La buona novella - Magazine

Teatro Magazine Venerdì 15 dicembre 2000

La buona novella

La buona novella nella serata del debutto al Carlo Felice è stata prima di tutto una celebrazione in onore di De André.
C’erano tutti e nessuno ha lesinato applausi o si è tirato indietro per la “standing ovation” di saluto finale. Perché di saluto all’autore scomparso si trattava, più che di applauso canonico. Ma, chi è andato a teatro per vedere uno spettacolo a che cosa ha assistito?

L’orchestra, ensemble musicale Sentieri Selvaggi, era sul palco, e non sotto. La scenografia si avvaleva di un avvolgente parete crespa e bianca, con alcune sparse e anguste finestrelle; su di questa venivano proiettate immagini e volti stilizzati che ricordavano molto i disegni di Luzzati, ma per il resto rimaneva estranea ad ogni contestualizzazione. Sul lato opposto all’orchestra, il coro interpretato da Le Voci Atroci. Al centro lo spazio era dedicato per lo più a Bisio che fungeva da narratore, cantante e cabarettista; ruolo, quest’ultimo, che tra una battuta e l’altra, ha permesso al narratore-sacerdote di creare un rapporto privilegiato di dialogo con il pubblico.
br> La sensazione emersa da questo quadro ricco e confuso è stata quella di trovarsi ad una messa laica o per laici ma anche a un gospel. Un rito pagano sottolineato da un arrangiamento musicale estremamente piacevole e godibile che riconduceva le diverse tonalità degli interpreti (Claudio Bisio, ironico – Lina Sastri, tragica) a una specie di realtà superiore e sacra.
A livello registico si sentiva un po’ la mancanza di una scelta che rendesse il tutto più prettamente teatrale, ovvero che facesse degli interpreti dei veri personaggi e della storia o storie narrate dai Vangeli Apocrifi un intreccio più in armonia con la scena. Gallione comunque ha fatto un ottimo lavoro nel recuperare quei testi dei vangeli che sono stati ritrovati successivamente al ’69 e di cui De André non poteva essere a conoscenza. Attraverso di essi la narrazione si è arricchita di aneddoti e dettagli che testimoniano una realtà culturale molto lontana eppure verace e popolare.

Luoghi comuni a parte, la sacra rappresentazione è riuscita nel senso che ha reso la messa un evento da palcoscenico come per altro è, segnando quelle affinità e coincidenze profonde che naturalmente esistono tra il rito sacro e quello profano.
Lo spettacolo è una co-produzione tra il Teatro Archivolto e la Fondazione Carlo Felice: le repliche sono previste al Modena fino al 10 dicembre poi comincerà la tournée.

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