Magazine Lunedì 13 giugno 2016

Raffaella Romagnolo: vincerà lo Strega con la Figlia Sbagliata?

La Figlia Sbagliata, il romanzo di Raffella Romagnolo, in lizza per il Premio Strega

Magazine - Lo confesso: non conoscevo Raffaella Romagnolo. Ho scoperto l’autrice leggendo il sempre interessante Spunto del mercoledì di Laura Guglielmi. Il romanzo "La figlia sbagliata", semifinalista al Premio Strega, racconta una storia che si svolge in quattro giorni e, attraverso una serie di flashback, nei quaranta anni precedenti.

Una coppia matura, quel che resta di una famiglia visto che i figli ormai sono lontani, un sabato sera passato come tanti, troppi, altri. Ines, la moglie, segue i pessimi programmi della televisione mentre pulisce in modo maniacale la cucina, il marito Pietro è seduto al tavolo da pranzo e risolve le parole crociate della Settimana Enigmistica. Il loro, dopo tanti anni, è un rapporto logoro. Non parlano più o, se uno dei due dice qualcosa, non si ascoltano e non si rispondono. Sono lontani, ognuno perso in se stesso e inutilizzabile per l’altro. Sono così separati, seppur vicini fisicamente, che quando Pietro è fulminato da un infarto, che lo lascia seduto al tavolo in una posizione apparentemente rilassata, Ines non si accorge di nulla e continua a rassettare la cucina fino all’ora di andare a letto. Quando Ines capisce che il marito è morto (quando? forse la mattina dopo, chissà) non fa nulla, non chiede aiuto, non avverte i parenti, non telefona ai figli, continua in una strana normalità e pian piano si inabissa in un soliloquio e fa i conti con la propria vita.

Da questo momento Raffaella Romagnolo inizia a raccontare la storia di Ines e della sua famiglia, una storia che si sviluppa a spirale introversa, un gorgo che sprofonda verso i quattro giorni finali. La famiglia di Ines e Pietro è, forse appare soltanto, la tipica famiglia felice piccolo borghese di provincia: tutto o quasi tutto, se osservato dall'esterno, procede alla perfezione. Lui lavora duramente, lei si fa carico della conduzione della casa e della cura dei figli che, nei suoi progetti, hanno già un ben preciso percorso davanti.

Oddio, al lettore attento non sfugge, in questa perfetta armonia, qualche nota dissonante.

Raffaella Romagnolo ci fa scoprire, attraverso una narrazione lenta e approfondita, come la vita di Ines e della sua famiglia sia tutta basata su una serie di scelte “ragionevoli”, che rischiano alla lunga di diventare distruttive. Quella che ci appare, man mano che la spirale prosegue verso il buco nero finale, è la storia di una famiglia soffocata da un ingorgo di rinunce dolorose, di rancori mai sopiti, di parole non dette, di talenti sprecati e passioni annichilite, di doveri inderogabili, di scelte fatte in nome della ragionevolezza e nel rispetto della norma sociale. Tutto in vista e nella speranza di un futuro migliore, che non arriva mai perché la vita segue le sue traiettorie ed ha troppe variabili, impossibile tenerle tutte sotto controllo. Quando il futuro arriva è troppo tardi e non siamo più quelli di prima, forse, più semplicemente, il futuro che è arrivato è troppo diverso da quello che volevamo.

Nella famiglia di Ines e Pietro non si parla mai con sincerità dei figli: restano, fino alle pagine finali, molte lacune sulle loro vicende. La voce narrante, Ines, è troppo di parte, non sappiamo se possiamo credere a tutto quello che racconta, spesso è reticente. Dell’amatissimo Vittorio, quello destinato a un vita piena, a un futuro luminoso, quello che segue obbediente la madre, che non la contraddice mai, seguiamo gli anni della formazione: bravo nuotatore – poteva aspirare alla nazionale se non avesse scelto gli studi universitari -, brillante laureato con lode e dignità di stampa e l’inizio della sua carriera lavorativa. La figlia sbagliata è Riccarda – sbagliata già dal nome -, lei è la ribelle. Ombrosa, dal carattere forte, è l’unica che riesce a tenere testa alla madre. Già da bimba, quando Ines tenta di forzarla al nuoto, pur di non obbedire, si fa venire una signora crisi isterica. Riccarda fa le sue scelte senza tenere conto di quello che vuole la madre, lei non rinuncia alla sua passione per il teatro, sfrutta il suo talento e per Ines è perduta.

L’autrice cita più volte la parabola dei talenti, la più terribile dei Vangeli. I talenti vanno messi a frutto anche a costo di rischiarli e perderli o vanno soltanto conservati? Perché a chi li protegge dai rischi viene tolto tutto e gettato nel pianto e nello stridore di denti? Ines non comprende bene la parabola, non capisce perché chi non ha rischiato viene punito. Si pone domande ma non riesce a trovare le risposte.

Mano a mano che la narrazione procede si comprende che i personaggi forti sono le due donne, nel loro continuo scontrarsi si sente rabbia ed energia vitale. Il romanzo sembra in certi passaggi il classico conflitto tra madre e figlia, se Riccarda non fosse così critica anche verso il padre si potrebbe pensare a una Elettra rivisitata nei giorni nostri. Non a caso Romagnolo in un’intervista definisce La figlia sbagliata una tragedia in forma di romanzo.

Pietro e Vittorio sono invece due personaggi sbiaditi, sono deboli, appaiono rassegnati fin dall’inizio, non hanno reazioni vitali o ribellioni: si adagiano e adattano al loro destino, entrambi si abbandonano al declino e al fallimento.

Nel quarto giorno, quello finale, quello del dolore più cupo, tutti i grumi irrisolti sono saliti in superficie. Ines ormai affonda in una sorta di lucida follia, che la porta a difendere ancora una volta l’apparente normalità della sua famiglia. Non sappiamo se chiederà aiuto, se qualcuno, richiamato dal fetore del cadavere di Pietro, arriverà da fuori o se Ines continuerà a vegliare il marito. Ed Ines ci sorprende replicando l’ultimo, definitivo, gesto di Vittorio – il figlio amatissimo e, per questo, annichilito come persona -. Resterà solo Riccarda, la figlia sbagliata, a proseguire la sua, adesso solo sua, vita.

In tutta questa cupa follia, si percepiscono degli aromi morantiani, nel suo tragico e irredimibile dolore e nella sua ferina difesa della famiglia, Ines ravvisa Iduzza de La Storia. Non si pensi a un accostamento eccentrico, la stessa Romagnolo inserisce il romanzo di Elsa Morante nell'elenco di quelli decisivi per la sua formazione.

Quello di Raffaella Romagnolo è un grande romanzo, sincero, onesto e appassionante, un romanzo tragico che ci coinvolge e commuove.

La figlia sbagliata, come abbiamo già detto, è semifinalista al Premio Strega 2016, la cinquina finalista sarà scelta il quindici giugno e il vincitore l’otto luglio prossimo. Noi tifiamo per lei.

di Giancarlo Mangini

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