Magazine Mercoledì 2 aprile 2003

L'immaginazione nel nome di Maria

“Ho amato Maria disperatamente ed è stata per me una vera passione religiosa. Non l’ho mai celebrata ma è stata per me quello che si può definire un pescatore di perle”.

Queste le parole commosse con le quali la poetessa Alda Merini ricordava Maria Corti, studiosa del linguaggio e scrittrice, al momento della sua scomparsa. Le stesse parole ritornano, a un anno di distanza (la morte della Corti risale al febbraio 2002), nel numero monografico che la rivista di Piero Manni Editore, (il 195 del febbraio 2003), dedica alla signora della filologia e della linguistica italiane. E insieme al ricordo della Merini appaiono quelli di numerosi studiosi ed esponenti del mondo della cultura, tra i più prestigiosi in Italia.

Molti sono “figlioli” e “figliole” della Corti, come amava chiamare i suoi pupilli, quelli che si sono formati ai suoi insegnamenti. Tutti erano suoi amici. Non staremo qui a citarli uno ad uno: sarebbe un esercizio alfabetico inutile, dalla A di Alberto Arbasino alla Z di Andrea Zanzotto: bastino questi due nomi a dare la misura di come convinzioni intellettuali (e a volte anche ideologiche) differenti si siano conciliate nella figura della Corti.

«Maria ha saputo coagulare esperienze molto diverse intorno a sé. Ha potuto lavorare in una rivista militante come Alfabeta e in una rivista dall’impostazione differente come Strumenti critici. Questo solo per come riusciva a stabilire dei rapporti personali forti».
A parlare è Anna Grazia D’Oria, direttrice de , che racconta la genesi di questo numero: «È stato difficile, per me come per chi ha dovuto scrivere il contributo. E molti di quelli che erano più vicini a Maria non se la sono sentita. Noi abbiamo richiesto un intervento personale, non “scientifico”. Per tanti sarebbe stato sicuramente più agevole parlare di lei in un convegno, analizzando il suo lavoro di studiosa».

E la stessa D’Oria, parlando, non trattiene una certa emozione. «Maria è stata molto importante per la nostra casa editrice, ci ha dato molti consigli per uscire dalla dimensione regionale. Ha anche curato una collana presso di noi. Ci ha dato la possibilità di farci conoscere. Ricordo quando, nel 1986, ha chiamato me, un’illustre sconosciuta, al primo convegno del Fondo Manoscritti da lei creato a Pavia. Per me è stata un punto di riferimento umano molto forte. Mi sgridava, e mi ha dato tanti insegnamenti parlando di sé».

è in vendita presso la libreria Feltrinelli.
di Donald Datti

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