Magazine Mercoledì 15 giugno 2016

Adolfo Biolè: «Sono scappato a Pian della Castagna»

Adolfo Biolè a Pian della Castagna con il Monte Tobbio sullo sfondo
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Magazine - Voglia di esplorare tutto quello che c'è alle spalle del mar Ligure, scoprire ogni angolo nascosto di questo entroterra che a volte mi lascia interdetta, per le sue genti, le tante storie, i torrenti, le cascate, le vette, i panorami, la natura, gli animali in cui mi imbatto. Un percorso di gioia e solitudine. Nel ponte del due giugno ho trascorso tre giorni nel Parco delle Capanne di Marcarolo, in bilico tra Piemonte e Liguria. Ho finalmente scalato il Monte Tobbio, ho raggiunto il lago Bruno dal guado del Gorzente, ho fatto il sentiero della Pace, che passa anche dalla Benedicta, il posto dove sono stati trucidati 75 partigiani.

Sabato piovigginava, ma mi sono avventurata lo stesso. Parlerò della mia esperienza nel Parco in un'altra occasione. Oggi voglio raccontarvi la storia di un avvocato genovese, che si è rifugiato lassù, aprendo un agriturismo, Adolfo Biolè. Vive a Pian della Castagna da oltre due anni. Il paese più vicino è Bosio. Proprio da lui abbiamo alloggiato, a mezza pensione, 60 euro a testa, però con il bagno in comune. Aprendo la finestra della cameretta, tutta in legno, mi trovavo a tu per tu con la chiesetta in cima al Tobbio, che finalmente ho raggiunto a piedi.

Le chef sono Cristina e Francesca, due simpatiche signore, che preparano ricette artigianali, dal pane alla focaccia, dai ravioli e ai pansoti. Utilizzano i prodotti dell'orto, curato da Gerri: «L'ingrediente più importante, però, è l'amore che mettono in tutto quello che fanno - mi racconta Adolfo - Senza questo ingrediente il cibo viene insipido. Siamo in grado di accontentare anche vegetariani e vegani, che sono in aumento».

Pian della Castagna è una terra antica, proprietà della famiglia della madre di Biolè dal Medio Evo. In questa cascina ha abitato la stessa famiglia di contadini per quasi 950 anni. «Quando ero piccolo venivo qui a piedi salendo per la montagna - a quei tempi non c'erano strade - e mi sembrava di arrivare in paradiso. Il profumo della terra, della stalla, del fieno appena tagliato, del fuoco della stufa, erano per me, cittadino, un miraggio. Mi sono ripromesso di non far morire questo sogno. La vita mi ha aiutato a realizzarlo: una scelta fatta di cose semplici, di sentimenti, di natura, di animali, lontano dal frastuono e vicini al silenzio». «A Pian della Castagna non ci si arriva per caso - continua Adolfo - Le persone che vengono a trovarmi sono per lo più donne e uomini che si pongono domande sul significato della loro vita. Cominciano a domandarsi che senso abbia farsi triturare dal sistema in cui sono intrappolati. Cambiare si può. Vedere che qualcuno, nella loro stessa condizione, ci è riuscito può essere di grande aiuto».

Oltre che fare l'avvocato, Adolfo ha anche suonato sulle navi da crociera: «La musica mi è servita per girare il mondo, quando ero studente, a bordo della navi della Compagnia Costa. Suono ancora adesso con il gruppo Fratelli di Taglia. Ho sempre avuto bisogno di salire su un palco, e questo mi ha spinto a fare l'avvocato. Quale teatro migliore di un'aula di Tribunale?» A Pian della Castagna, Adolfo d'estate organizza eventi musicali tra cui il Festival Blue Country Blues. Due giorni di musica con gruppi internazionali, una specie di Woodstock piemontese.

Quindi: due famiglie, poi i figli, il lavoro e la musica: «Il segreto è l'amore senza il quale nulla ha senso. E non importa che non sia stato ricambiato come avrei sperato. Continuo su questa strada. Mi è stato detto che questa è la mia seconda vita nella stessa incarnazione e ne sono convinto. Mi piace sperare che il bello debba ancora venire e guardo avanti». Gran bella cosa da dire a settant'anni, bravo Adolfo.

Una delle esperienze che ti racconta più volentieri è il Cammino di Santiago, lo ha fatto nel 2006. Prima di entrare nella sala incontri, ci si imbatte nei ferri del cavallo che lo ha portato in sella: «Proprio a Santiago di Compostela ho capito che dovevo cambiar vita. Ottocento chilometri che mi hanno fatto comprendere che dovevo liberarmi dal superfluo, dai tanti fardelli che mi portavo addosso. Quante cose inutili appesantivano la mia vita. Tornato a casa ho maturato la convinzione di fare di Pian della Castagna un mio personale punto tappa. Un luogo dove accogliere ascoltare e condividere».

È stata una frase di un curandero messicano a illuminarlo: ognuno di noi deve trovare dentro di sé la risposta giusta: «Siamo imbottiti di dottrina dal grembo alla tomba: altri scelgono per noi il nome la religione la scuola il lavoro il partito politico - spiega Adolfo - La televisione è il mezzo di manipolazione più potente. Nessuno ci insegna, invece, a fare una ricerca interiore. Anche noi siamo merce, come le cose inutili che comperiamo. Ognuno deve scoprire la propria missione nella vita. Tutti i percorsi spirituali che organizzo a Pian della Castagna hanno questo obiettivo».

Ospiti fissi di Pian della Castagna sono Winni e Wally, due cani, lei è affettuosa svelta sveglia e poco rumorosa, invece lui è l'esatto opposto, pacioccone e un po' più tontolone, abbaia appena arriva qualcuno, e spesso se ne sta sdraiato a dormire: «Sono due veri personaggi, con il loro carattere tutto particolare che ormai conosco bene. Altrettanto posso dire dei miei cinque cavalli, ognuno diverso dall'altro con le gerarchie tipiche di chi vive in branco. Le femmine sono dominanti. Credo che anche il genere umano si stia orientando in questa direzione». Per non parlare dei sei gatti, due maschi e quattro femmine, in continua ricerca di carezze, oltre che di topi. «Avevo anche un certo numero di galline a cui avevo dato il nome delle mie ex mogli e fidanzate, ma il destino mi ha mandato una volpe che le ha fatte sparire. Gli animali mi tengono compagnia e mi legano alla natura. Il momento del pasto è importante per me quasi come per loro. La dipendenza è reciproca».

Benché io ami tutti gli animali, galline comprese, che non mangio più, però suona strano chiamarle con il nome delle tue ex, gli dico: «Per fortuna l'hanno presa sul ridere - ribatte Adolfo - mi è andata bene. Si sono anche informate anche quante uova facevano le loro omonime». In realtà gli avevavo anche regalato un galletto, che gli amici lo avevano chiamato Adolfo, rubato dalla volpe anche lui.

Galline a parte, molti a parole dicono che lo invidiano per la scelta radicale che ha fatto trasferendosi, ma usano spesso il condizionale o il congiuntivo: «Vorrei ... se potessi...». Per fare la scelta di Biolè, però, bisogna saper stare bene con se stessi e avere pazienza se fa freddo o piove a dirotto. «Ma, vi posso garantire, ne vale la pena: basta un tramonto, un arcobaleno o solo la luce magica dell'alba che illumina il monte Tobbio per godere della bellezza che per anni non ho saputo vedere, chino sui libri sui fascicoli, le cause e davanti al computer». Biolè mi lascia concludendo con le parole di Don Paolo Farinella, che lo ha accompagnato nella fase iniziale della sua nuova esperinza: «A Pian della Castagna potete trovare, se lo volete, un oasi di libertà. E la capacità di rientrare in voi stessi e riprendere possesso del futuro, dei desideri e delle speranze. Sarà sufficiente ascoltare il silenzio e vivere il linguaggio della relazione per imparare il linguaggio della libertà».

Che dire? Andate a farci un giro e poi mi dite.

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