Magazine Mercoledì 17 agosto 2016

Da Realdo a Briga: far trekking in compagnia della Storia

Cartello segnaletico tra Realdo e Briga
© Laura Guglielmi
Altre foto

LO SPUNTO DI LAURA GUGLIELMI tutti i mercoledì su mentelocale.it, oppure su Facebook: iscriviti al gruppo. Per chi volesse scrivermi una mail: laura.guglielmi@mentelocale.it

MERCOLEDI' 31 AGOSTO E DOMENICA 4 SETTEMBRE appuntamento con un'escursione guidata da Realdo a Briga, alla scoperta di Notre Dame des Fontaines - la Cappella Sistina delle Alpi. Ecco tutte le informazioni sul percorso e su come partecipare.

Magazine - Non potevo fare a meno di raccontarvi questa storia nei dettagli. Di un territorio conquistato e diviso, con una comunità che ha dovuto fare i conti con una violenta separazione. C'è stato di peggio nella storia di questo pianeta, lo so. Però mi sono affezionata alla comunità brigasca, al suo passato e al suo presente, anche perché ne ho conosciuto un rappresentante straordinario, Nino Lanteri, di Realdo, un paese appoggiato come un'aquila su una falesia, in cima alla Valle Argentina, nell'entroterra del Ponente Ligure.

Un tempo, Realdo e Briga Marittima – territorio di confine con la Francia - facevano parte dello stesso comune italiano, insieme ad altri paesini. Ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, Briga è passata alla Francia. E quel confine è diventato un piccolo muro di Berlino. I pastori non potevano neanche più portare i loro animali a pascolare nelle zone di loro proprietà, al di là della frontiera.

Voglio raccontarvi questa storia anche perché queste sono zone straordinarie per fare trekking, siamo nelle Alpi Liguri e qui ci sono i percorsi più belli dell'Alta Via, dal Sentiero degli Alpini, al Monte Saccarello, da Melosa a Cima Marta. Nel box qui a lato (per chi legge dal cellulare in fondo all'articolo) trovate l'itinerario per andare a piedi da Realdo a Briga, scavalcando l'Alta Via dei Monti Liguri, e passando anche dal Santuario di Nostra Signora del Fontan (in francese Notre Dame des Fontaines, in brigasco Madòna dër Funtan), con gli affreschi del Canavesio. Poi mi affascina scoprire tracce del tempo che fu, nei miei percorsi montani. Sapere perché quei sentieri venivano attraversati, a cosa servivano. Noi siamo il nostro passato.

Nino Lanteri è un bel signore quasi novantenne a cui mi sono affezionata. E sento che quel sentimento è ricambiato. Anche se ci siamo incontrati due volte, è come se ci conoscessimo da sempre. Ci sentiamo per mail. Ho scoperto con piacere in lui lo stesso desiderio di mio padre di conservare le tradizioni migliori, tra cui la sua lingua originaria, che conosce bene, il brigasco. Perché anche mio papà Gino Guglielmi avrebbe più o meno la sua età. E aveva delle sane ossessioni come Nino.

Lasciamolo parlare: «Io sono nato a Realdo, frazione del comune di Briga Marittima, il 20 aprile 1927. Mia madre gestiva una piccola trattoria e mio padre era una bravo fabbro maniscalco. Briga Marittima fino al 1947 è stata il capoluogo del comune italiano al quale apparteneva anche Realdo. Andavamo a Briga per le pratiche da svolgere in comune: documenti e certificati – racconta Nino – compravamo prodotti introvabili in paese. Anche se per le spese urgenti preferivamo scendere a Triora, perché era più vicina e facilmente raggiungibile anche in inverno».

«Sulla mia carta di identità c'è scritto: nato a Briga Marittima, prov. di Cuneo. Mi dispiace, sì, tanto che Briga non sia più italiana. L’abbiamo salvata nel 1859 quando abbiamo ceduto Nizza e la Savoia a Napoleone III. Questa volta non ce l’abbiamo fatta».

Ora, vorrei parlarvi di un film straordinario, La legge è legge, con due star dei tempi andati Toto e Fernadel, che racconta con genialità e ironia, non solo la storia della divisione della comunità brigasca, ma è anche una diretta allusione alla spartizione di Berlino fra gli alleati, così come tra Gorizia e Nova Gorica. Ed è un film paradigmatico, girato in parte proprio a Briga Marittima, che ironizza sul concetto di confine, con i limiti alla circolazione delle persone e delle merci che porta con sé. Un argomento di un'attualità straordinaria, benché la pellicola sia uscita nel 1958. (Per vederlo su You Tube, copia-incolla il seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=dt96XH_bp50). Un'altra curiosità: Fernandel di cognome nel film si chiama Pastorelli, cognome che ancora oggi abbonda da queste parti.

«A Realdo si produceva quasi tutto il necessario, ma non l’olio, il sale e il riso» – ricordo che il paese è a mille metri slm – «camminavamo per quattro ore, con un recipiente che conteneva dodici litri nello zaino, per comperare l’olio a Castelvittorio, in Val Nervia. Tornavamo a Realdo, lasciavamo a casa qualche litro per la famiglia, e il resto ce lo ricaricavamo in spalla per portarlo a Briga o a San Dalmazzo di Tenda, dove lo scambiavamo con il riso e sale».

Stiamo parlando di percorsi a piedi, nessuna strada collegava Triora a Realdo e a Briga. Vi ricordo che siamo negli anni Trenta e Quaranta. Tutti sentieri straordinari da fare oggi a piedi. Quello che un tempo era obbligo e fatica, oggi può essere gioia e divertimento.

«Quando andavamo a Briga, ci fermavamo sempre nella chiesetta della Madonna del Fontan – continua a raccontare Nino - Si chiama così perché sotto, verso il torrente, ci sono alcune sorgenti d'acqua. Ci sono stato anche durante la guerra, quando Briga era occupata dai Tedeschi, che l'avevano adibita a stalla per i muli. Per fortuna, l’evaporazione dei liquami dei muli ha creato uno strato protettivo, che ha conservato i dipinti del Canavesio. Gli affreschi poi sono stati restaurati dai Francesi subito dopo la loro occupazione».

«Briga, quando ero bambino era un bel paese di montagna, con ristoranti, due alberghi, tanti negozi, i ruderi del castello dei Lascaris, conti di Ventimiglia. Oggi si è francesizzata, una parte di Brigaschi parla solo il francese, ma ne sono rimasti parecchi ancora legati alle loro radici, che parlano la nostra lingua».

«A Realdo, quando ero bambino, c’erano solo le elementari. Io ho ripetuto volontariamente alcuni anni la quinta, per continuare ad andare a scuola. Poi una brava maestra mi ha aiutato a studiare e a dare gli esami da privatista. Eravamo in guerra! Quando è cominciata avevo 13 anni e 18 quando è finita. Mi sono diplomato a luglio del 1946 e ho subito iniziato a lavorare. Poi mi sono laureato in Pedagogia e mi sono anche specializzato in psicologia». Sembra un sogno questo che mi sta raccontando Nino. «Ho due figli non più giovani: uno già pensionato come primario in psichiatria e l’altro professore ordinario di genetica all’Università di Torino. Ho anche tre nuore e quattro nipoti. Mia moglie è morta 4 anni fa».

«Attualmente vado a Briga almeno una volta all’anno. Ci sono stato nel 2015, la terza domenica di ottobre, per la festa della transumanza. Quest’anno andrò la prima domenica di settembre per l’incontro annuale in Terra brigasca che organizziamo a rotazione negli otto centri ancora abitati dalla nostra comunità. Con molti brigaschi conservo una vera amicizia e ci ritroviamo spesso: amano Realdo».

Però tra le tante cose, quella che Nino desidera di più è una strada asfaltata che colleghi Realdo a Briga. Io che amo camminare non sono tanto d'accordo, già questi posti magici e stupendi sono presi d'assalto dai terribili quad. Capita spesso che, mentre cammini sulla rotabile che collega la Bassa di Sanson a Melosa, prima del bivio per Briga, ne passino una ventina, uno dietro l'altro, e che ti lascino inzaccherata di polvere. Però capisco Nino e il suo desiderio di abbreviare quel percorso che la Storia ha reso lungo e impervio, dividendo una comunità molto unita. «Dovrebbe essere facilmente transitabile con le auto - dice accorato - Gli ambientalisti si oppongono all’asfalto, ma girando in tutti i paesi francesi a monte di Mentone, di Monaco e di Nizza, le strade sono tutte asfaltate! Unire la val Roja alla valle Argentina, con questa nostra strada che si chiama Route dell’Amitié sarebbe utile allo sviluppo turistico, ma anche per andare a Torino: non si dovrebbe più passare per Imperia o Savona oppure Ventimiglia».

Grazie Nino per esserci e per continuare a testimoniare questo pezzo di Storia che ha molte cose da insegnarci, ancora oggi. E qui ci sta bene una frase dell'esploratore norvegese Thor Heyerdahl: «Di confini non ne ho mai visto uno. Ma ho sentito che esistono nella mente di alcune persone».

Lo spunto del mercoledì va in vacanza, come chi lo scrive. Vi ringrazio tutti con affetto per seguirmi con così tanta attenzione. Tornerò, con un bagaglio di nuovi spunti: il prossimo uscirà mercoledì 21 settembre.

Grazie ancora.

Potrebbe interessarti anche: , A Venezia si mangia bene: i consigli per bere un buon spritz o scegliere un'osteria. I tempi son cambiati , MAB Unesco: sul Delta del Po un Forum con 300 giovani di 90 paesi. Per salvare il pianeta , Zerocalcare e Roberto Recchioni: ecco come trattano le donne nei loro fumetti , Ecco perché Marsiglia è affascinante. Dovete andarci almeno una volta nella vita , Ad Arles sulle tracce di Van Gogh. E altre cose da fare nella capitale della Camargue

Fotogallery

Oggi al cinema

Animali fantastici e dove trovarli Di David Yates Fantastico U.S.A., Regno Unito, Palestina, 2016 1926. Newt Scamander ha appena terminato un viaggio in giro per il mondo per cercare e documentare una straordinaria gamma di creature magiche. Arrivato a New York per una breve pausa, pensa che tutto stia andando per il verso giusto…se non fosse... Guarda la scheda del film