Magazine Lunedì 18 luglio 2016

Come quando eravamo piccoli: una commedia romantica a fumetti

Magazine - Una volta mio padre mi ha detto che le cose brutte accadono per insegnarci a riconoscere le cose belle.
(Come quando eravamo piccoli)

Una lettura che sa coinvolgere e divertire. Disegni caldi, che accompagnano il lettore pagina dopo pagina, dialoghi ben scritti: ritmo, ironia, sentimenti cadenzati con maestria, senza che un momento copra l’altro; tutto è al servizio della storia.

Queste in sintesi le qualità di Come Quando Eravamo Piccoli (ed Bao, 124 pp – 16 Euro - Acquista su Ibs) il volume a fumetti scritto da Jacopo Paliaga e disegnato da French Carlomagno.

L’abilità dei due autori è concentrata nel saper tradurre in fumetto una commedia romantica, che nelle loro mani non è semplicemente evocata in momenti, inquadrature, cliché, ma diventa linguaggio per raccontare di un ragazzo che si ritrova alla fine di un lungo viaggio dentro se stesso, nell’elaborazione di una crisi che diventa occasione di crescita.

«Il libro – racconta French Carlomagno durante l’intervista realizzata assieme a Jacopo Paliaga - è nato dall’idea di raccontare una commedia, qualcosa che fosse di un genere differente rispetto ad Aqualung (un’avventura sospesa tra fantascienza e horror, ricca di colpi di scena. Leggibile on line). Lo spunto iniziale, come del resto anche per Aqualung, è di Jacopo. Solitamente funziona che, dopo avermelo proposto, io me ne innamoro e comincio a buttare giù qualche cosa a livello visivo, principalmente sui personaggi, per poi passare alle location e via via andando a dettagliare sempre di più il mood della storia. Jacopo intanto lavora alla sceneggiatura e man mano che scrive mi passa le pagine che io poi disegno. Siamo sempre molto in sintonia, devo dire, e questo facilita il lavoro non di poco. Questo a grandi linee è il modo in cui è nato Come quando eravamo piccoli, che è lo stesso di tutti i nostri lavori in generale».

Pietro, il protagonista, è il creatore di una serie televisiva di successo. Lo incontriamo all’apice di una crisi da pagina bianca sia dal punto di vista personale – ha alle spalle una lunga storia con un’attrice - che artistico, visto che non si riconosce più nel frutto del suo lavoro. La crisi è sua Linea d’Ombra, il momento in cui deve diventare padrone delle proprie scelte, e la crisi è il suo viaggio.

«In realtà – racconta Jacopo - la pagina bianca è una conseguenza. Pietro vive il suo sogno, ha una serie tv in onda su un network importante, ed è fidanzato con un’attrice. Ha soldi, fama, successo. Una vita perfetta, no? No. La sua serie non lo rispecchia più, rompe con la fidanzata, quindi soldi, fama e successo passano in secondo piano. Il punto di partenza della storia è prima della pagina bianca che, come dicevo, è una conseguenza».

Il tutto si svolge secondo i dettami della commedia romantica. «Ne ho masticate parecchio – ammette Jacopo - di commedie. Mi hanno sempre divertito. Mi sembrava divertente raccontare questa storia costruendola sullo scheletro di una commedia sentimentale classica, giocando con i vari cliché e con i tempi narrativi del caso e sfruttandoli per muovere i personaggi. In questa maniera ho trovato la chiave di lettura del fumetto, esaltando il concetto di storia nella storia, di serie tv all’interno di un libro».

Pietro, il protagonista, torna a casa, da sua sorella, alla ricerca di ciò che ha perso in America. Facile pensare che nell’autore alla ricerca di ispirazione ci sia un elemento autobiografico, ma non è Pietro l’alter ego dell’autore. «Personalmente – ammette Jacopo - mi sento molto più in sintonia con Alice che con Pietro».

Alice è la ragazza che Pietro incontra e attraverso la quale cambia, cresce, si fortifica. Non è una comprimaria, neppure una spalla ma è la persona attraverso la quale Pietro trova la sua strada.

«La storia parla di ritrovare se stessi anche grazie all’aiuto degli altri –aggiunge Jacopo - quindi parla sicuramente di legami, che non necessariamente sono legati alle radici. Pietro torna a casa perché l’idea di casa dà sicurezza, perché casa è il posto in cui siamo cresciuti, da cui veniamo. Il posto dal quale possiamo persino provare a fuggire, ma verso il quale si torna quando ci occorre rimettere in ordine».

Una riflessione su come ogni nuovo viaggio richieda mettersi alle spalle quanto lo ha preceduto. «Quando Pietro arriva in Italia, conosce Alice e ci passa del tempo assieme. Si innamora. Senza esser piantato da Sophie, però, non sarebbe tornato a casa e non avrebbe conosciuto la biondina, quindi forse il messaggio più importante è che fa bene sbattere la faccia sul muro, prendere porte in faccia e calci in culo. Il punto su cui tutto ruota è che sia giusto che, ogni tanto (ma senza esagerare) la vita ti malmeni un pochino, altrimenti saremmo sempre allo stesso punto di partenza, non troveremmo la forza e le motivazioni per andare avanti. Daremmo per scontata la felicità».

L’origine di Come Quando eravamo piccoli racconta invece della meritoria opera di scouting operata da Bao.

«Verso maggio dello scorso anno – risponde French - decidemmo di preparare una proposta da presentare a BAO Publishing con l’occasione della portfolio review a Milano. In quel periodo stavamo lavorando ad Aqualung, che era uscito online con i primi episodi. I riscontri erano positivi ma noi abbiamo deciso di proporre questa storia che Jacopo aveva nel cassetto e a cui tenevamo parecchio. La cosa è piaciuta, abbiamo preparato alcune tavole di presentazione, studi di personaggi e location, e dopo qualche dritta da parte di Leonardo, nostro editor BAO per il libro, abbiamo cominciato la versione che vi ritrovate tra le mani. Dall’idea iniziale fino allo scaffale della libreria è passato poco meno di un anno».

Lettura piacevole, rimandi ai classici decisamente godibili – la classica sfilata per il nuovo look di Pietro funziona davvero – ma non solo.

Se i classici della commedia romantica sono stati fondamentali per la stesura della struttura su cui costruire la trama, grande è stata l’attenzione agli scambi tra i protagonisti. Inevitabile chiedersi quali siano state le contaminazioni a cui attingere.

Nessun dubbio per Jacopo. «Sicuramente – racconta - una delle serie che ho assorbito meglio è Gilmore Girls (che sui nostri scremi è diventato: Una mamma per amica ndr). Amy Palladino rimane tuttora una delle migliori dialoghiste del piccolo schermo. Sono cresciuto con il Whedonverse, Buffy e Angel, che tra l’altro, per me che avevo circa dodici anni, rappresentavano il primo concetto di crossover, che a sua volta era tratto dai fumetti. Anche nelle serie di Whedon, il dialogo era una componente fondamentale. Tra le altre che mi hanno cresciuto, Dawson’s Creek, The OC e One Tree Hill, tre teen drama che ho incrociato nei primi anni dell’adolescenza. E sempre nelle prima metà degli anni Duemila mi affacciavo ad Alias o Smallville. Ecco – ammette - Smallville, nella sua innocenza, è una delle serie che quando avevo undici anni ha contribuito a farmi amare i supertizi. La serie sul giovane Superman (quando ancora era solo Clark) era in onda nello stesso periodo in cui cominciavo a leggere l’Universo Ultimate della Marvel».

Il suo percorso di lettore di fumetti racconta molto del suo approccio, ma soprattutto rappresenta un’ottima serie di ottimi consigli.

«Come fumetti di riferimento, su tutti, Ultimates 1 & 2, Planetary, Scott Pilgrim, Invincible, One Piece e molti altri. Ora come ora, le serie che attendo di più sono quelle Image: non dico di leggerle tutte, ma una porzione davvero molto grossa. Sono un lettore appassionato di Southern Bastards, Black Science, Saga, bene o male tutte le cose – tantissime da elencare - di Millar, Remender o Hickman».

Chiare anche le idee di French in merito:«Le mie serie TV di riferimento sono più o meno le stesse di Jacopo. Anche io sono cresciuto con le commedie e con i teen drama alla O.C. o Gilmore Girls. Quando si parla di serie, non posso non citare Lost e in genere i lavori di J.J. Abrams, che per me sono un vero punto di rifermento. Alias l’ho adorato, idem Felicity. Per me, parlare di fumetti di riferimento, vuol dire parlare di disegnatori, che tendenzialmente influiscono non poco sulla scelta di quello che leggo. E sono davvero tanti quelli che ammiro. Sono cresciuto con lo Spider Man di John Romita Jr., che ho assimilato molto a livello estetico. Amo da impazzire Bruce Timm e lo stile del suo Batman. Ora leggo di tutto un po’, ma se dovessi citare qualcuno direi Robbi Rodriguez e la sua Spider Gwen, ma anche Bastien Vives o Ciryl Pedrosa».

Tutte queste passioni, contaminazioni, trovano un’ottima collocazione nel loro volume, che gioca coi generi ed i media diventando storia a fumetti che rimanda a film, serie, libro, e che infine torna fumetto.

«La storia di Come Quando eravamo Piccoli – racconta Jacopo - è la storia di Pietro, raccontata come un film in cui si racconta di una serie tv, che a sua volta è un fumetto (in coda al libro, scaricabile da Verticomics). Chiaro, no? Il rapporto tra fumetto e cinema è molto stretto, tanto che ora come ora a Hollywood stanno pescando a piene mani dai fumetti, sia al cinema che in tv. Ed è normale sia così. Di fatto cinema e fumetto raccontano per immagini, sono due media dinamici, simili sotto molti aspetti, e aperti alla sperimentazione (sicuramente più il fumetto rispetto a cinema e TV, più costosi in termini produttivi)».

Mentre il presente si chiama Come quanto eravamo piccoli, pochi dubbi su passato e futuro. Di prossima uscita, infatti, sempre con Bao, Aqualung che a breve subirà un download dalla rete alle librerie.

«Assolutamente sì! Stiamo lavorando adesso alla seconda stagione, in uscita a settembre, ma per una questione d’incastri ho già buttato giù buona parte delle trame principali fino alla fine, prevista alla stagione cinque. Mi sento assolutamente libero e a mio agio mentre scrivo di Holly, la protagonista, e non vedo l’ora che i lettori vedano cosa stiamo preparando!».

di Francesco Cascione

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