire se stesso, ignaro di tutto se non della suo stato di degente. Veglia e sonno di alternano come presente e passato.

La stanza dell’ospedale diventa porta verso il periodo a bordo della Kosbörg vissuto con intensità e ricchezza di dettagli, una condizione inversamente proporzionale a quella presente, nella quale si ritrova naufrago della vita quasi senza coscienza di quanto lo circonda.

Il tutto è mostrato con estrema capacità dall’autore, che rende i due momenti assolutamente presenti.

Memoria e presente di sovrappongono in una reciprocità che trova il suo culmine nelle ultime tavole e trova ragione di essere nell’ultima, intensa, nota dell’autore, come a voler chiudere un cerchio costruito partendo da un punti attraverso due linee opposte; la chiusura di quel cerchio, che è la vita, è un omaggio denso di emozione.

Un volume che conquista pagina dopo pagina.

Ci affezioniamo all’uomo in ospedale perché, visto in soggettiva, ne condividiamo in toto la condizione di impotenza e incoscienza; vogliamo bene al ragazzo su quella nave.

Assieme a Giovanni ricostruiamo la sua storia e riconosciamo quel momento, a bordo della belena, come il più ricco ed intenso della sua vita.

La cambusa e la cucina, le confidenze del capitano, l’incontro con la figlia dello stesso – nascosta all’equipaggio – e l’amore, clandestino come la ragazza, vissuto nella pancia della nave mentre tutto attorno e solo buio e silenzio.

Alcuni passaggi, alcuni divertenti, altri intensi, meritano un secondo passaggio perché troppo belli per una sola lettura.

Passando da una tavola all’altra aumenta il ritmo, gli eventi si rincorrono in modo vorticoso e passato e presente si riuniscono sotto lo sguardo di un gabbiano che diventa emissario della morte ma anche protettore della memoria.

Una bel lavoro realizzato in testi e disegni da un autore che mostra di conoscere il media.

Una bella lettura per lasciarsi trasportare in un mare fatto di ricordi che non sono nostalgia, perché vivi presenti intensi come se il ricordo fosse presente e la vecchiaia di cui è prigioniero Giovanni, sia solo un sogno, l’ultimo.

di Francesco Cascione

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