Concerti Magazine Lunedì 24 marzo 2003

Deca, la musica e l'elettronica

Magazine - Federico De Caroli, in arte , è cresciuto con la musica classica e il pianoforte.
Poi ha scoperto che suoni e musica, senza per questo andare ad offendere il Genio, potevano nascere anche da strumentazioni elettroniche, come sintetizzatori e campionatori.
Compone in casa, esce per registrare i suoni che metterà su CD. Tutto questo senza mai cedere alle tentazioni del commercio e della notorietà.
Con l'unico obiettivo di non diventare mai una rock star.

Come inquadri la tua musica?
«E’ un genere che si é definito in tempi molto recenti ed ha attinto da moltissimi generi. Ho iniziato dalla musica classica, dal pianoforte, affiancandola al rock dei Genesis e dei Pink Floyd. La svolta elettronica è avvenuta negli anni ’80, quando sono comparsi i sintetizzatori. Lì ho iniziato una sperimentazione in solitaria».

E sei rimasto di nicchia. Cosa pensi del termine “underground”? Underground si diventa perché si è ignorati o è una scelta ben precisa?
«Oggi se si vuole emergere bisogna essere sostenuti, promossi, ci vuole un progetto ben preciso alle spalle. Avere successo oggi non é più una fatalità, solo una questione di bravura. E il musicista che resta di nicchia può essere un musicista che ha tentato di fare il commerciale e non ci é riuscito. Negli anni ’80, invece, io ho lavorato in sale di incisione con gruppi e cantanti. Poi però sono andato avanti per la mia strada consapevole di essere underground».

I tuoi pezzi sono pura musica di ricerca o c’è sempre un messaggio dietro?
«La musica strumentale deve parlare da sé, rispetto alla musica che ha un testo. Poi, il tema che unisce tutta l’opera, che dà vita alle immagini di copertina e ai titoli nasce da stati d’animo, da un racconto che ho scritto, da metafore di cui voglio parlare. Solo in seguito la mia musica viene rivestita da riferimenti reali».

Dove lavori di solito?
«Lavoro nel mio home studio, in casa. Ho un PC centrale che governa tutte le operazioni di campionamento, di registrazioni dei rumori. Poi uso soprattutto sintetizzatori e tastiere».

Utilizzi Internet per trovare pezzi da campionare?
«No, la mia produzione é sempre ex novo. I campionatori hanno dato vita ai collage musicali. Io invece creo ogni singolo suono, magari lo campiono dall’esterno e poi lo rielaboro. Evito il semplice taglia e cuci».

Lo eviti per motivi ideologici o perché non é il tuo genere?
«Non é un pregiudizio. Certo, è arte anche quella del collage, ma spesso nasce da ragioni puramente commerciali».

Una volta prodotto un disco del tuo genere, attraverso quali circuiti acquisisce visibilità?
«Da quando c’é stata la possibilità di distribuire e divulgare la musica attraverso Internet sono cambiate molte cose. Oggi con Internet si ci sono le possibilità di arrivare per conto proprio all’utente».

Nella musica, come nella narrativa, Internet si è trasformato nel trionfo dell’autopubblicazione?
«Non sempre. Scrivere comporta costi inferiori rispetto alla produzione musicale. La musica è più autoselettiva».

Da che parte stai nella polemica della musica distribuita su Internet?
«Credo che la scelta di diffondere musica su Internet debba spettare sempre all’artista e al suo produttore. Se decido di mettere un disco gratuito su Internet, come artista ho tutta la libertà di farlo».

E quando sono gli altri a mettertelo?
«Sulla pubblicazione di opere altrui non sono molto d’accordo, ci vuole sempre un’autorizzazione da parte dell’artista. Bisogna dire che le multinazionali che hanno in mano il mercato discografico sono le stesse che hanno messo in grado l’utente di scaricarsi la musica dalla rete».

Dove si trovano i tuoi dischi?
«L’ultimo lavoro che ho fatto é stato interamente messo a disposizione su Internet, su chiunque può masterizzarsi il disco. Poi esistono canali distributivi di nicchia, bisogna cercare nei cataloghi specializzati».

Credi che i momenti di crisi politica come quello attuale, portino a nuove idee, nuovi progetti artistici?
«La crisi é sempre motore di nuove idee, che sia la crisi dell’individuo, di una società o di un popolo. Qualunque crisi porta sempre ad un rinnovamento».

(nella foto Deca)

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