Magazine Giovedì 7 luglio 2016

Sono Dio, il nuovo romanzo di Giacomo Sartori

ragazza con la motocicletta
© Shutterstock

Magazine - Libri su Dio ce ne sono molti, ma leggerne uno in cui si espone in prima persona non capita spesso. Pure, l'io narrante di Sono Dio di Giacomo Sartori (NN edizioni) è proprio lui, Dio. Un tipo, un personaggio - come si può chiamare Dio? non è uno come noi, è lui – uno insomma, anche buffo a volte, anche strambo nel suo fare, ma austero, autorevole: è proprio Dio. E se ne sta lì «avvolto dal silenzio, un silenzio consono al mio ruolo divino - dice - Un silenzio che è luce accecante [...] o anche buio infinito. Ma mi esprimo male - è preciso Dio - perché non è facile tradurre la mia esistenza, definiamola così, nel rozzo linguaggio umano».

Un giorno però, questo Dio che confessa candidamente di non aver bisogno di pensare e dunque di non averlo mai fatto (e ci mancherebbe altro, lui è Dio), questo Dio, tra tutti i miliardi di galassie con dentro tutti i loro miliardi di miliardi di stelle coi loro pianeti, si incuriosisce proprio della nostra Terra. E tra tutti gli umani che la popolano, i suoi occhi cadono proprio su di una ragazza molto alta intenta a inseminare delle vacche in una stalla ipertecnologica. E che quando ha finito, rimonta sempre in sella alla sua motocicletta e prima di arrivare a casa si ferma spesso a mangiare cannoli alla crema.

Così, per quanto sia incuriosito (Dio non si stupisce, ha fatto tutto lui) dall'agire degli umani, dalle loro manie e ingegnosità, dalle loro frenesie e debolezze, gira e rigira il suo sguardo continuerà a cadere su quella ragazza molto alta, che si sposta in motocicletta. Per pensare, per esprimersi, s'è dovuto confrontare col linguaggio, le parole sono infide, lo traviano, gli rendono complicata la vita (o quel che è, visto che lui è a priori). Prova cose che non conosceva (si fa per dire), conosce cose mai provate prima, potrebbe sembrare perfino geloso, ai nostri occhi umani.

Ma lui è lui, e lo sarà fino in fondo, anche in una situazione del genere. Sempre corretto e leale (è Dio, no?) si farà valere a modo suo, senza approfittare davvero di essere colui che è. E lo farà con una bonomia pari all'autorevolezza, sempre curioso di questi umani che perennemente si arrabattano e che ogni tanto gli appaiono davvero un po' persi, così lontani da loro stessi e dal mondo, da non meritare forse di rimanere ancora a lungo sulla Terra.

È un Dio simpatico questo di Sartori, molto vicino a noi nel suo raccontarcela lungo tutto il libro (riesce perfino a spiegarsi con noi, figurarsi) ma davvero assiso altrove, sideralmente altrove – un Dio divino.

di Enrico Rossi

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