Io e il pallone - Magazine

Outdoor Magazine Giovedì 20 marzo 2003

Io e il pallone

Magazine - Si è parlato di calcio al foyer del , mercoledì 19 marzo. E non poteva essere altrimenti, se il protagonista del dibattito era proprio lui, il Golden Boy nazionale che, a partire dagli anni ’60, ha regalato al pubblico sportivo prodezze da vero fuoriclasse.

Gianni Rivera -giacca, cravatta e atteggiamento compito- racconta del “suo” calcio, così diverso da quello a cui oggi siamo abituati.
Lo fa insieme a Eugenio Buonaccorsi, preside del DAMS di Imperia, e a un ospite d’eccezione, Enrico Ghezzi, che sul calcio ha scritto un libro (Discorso su due piedi) insieme a Carmelo Bene.

Il calcio come spettacolo della modernità, all’interno del quale Rivera non si è mai sentito attore: «La gara non consente di recitare. Ciò che conta è la naturalezza e il rispetto delle regole», spiega Rivera. «Il calcio è comunque uno spettacolo che coinvolge tutti coloro che vi partecipano, dai tifosi all’arbitro».
E proprio la figura del direttore di gara suscita nell’ex calciatore ricordi non sempre lieti: «Il buon arbitro è colui che non appare, che non si nota. Ricordo Lo Bello che, al contrario, voleva essere protagonista in campo».
Ghezzi interviene riportando la sua esperienza mediatica: «Il fantasma televisivo viene fuori nel calcio con la figura dell’arbitro: si tratta di un regista che non si vede, proprio come un Grande Fratello televisivo».

Ma come spiegare quell’emozione che le luci, i colori e il pubblico di uno stadio offrono?
Ci prova Buonaccorsi: « È il pubblico che mette in scena se stesso con coreografie e scenografie straordinarie».
Ghezzi ricorda quel "maracanà" sugli spalti a cui poche volte ha assistito: «Vado poco allo stadio e nemmeno so che tipo di spettatore sono. So che trovarsi fra i tifosi è un’esperienza davvero coinvolgente: una situazione che toglie il fiato».
Non manca, però, la denuncia della violenza: «Si tratta di episodi che hanno poco a che vedere con il calcio», sottolinea Ghezzi.
Ma quanto è cambiato oggi il mondo del pallone? Rivera lo spiega al pubblico non senza un pizzico di rassegnazione: «La società di oggi è materialista. Anche la cultura del calcio mercato è cambiata».
E quando racconta di come decise, senza contratto, di giocare comunque l’intera stagione con la maglia rossonera, quasi ci si vergogna di un calcio che, oggi, è solo business.
Già, il calcio oggi. Quello che vede Silvio Berlusconi padre-padrone di quel Milan che ha visto militare Rivera per ben venti campionati: «Non ho mai condiviso la sua filosofia, nemmeno nel calcio» spiega il calciatore, che è entrato in politica nel 1987.

Idee chiare per un campione che, a nemmeno sedici anni, già aveva realizzato il suo sogno. Esordire in serie A.
«Ma non ero emozionato» spiega, «io volevo solo giocare, il calcio era tutta la mia vita».

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