Magazine Venerdì 10 giugno 2016

Non è tempo di morire per il colonnello Arcieri

Trattoria a Firenze
© Shutterstock

Magazine - Ḕ passato solo un anno dalla pubblicazione di Il ritorno del colonnello Arcieri (Acquista su Ibs), e Leonardo Gori, torna in libreria con Non è tempo di morire (Tea, 2016, 298 pagine - Acquista su Ibs), nuova e intrigante avventura per il suo personaggio cult, il colonnello dei carabinieri Bruno Arcieri.

Ricordiamo che, dopo la mortale trappola alle quale Arcieri era sfuggito per miracolo in Musica nera, l’avevamo visto risorgere dalle tenebre, in virtù di Andrea Bardelli (un grazie di cuore a Mario Vichi e al suo commissario…). E, sempre sotto l’implacabile mirino di un potentissimo nemico e di membri deviati del servizio segreto, l’avevamo ritrovato a Parigi nel 1968, sotto il falso nome di Marcel. Una vita da latitante, con per unica consolazione l’affetto di Marie, una splendida e disinteressata cinquantenne e, come copertura, il lavoro di cuoco in un bistrot.

Poi all’improvviso, le brutte notizie dall’Italia che parlavano di un suo vecchio collaboratore morto, sicuramente sistemato. E altri sicuri indizi che sussurravano che ormai la copertura parigina era “bruciata” l’avevano costretto a lasciare Marie, ad affrontare di petto la sua battaglia e ritornare a Firenze per immergersi nella straordinaria esperienza di una comune di psuedo “figli di fiori”... Un po’arrugginito - essendo nato nel 1902 i sessantacinque sono compiuti - dopo aver chiuso diversi conti del passato, ha finalmente riacquistato la sua identità e abbastanza per godersi la “pensione” e una nuova vita. Ha preso in affitto un bel fondo e aperto una trattoria in via de’ Bardi, che gestisce con Marie, arrivata da Parigi per fare i conti, e con i ragazzi della comune, Maurizio, Simone, Angela, Berta, procace e generosa ex suora, a lavorare in cucina e a servire.

Natale è alle porte, tutta la città è infiocchettata a festa ma dieci giorni prima a Milano c’è stato l’orrore della strage di Piazza Fontana, Marie è a letto con l’influenza spaziale e la mattina del 22 dicembre, quando Arcieri mette piede in trattoria, oltre al profumo di bollito misto, si sente odore di guai. Angela si è fatta arrestare alla Standa mentre rubava e non era la prima volta…

Dopo la promessa della vecchia amica, Serenella Cattanei, di trovare un avvocato per fare uscire la ragazza di prigione, Bruno Arcieri accetta di andare a Milano a indagare sulla morte del ricco industriale fiorentino, Antonio Arnai che, secondo le testimonianze, si trovava nella sede della banca Nazionale del’Agricoltura di Piazza Fontana, al momento dell’attentato.

Per la polizia e la famiglia, l’uomo è senz’altro tra le vittime. Solo Nicoletta, l’unica figlia minorenne, sicura di aver parlato al telefono con il padre dopo l’esplosione, non vuole rassegnarsi.

Tutti a Milano sono ancora sotto choc. Arcieri, ricorrendo a sue vecchie conoscenze in questura, indaga sugli ultimi movimenti fatti da Arnai in quel giorno.

Ciò nondimeno, dopo alcuni incontri e aver sentito amici e conoscenti, seguendo con discrezione delle tracce precise, intravede qualche possibilità…E, mentre comincia a immaginare la verità, proprio quella fumosa pista gli regalerà suo malgrado una borsa di documenti riservati. Un regalo avvelenato perché mette ancora una volta Arcieri di fronte ai fantasmi di un passato che non vuole passare. E toccherà di nuovo a lui, vecchio servitore di uno Stato sempre meno comprensibile e ormai sotto attacco, decidere se mollare o andare avanti fino in fondo. Da solo, come sempre.

Da leggere e dico un primo grazie a Leonardo Gori che anche stavolta, con la scusa della trattoria e della bravura culinaria acquisita dal suo eroe continua a deliziarci con piattini e manicaretti prelibati, infilati qua e là ad arte nella trama.

Poi un secondo e sentito grazie per Bruno Arcieri, personaggio vivo, umanamente reale con le contraddizioni di un uomo che ha visto quasi mezzo secolo di storia italiana. fedele servitore dello stato sia nel bene che nel male, se necessario, ma senza mai dimenticare l’ONORE, scritto solo con le maiuscole.

Appuntamento alla prossima.

di Patrizia Debicke van der Noot

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