Magazine Mercoledì 3 agosto 2016

Vacanze intelligenti? No grazie, ne faccio a meno

Alberto Sordi e Anna Longhi, protagonisti di Vacanze intelligenti

Magazine - Non tutti prendono le vacanze ad agosto, però la maggioranza sì. Un po' perché è il periodo più caldo dell'anno, un po' perché molte aziende chiudono i battenti e mandano i dipendenti in ferie forzate, un po' perché le scuole sono chiuse e chi ha bambini non le può prendere a settembre o a giugno.

Eccoci tutti qui, in pochi metri quadrati di spiaggia, a boccheggiare anche in acqua. Perché una bambina ti ha appena stordito con un colpo di pinna in faccia oppure perché non appena ti sei messo a fare il morto (ora forse si dice stellina, pare sia più politically correct) un ragazzino con la maschera ti ha cozzato con la testa sul fianco sinistro. Come fai a incazzarti? Povera bimba, povero ragazzino sono appena arrivati dalla città, usciti dalle quattro mura dell'appartamento che li teneva carcerati, e ora nuotano felici e tu gli rovini la festa?

C'è coda dappertutto, le coste italiane sono prese d'assalto, ma anche su certi sentieri delle Dolomiti si rimane incolonnati con le scarpe da trekking ai piedi, come se si fosse in autostrada. Per non dire degli aeroporti che or ora fanno paura a tutti.

Ma ad agosto non è meglio rimanere a casa?

Questo pensavo l'altro giorno al mare – non un pensiero né particolarmente intelligente né terribilmente originale - quando mi è venuto in mente di guardare sullo smart-phone il significato di vacanza.

Ecco, cosa dice, tra le tante cose l'enciclopedia Treccani on line: "vacanze intelligenti, locuzione di recente introduzione (suggerita da un episodio del film «Dove vai in vacanza?» del 1978), per indicare il tipo di vacanze nelle quali il riposo si concilia con attività di svago culturale". E poi suggerisice una frase fulminante di Giorgio Manganelli: "Detesto il concetto di vacanza intelligente, che recentemente ha avuto gran successo; mi pare presupponga che l’anno sia tutto idiota, eccetto quei quaranta giorni".

Il primo pensiero che mi è venuto è stato: è un po' buffo definirla recente introduzione parlando di un film del 1978, con protagonista Alberto Sordi, di cui forse i giovani di oggi non hanno neanche visto un film. Questa la trama secondo wiki: “Le vacanze estive di Remo e Augusta Proietti, veraci popolani romani, vengono per la prima volta organizzate dai loro figli, ormai quasi tutti prossimi alla laurea che, forti della loro cultura superiore, pongono fine alle vacanze rilassanti dei genitori per rimpiazzarle con visite a musei, città e luoghi d'interesse artistico nonché improbabili concerti. Tra le tappe c'è la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri e la Biennale di Venezia”. Se guardate il film, o anche qualche brano su you tube, vi renderete conto quanto sia improbabile per una coppia così mettere piede alla Biennale di Venezia. Però ci sta, eccome se ci sta. Un'esperienza che non dimenticheranno mai più.

Però poi mi sono soprattutto soffermata a pensare a Giorgio Manganelli, raffinato intellettuale, membro del gruppo 63, che non sopportava la definizione vacanze intelligenti. A me non è che dispiacesse molto, ma non ci avevo mai ragionato su. Però è vero, il cervello va nutrito tutto l'anno proprio come dice lui, che così continua:

"Sappiamo che le vacanze sono per lo più intellettualmente moleste; ché non sarebbe gran danno, non fosse che sono chiassose, afose, ciarliere, euforiche, prodighe; così che, anno dopo anno, vanno assumendo l’aspetto di un disturbo mentale di massa. (...) Chi si voglia tenere sul sicuro si chiuderà in casa, meglio se in una unica stanza, con scuri abbassati, catenaccio alle porte, telefono staccato, camminar solo di pantofole, strascicato e morbido (...)

Essendo la vacanza un momento patologico, la scelta è tra la demenza gestita collettivamente, e la demenza privata (...). Oltre tutto, nessuno vieta che il demente in proprio legga libri, purché ne sfogli le pagine con castissimo e dimesso fruscio; ma non giornali, che in quel tempo sono sempre euforici di annegamenti e disgrazie in montagna. E poi è impossibile sfogliare un giornale senza frastuono, e in tal modo si rientrerebbe nelle vacanze del contagio di massa. Mai più."

Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere (1989).

E nel 1989, quando ha scritto questo testo, non c'era neanche la paura degli attentati. Ma andiamo pure in vacanza tranquilli, non bisogna farsi fermare da quello che sta succedendo, lo dicono tutti.

Però forse oggi Manganelli – mente lucida e ironica - avrebbe mandato tutta l'umanità in vacanza per un po'. Ne stiamo combinando di tutti i colori.

Insomma, buone vacanze e non troppo intelligenti, mi raccomando, l'intelligenza non va sprecata tutta in un mese. Che già ne abbiamo poca tutti quanti.


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